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Mercoledì, 18 Maggio 2022
Cronaca Termini Imerese

Accusata di aver ucciso il marito avvelenandolo col cianuro, la parte civile: "Merita l'ergastolo"

La famiglia di Sebastiano Rosella Musico, il pizzaiolo di Termini morto a gennaio 2019, chiede al gup una condanna più pesante dei 30 anni invocati dal pm per l'imputata, Loredana Graziano: "Ha commesso altri reati che non le vengono contestati, non ha mai avuto una parola di compassione e oggi non avrebbe potuto scegliere il rito abbreviato"

Troppo pochi 30 anni di carcere: una donna che è accusata di aver ucciso il marito, avvelenandolo col cianuro e soltanto perché non sarebbe riuscito a darle il figlio che lei tanto desiderava, merita l'ergastolo. E' questo che chiedono i parenti della vittima, Sebastiano Rosella Musico, morto a gennaio del 2019 a Termini Imerese, da parte civile nel processo per l'omicidio a carico di Loredana Graziano, ai domiciliari perché diventata paradossalmente madre da qualche mese.

La famiglia del pizzaiolo (che inizialmente si ipotizzò fosse stato stroncato da un infarto), con l'assistenza degli avvocati Salvatore Sansone e Salvatore Di Lisi, stamattina ha quindi invocato davanti al gup di Termini una condanna più pesante di quella richiesta dal pm Alessandro Musso, 30 anni appunto, oltre a 3 milioni di euro come risarcimento dei danni patiti.

Graziano era stata arrestata ad aprile dell'anno scorso, quando in seguito ad un'autopsia sul corpo del marito si era stabilito che ad ucciderlo non sarebbe stato un malore, ma la somministrazione di cianuro e di un anticoagulante, il Coumadin. Le indagini erano state riaperte dopo le dichiarazioni dell'ex amante e compagno della donna, che aveva riferito che sarebbe stata lei stessa a confessargli di aver avvelenato il marito. A spingerla ad una scelta così diabolica sarebbe stata la vita grigia a cui Rosella Musico l'avrebbe costretta, fatta soltanto di "sacrifici" e con quel desiderio inappagato di maternità, come emergeva anche da numerose intercettazioni.

Tradimenti, bugie e cianuro: "L'ha avvelenato ed è uscita"

Il cerchio si era chiuso sull'imputata anche perché era stata l'ultima quel 22 gennaio di ormai tre anni fa a vedere il marito vivo, nella casa in cui poche ore dopo era stato ritrovato cadavere. Visti gli effetti molto rapidi del cianuro, secondo l'accusa, non poteva che essere stata lei a somministrare il veleno alla vittima prima di uscire. Raccontò di aver sentito persino il tonfo dell'uomo mentre si allontanava.

Graziano, per le assurdità della vita, era rimasta poi incinta di un altro uomo e, quando venne arrestata, finì ai domiciliari per questo motivo. Ed è lì che si trova tuttora, ma da giovane madre, senza aver passato un solo giorno in carcere. La Procura ha chiesto 30 anni perché l'imputata potrebbe godere così di un beneficio che era previsto dal rito abbreviato al momento in cui era stato commesso il delitto. Beneficio che è stato eliminato con una legge approvata pochi mesi dopo, ad aprile del 2019, e che oggi non avrebbe consentito all'imputata di ricorrere al rito alternativo.

La parte civile ha però elencato una serie di motivi per i quali Graziano meriterebbe invece il fine pena mai, ovvero una serie di reati che avrebbe commesso e che il pm non le ha però contestato. Prima di tutto il tentato omicidio: l'imputata prima di riuscire nel suo intento, sostengono gli avvocati, avrebbe provato ad ammazzare il marito somministrandogli un anticoagulante per un lungo periodo. Poi la donna avrebbe anche simulato il reato di stalking, accusando l'ex amante di averla perseguitata, così come lo aveva accusato di aver portato il cibo al marito nella fase in cui gli sarebbe stato somministrato l'anticoagulante. Infine a Graziano non verrebbe contestato un altro reato, quello di truffa aggravata, perché dopo l'omicidio del marito avrebbe intascato 23.316,77 euro, un premio assicurativo legato ad una polizza sulla vita stipulata da Rosella Musico.

Le intercettazioni: "Era a terra, rigido, forse si è avvelenato lui"

I legali della parte civile hanno infine messo in evidenza la condotta processuale dell'imputata, che "non ha mai avuto una parola di compassione per la morte del marito e la sofferenza della sua famiglia". Inoltre, sin dall'inizio, la donna ha goduto di un trattamento cautelare più leggero, prima per la gravidanza e poi per la nascita del figlio. Concessioni che, per gli avvocati, otterrà anche in futuro, nonostante la gravità del delitto di cui si sarebbe macchiata.

Sarà il giudice a stabilire se accogliere queste richieste. Tra due settimane è prevista una nuova udienza, in cui la parola passerà alla difesa dell'imputata. 

(Nella foto la vittima, il pizzaiolo Sebastiano Rosella Musico)

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