Lunedì, 26 Luglio 2021
Cronaca

"Festini hot, spaccio e abusi nella caserma di Piacenza": condannato l'ex comandante palermitano

Il gup ha inflitto 4 anni di reclusione a Marco Orlando, il maresciallo maggiore dei carabinieri originario di Petralia Sottana che guidava la stazione "Levante", finita al centro di uno scandalo l'anno scorso. La Procura ne aveva chiesti 5. Riconosciuti colpevoli anche gli altri imputati processati con l'abbreviato

Marco Orlando, l'ex comandante palermitano della stazione dei carabinieri "Piacenza Levante"

Era il comandante della stazione dei carabinieri "Piacenza Levante", finita sotto sequestro perché l'anno scorso, in pieno lockdown, una decina di carabinieri avrebbero messo in atto tutta una serie di comportamenti illeciti, dallo spaccio alla tortura, dall'estorsione agli arresti e alle perquisizioni illegali, per citare solo alcuni dei capi d'imputazione. Adesso Marco Orlando, originario di Petralia Sottana, è stato condannato a 4 anni di reclusione con il rito abbreviato.

La sentenza è stata emessa dal gup di Piacenza, che ha accolto solo parzialmente le richieste del procuratore capo Grazia Pradella. Per il maresciallo maggiore di origini palermitane, per esempio, il pm aveva chiesto una pena un po' più alta: 5 anni. Con lui sono stati condannati anche l'appuntato Giuseppe Montella, che sarebbe stato il leader dei "traditori dello Stato" - così erano stati definiti gli imputati durante la requisitoria - che ha avuto 12 anni (la richiesta era di 16 anni), Salvatore Cappellano (8 anni, ne erano stati chiesti 14 e 5 mesi), Giacomo Falanga (6 anni, il pm ne aveva invocati 13) e Daniele Spagnolo (3 anni e 4 mesi a fronte di una richiesta di 7 anni e 8 mesi). Altri imputati hanno scelto il dibattimento.

Secondo l'accusa, alla "Levante", i carabinieri finiti sotto inchiesta avrebbero dato vita addirittura ad una associazione a delinquere con l'obiettivo di fare quanti più arresti possibili per risultare più bravi di altri. Avrebbero così contestato ai fermati fatti inesistenti pur di farli finire in manette, del tutto illegalmente. Ma avrebbero anche gestito un giro di spaccio, proprio nel momento in cui tutta l'Italia era bloccata per via della prima ondata di Covid.

Dalle intercettazioni era emerso anche che nell'ufficio di Orlando sarebbe avvenuta persino un'orgia con due donne. Uno scenario duramente stigmatizzato al momento degli arresti, a luglio dell'anno scorso, dal procuratore di Piacenza: "Mentre Piacenza stava combattendo il Covid e contando i propri morti - aveva detto al termine del blitz 'Odysseus' - un'intera caserma dell'Arma dei carabinieri durante il lockdown, nel più totale disprezzo e spregio delle regole, si è macchiata di reati gravissimi". Uno scenario che per alcuni versi somiglia a quanto accaduto nel carcere di Santa Maria Capua a Vetere, dove i detenuti sarebbero stati picchiati, umiliati e torturati da agenti della polizia penitenziaria. E anche lì, come ha raccontato ieri PalermoToday, è finito in manette un palermitano, l'ispettore Alessandro Biondi.

Durante l'interrogatorio di garanzia, l'ex comadante palermitano della stazione di Piacenza aveva respinto tutte le accuse e rimarcato di non aver mai ricevuto una sanzione. Il gip, però, ne aveva duramente rimarcato il comportamento, sostenendo che sarebbe stato più interessato alla carriera che alla giustizia.

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