Cronaca

Il pentito svela la passione dei boss per le ambulanze: "Volevano entrare negli ospedali"

Le dichiarazioni dell'ex capo del clan di Belmonte Mezzagno, Filippo Bisconti, nell'inchiesta "Bloody Mary" sulla truffa delle onlus: "Luigi Scimò di corso dei Mille voleva comprare uno di questi mezzi, Settimo Mineo si lamentava che a Palermo arrivavano quelle di Bagheria..."

I boss sembrano avere una certa passione per le ambulanze e soprattutto per gli affari con questi mezzi si possono fare. A confermarlo agli investigatori è stato anche il pentito Filippo Bisconti, ex boss di Belmonte Mezzagno che, in un interrogatorio di dicembre dell'anno scorso, ha raccontato infatti che il capo del clan di corso dei Mille, Luigi Scimò "voleva entrare a tutti i costi in questi ospedali che si occupavano di dialisi" e che il capomandamento di Pagliarelli, Settimo Mineo, si sarebbe invece lamentato che "questi di Bagheria venivano fino a Palermo per occuparsi di embolizzazione o di soccorso" e non avrebbero rispettato quindi i confini territoriali. E' un altro dei retroscena dell'inchiesta "Bloody Mary" della guardia di finanza, coordinata dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dai sostituti Andrea Fusco e Bruno Brucoli, che ha portato a sei arresti.

"Volevano entrare a tutti i costi negli ospedali"

Riferisce Bisconti: "Gliene sentivo parlare a Scimò, perché volevano entrare a tutti i costi un po' in tutti gli ospedali che si occupavano del servizio di deambutizzazione, non mi viene il termine bene. E quindi cercavano di entrare un po' in questi ospedali che si occupavano di dialisi... Gliene sentivo parlare come se andava in concorrenza con altri che facevano la stessa attività... Si lamentavano che per esempio questi di Bagheria venivano fino a Palermo a occuparsi di embolizzazione o di soccorso, che loro se volevano dovevano starsene a Bagheria, come dire 'il territorio di competenza non è il vostro e quindi perché venite a Palermo... Era la lamentela che esternava Mineo proprio a proposito di questa competenza territoriale... Io ricordo che la lamentela di Mineo l'ho girata a Francesco Colletti (boss di Villabate oggi pentito pure lui, ndr) perché ne parlasse o facesse arrivare la notizia a Lo Iacono di Bagheria, l'intestatario della onlus San Giuseppe, e credo l'abbia fatto".

Le lamentele di Settimo Mineo

Bisconti precisa che questi malumori sulla competenza territoriale sarebbero venuti fuori "tra il 2017 e il 2018" e "mi risulta che poi Colletti si è interessato con Lo Iacono, figlio di Pietro Lo Iacono, uomo d'onore della famiglia di Bagheria... I particolari non li so, so che Lo Iacono si è scusato come dire 'va bene, ma io vado a Palermo perché se capita qualcuno che fa? Lo lascio per strada? Non lo porto fino a Palermo?'. Credo abbia portato questo come risposta e io l'ho girata a Mineo".

"Il boss di corso dei Mille voleva comprare un'ambulanza"

Il collaboratore di giustizia ha poi aggiunto che Scimò avrebbe avuto "un interesse diretto, perché mi diceva che si doveva comprare un'ambulanza lui stesso, per confluire a sua volta in quell'associazione, che non so quale fosse... So che era nella sua zona, aveva a che fare con il Buccheri La Ferla, con delle cliniche private, come la Cosentino di corso dei Mille... Secondo me era socio...".

"Ai due capi vanno 55 mila euro"

Gli inquirenti parlano non a caso di "centralità dell'organizzazione mafiosa nella gestione e conduzione delle onlus". Un dato che emergerebba anche da un'intercettazione emblematica del 22 maggio del 2018, in cui uno degli arrestati, Saverio Marchese, dice: "Ai due capi di qua gli viene 55 mila". Secondo la Procura, come si legge nell'ordinanza del gip Clelia Maltese, "i due capi potrebbero ragionevolmente e logicamente essere Fabio Scimò e Salvatore Testa, che hanno retto la famiglia mafiosa di corso dei Mille dal 2017 al 2019".

Le conferme del pentito Francesco Colletti

I pm, per trovare riscontro alle dichiarazioni di Bisconti, hanno sentito anche Colletti. Il pentito afferma: "So che Pietro Lo Iacono ha un'impresa che gestisce autoambulanze, ricordo che Bisconti mi chiese una cortesia e mi disse che i figli di questo Lo Iacono si erano aggiudicati alcuni appalti a Palermo in questo settore e avevano ribassato i prezzi per aggiudicarselo e c'erano delle lamentele di altre persone e mi chiese se potevo parlare con i Lo Iacono... Incaricai qualcuno e mi fu mandata la risposta che avevano sempre praticato gli stessi prezzi e non li avevano ribassati, continuando a fare quello che avevano sempre fatto senza fregare nessuno, ci siamo limitati a trattare la questione in termini di concorrenza". Colletti non sa però dello sconfinamento che avrebbe irritato Mineo e Scimò e nelle sue dichiarazioni non fa riferimento a nessuno dei due.
 

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