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Martedì, 17 Maggio 2022
Tribunale / Termini Imerese

"Avvelenò il marito col cianuro perché le faceva fare una vita monotona": condannata a 30 anni

La sentenza per Loredana Graziano è stata emessa con l'abbreviato, ma la donna resta ai domiciliari perché è mamma da pochi mesi. Sarebbe stata lei a uccidere Sebastiano Musico, pizzaiolo di Termini Imerese nel 2019. Inizialmente si pensò ad una morte naturale ma poi un ex amante della donna rivelò il delitto

L'avrebbe costretta ad una vita "grigia", fatta solo di "sacrifici" e di lavoro, senza riuscire neppure ad appagare il suo desiderio di maternità e a darle quel figlio che tanto desiderava. Queste le "colpe" di un uomo onesto e tranquillo, Sebastiano Rosella Musico, che faceva il pizzaiolo a Termini Imerese: la moglie, Loredana Graziano, avrebbe prima cercato di eliminarlo somministrandogli per giorni un anticoagulante e poi, vedendo che i risultati non arrivavano, avrebbe deciso di avvelenarlo con del cianuro. Una storia agghiacciante per la quale oggi il gup di Termini Imerese, Valeria Gioeli ha emesso una sentenza e ha inflitto 30 anni di carcere alla donna, che era stata arrestata ad aprile dell'anno scorso.

Tradimenti, bugie e cianuro: "L'ha avvelenato ed è uscita"

L'imputata attualmente è detenuta ai domiciliari e trascorse solo pochi giorni in carcere: paradossalmente, infatti, quando la Procura le contestò l'omicidio era rimasta incinta di un altro uomo, è poi diventata madre ed è per questo che è sottoposta ad una misura cautelare più lieve. Il giudice ha accolto le richieste del procuratore capo Ambrogio Cartosio e del sostituto Alessandro Musco, che avevano invocato proprio 30 anni di reclusione. Nel processo si è costituita parte civile anche la famiglia della vittima, con l'assistenza degli avvocati Salvatore Sansone e Salvatore De Lisi, alla quale il giudice ha riconosciuto delle provvisionali per complessivi 200 mila euro.

Proprio la parte civile aveva chiesto invece la condanna all'ergastolo, sostenendo che una serie di aspetti che avrebbero aggravato la posizione dell'imputata non sarebbero stati contestati dall'accusa. La donna, peraltro, è riuscita ad essere processata con il rito abbreviato, cosa che oggi non sarebbe stata possibile, in virtù delle norme introdotte nell'aprile 2019. Il delitto però era avvenuto pochi mesi prima di questa data, il 22 gennaio 2019.

Le intercettazioni: "Era a terra, rigido: forse si è avvelenato lui"

L'uccisione del pizzaiolo fu inizialmente archiviata come un caso di morte naturale: si ipotizzò che a stroncarlo fosse stato un infarto. L'inchiesta fu però riaperta, in seguito alle rivelazioni di un amante dell'imputata, al quale avrebbe lei stessa confessato di aver avvelenato il marito, che l'avrebbe condannata ad una vita troppo monotona. La svolta arrivò con l'esito dell'autopsia sul corpo di Rosella Musico: furono trovate infatti tracce di cianuro e di Coumadin, un farmaco anticoagulante. Loredana Graziano venne quindi arrestata con l'accusa di omicidio.

Il cianuro è un veleno che uccide immediatamente e quel 22 gennaio la donna era stata l'ultima a vedere il marito in vita: l'aveva lasciato a casa prima di uscire con l'amante ed altre persone e raccontò poi di aver persino sentito il tonfo dell'uomo mentre si allontanava. Per gli inquirenti non poteva essere stata che lei a somministrare il cianuro alla vittima.

La Procura aveva chiesto 30 anni e non l'ergastolo, uno dei benefici del rito abbreviato. La parte civile aveva invece elencato una serie di motivi per i quali Graziano avrebbe meritato il fine pena mai, ovvero dei reati che avrebbe commesso e che il pm non le avrebbe però contestato.

Prima di tutto il tentato omicidio: l'imputata prima di riuscire nel suo intento, hanno spiegato gli avvocati, avrebbe provato ad ammazzare il marito somministrandogli l'anticoagulante per un lungo periodo. Poi la donna avrebbe anche simulato il reato di stalking, accusando l'ex amante di averla perseguitata, così come lo aveva poi accusato di aver portato il cibo al marito nella fase in cui gli sarebbe stato somministrato l'anticoagulante. Infine non le sarebbe stata contestata una presunta truffa aggravata, perché dopo l'omicidio del marito l'imputata avrebbe intascato 23.316,77 euro, un premio assicurativo legato ad una polizza sulla vita stipulata da Rosella Musico.

I legali della parte civile avevano anche messo in evidenza la condotta processuale di Loredana Graziano, che "non ha mai avuto una parola di compassione per la morte del marito e la sofferenza della sua famiglia", godendo peraltro di un trattamento cautelare più leggero, prima per la gravidanza e poi per la nascita del figlio. Il gup ha deciso di accogliere le richieste della Procura ed ha così condannato la donna a 30 anni.

Le reazioni dei parenti della vittima

"Sono pochi 30 anni di carcere. Loredana Graziano ha assasinato mio figlio - ha detto subito dopo la lettura del dispostivo Antonina Filicicchia, madre di Sebastiano Rosella Musico - e nessuna pena applicata dal giudizio agli uomini potrà restituirmelo, ma il mio cuore di madre sarebbe più in pace se la responsabile di una condotta così assurda e selvaggia scontasse una pena consistente e adeguata alla sua gravissima responsabilità". I legali di parte civile affermano che "la battaglia per la tutela delle ragioni della famiglia Rosella Musico non finisce oggi e continuerà certamente in appello. Riteniamo di far valere la richiesta già formulata in questo processo di primo grado di nuove contestazioni di responsabilità dell'imputata per un congruo aggravamento della pena".

La difesa dell'imputata

Gli avvocati Vincenzo Lo Re e Giuseppe Di Maio, che assistono Loredana Graziano, affermano che "dagli atti processuali non si evince alcuna ragione per la quale l'imputata avrebbe dovuto uccidere il marito". Per questo attendono le motivazioni della sentenza per impugnarla in appello.

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