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Le bare accatastate nel deposito del cimitero dei Rotoli in una foto d'archivio

Le bare accatastate nel deposito del cimitero dei Rotoli in una foto d'archivio

"Mazzette ai Rotoli per avere una sepoltura", l'ex direttore e altri 10 rischiano il processo

Chiusa l'indagine che ad ottobre aveva portato all'arresto di Cosimo De Roberto. Secondo la Procura, in cambio di denaro, sarebbe stato possibile scavalcare la lista d'attesa e ottenere la tumulazione di salme prima delle centinaia ferme in deposito. Coinvolti dipendenti comunali, impresari funebri e anche il figlio di un boss

Chiusa l'inchiesta sul presunto giro di mazzette al cimitero dei Rotoli per scavalcare la lista d'attesa e trovare una sistemazione alle salme nonostante la cronica emergenza per cui sono ferme in deposito al momento oltre 800 bare. Sono in undici a rischiare il processo, a cominciare dall'ex direttore dei cimiteri comunalie, Cosimo De Roberto, che ad ottobre scorso, quando ormai si era già dimesso, era finito agli arresti domiciliari.

Le accuse mosse dal procuratore aggiunto Sergio Demontis e dal sostituto Francesca Mazzocco sono a vario titolo di corruzione, concussione, peculato d'uso e falso e coinvolgono titolari di imprese funebri, dipendenti comunali e seppellitori. De Roberto, difeso dagli avvocati Alessandro Campo e Giacomo Armetta, durante l'interrogatorio davanti al gip Filippo Serio, aveva respinto tutte le contestazioni e affermato di non aver mai intascato una tangente.

L'avviso di conclusione delle indagini è stato notificato oltre che a De Roberto, anche agli impiegati comunali in servizio ai Rotoli Aldo Billeci, Maria Grazia Marino e Margherita Maggiore, al dipendente del Comune Giovanni Prestigiacomo, al collaboratore amministrativo ai Rotoli Rodolfo Zanardi, ai seppellitori Francesco Mazza ed Andrea Senapa, agli impresari funebri Nunzio Trinca e Natale Roberto Catalano (titolare della "San Michele), nonché al fioraio e figlio dell'affiliato al clan dell'Arenella, Rosolino Lo Cicero.

Secondo la ricostruzione della Procura, De Roberto avrebbe accettato soldi da Trinca per favorire la sua attività nel camposanto, permettendogli di non rispettare l'ordine delle tumulazioni. Ma si sarebbe anche fatto consegnare 800 euro da una persona per autorizzare la sepoltura di un suo congiunto ed altri 800 euro da un'altra persona per il ricongiungimento dei resti della moglie nella tomba di famiglia. In concorso Lo Cicero, inoltre, si sarebbe fatto versare 400 euro da una donna per l'estumulazione del padre. Infine, sempre secondo l'accusa, De Roberto avrebbe utilizzato il furgone del Comune, destinato al cimitero dei Rotoli, per il trasloco della figlia.

Prestigiacomo, da dipendente del Comune, avrebbe inviato due mail con dei biglietti aerei per giustificare falsamente la tumulazione anticipata di due persone, mentre Billeci, da impiegato ai Rotoli, avrebbe violato le norme disponendo la sepoltura della salma di una donna prima di tutte le altre che già erano in attesa da mesi. Stessa contestazione viene mossa dai pm alle sue colleghe Marino e Maggiore, che avrebbero agito in concorso con il seppellitore Mazza. Zanardi, che aveva il compito di organizzare i turni nel cimitero, si sarebbe invece messo d'accordo con Catalano, titolare della "San Michele", per dare 100 euro al seppellitore Senapa e tumulare irregolarmente una salma.

L'inchiesta dei carabinieri è soltanto una di quelle che riguardano le presunte violazioni all'interno dei cimiteri della città e, dopo i primi accertamenti, c'erano stati anche pesanti strascichi politici, tanto che si era dimesso anche l'assessore al Bilancio con delega ai cimiteri, Roberto D'Agostino.

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