Scandalo in caserma, il gip: "Il comandante più interessato alla carriera che alla giustizia"

Nell'ordinanza del giudice di Piacenza che ha fatto finire nei guai anche 10 carabinieri, viene tracciato il profilo del maresciallo maggiore originario di Petralia Sottana, Marco Orlando: "Superficiale e inadeguato, incline a omissioni e falsità: attento alle foto da dare ai giornalisti e non ai suoi doveri"

Il maresciallo maggiore Marco Orlando, originario di Petralia Sottana, ex comandante della stazione Piacenza Levante

"Un atteggiamento caratterizzato da dolose omissioni, falsità, superficialità e accidia", per "mere ragioni di carriera personale". E' così che il gip di Piacenza, Luca Milani, tratteggia nella sua ordinanza di custodia cautelare il profilo del maresciallo maggiore Marco Orlando, originario di Petralia Sottana, ex comandante della caserma "Piacenza Levante" (nella foto Ansa), dove sarebbero avvenuti numerosi abusi e dove i carabinieri avrebbero - secondo la Procura - anche gestito lo spaccio, compiuto arresti illegali e persino torture. Dal provvedimento - che coinvolge 22 persone, tra cui 10 militari - emerge non solo che Orlando, finito agli arresti domiciliari, fosse "inviso alla maggior parte dei suoi colleghi", ma anche che, pur avendo un grado superiore, avrebbe subito per "inadeguatezza" le "volontà dell'appuntato Giuseppe Montella", arrestato anche lui con l'inchiesta "Odysseus". 

"Più attento alle foto per i giornalisti che ai doveri"

Come stigmatizza il giudice - che ha voluto dedicare l'ordinanza al giudice Paolo Borsellino e alla sua scorta - dopo uno degli arresti che sarebbe stato compiuto in modo illecito il maresciallo Orlando sarebbe stato "più attento a comunicare trionfalmente al maggiore Stefano Bezzeccheri (anche lui sotto inchiesta, ndr) il successo dell'operazione e a farsi immortalare con i suoi militari nella classica foto di rito da consegnare ai giornalisti locali piuttosto che a compiere i propri doveri".

"Non desiderio di giustizia, ma ragioni di carriera"

Per il gip l'andazzo scandaloso che vi sarebbe stato nella stazione guidata dal palermitano sarebbe stato determinato dal fatto che "i carabinieri avevano tutto l'interesse a continuare ad eseguire qualche arresto ogni tanto senza dover faticare per svolgere più complesse attività di indagine. Lo stesso discorso vale anche per gli ufficiali Orlando e Bezzeccheri, interessati a non mettere in discussione le modalità irregolari con le quali venivano effettuati gli arresti, non certo per continuare ad assicurare pericolosi criminali alla giustizia, ma il primo, per la sua evidente incapacità di ottenere risultati investigativi in altra maniera, il secondo per mere ragioni di carriera personale".

"Tollerava costanti violazioni nella stazione"

Proprio in relazione all'arresto illecito di uno straniero, il gip rimarca: "Come nelle altre occasioni, il comandante Orlando avrebbe contribuito alla formazione di atti falsi, caratterizzati da omissioni e da attestazioni di fatti mai accaduti. Ma è senza dubbio ancor più grave pensare che egli possa aver tollerato che sostanzialmente per tutto il pomeriggio presso la sua caserma avvenissero costanti violazioni di norme penali e delle più basilari regole di buona condotta, dal maltrattamento di un soggetto che chiedeva notizie dei suoi effetti personali alle due 'sedute' di pestaggio del soggetto arrestato, che sono state correttamente qualificate dal pm come episodi di 'tortura'".

Sgradito ai colleghi: "E' uno str..."

Il giudizio di sottoposti e superiori di Orlando non sarebbe stato lusinghiero. Bezzecchieri diceva per esempio: "Ma questo lo dovrebbero capire i ragazzi della Levante, perché Orlando è vero che è stronzo, però, Orlando, quando piscia fuori dal vaso, se ne accorge, e quindi poi fa marcia indietro; Orlando non è quello che ti viene vicino e ti chiede scusa, te lo fa capire", però poi aggiungeva: "I ragazzi si sono bloccati perché Orlando... gli rompe i coglioni...".

"Inadeguato e succube di un sottoposto"

E, per come emerge dalle intercettazioni, il maresciallo sarebbe stato anche succube dei comportamenti di Montella, per questo il giudice parla di "inadeguatezza del comandante Marco Orlando, che seppure formalmente superiore gerarchicamente subisce le volontà dell'appuntato Giuseppe Montella". Montella che non avrebbe esitato a fargli persino dei dispetti: "Se mi richiami così me ne rientro, non sto fuori a fare i posti di controllo", chiedeva un giorno, in pieno lockdown il maresciallo all'appuntato, ma questi e "per dispetto - scrivono gli inquirenti - non lo aveva appositamente ricontattato: 'L'ho avvisato secondo te? Là fuori deve morire, al freddo!'".

"Falsità, omissioni, superficialità e accidia"

Ma anche se il maresciallo non sarebbe stato simpatico ai colleghi, questo per il gip non sarebbe certo un motivo sufficiente per attenuare le sue responsabilità: "Dalle frasi scambiate tra i carabinieri in servizio presso la stazione Piacenza Levante e dai commenti effettuati sul conto di Orlando da Bezzeccheri è parso chiaro - dice il giudice nell'ordinanza - come Orlando sia inviso alla maggior parte dei suoi colleghi, ma questa non può certo rappresentare una scusante per un atteggiamento che ha assunto i contorni del penalmente rilevante, caratterizzato da dolose omissioni, falsità, superficialità e accidia".

"Potrebbe occultare le prove"

Infine, vengono spiegate le ragioni per le quali si è ritenuto di sottoporre il palermitano agli arresti domiciliari: "Non si può sottacere la circostanza per la quale il comandante della stazione Piacenza Levante, Marco Orlando, non abbia mai avuto alcuna remora a falsificare atti e ad omettere importanti comunicazioni ai magistrati delle Procura, mentendo spudoratamente nelle comunicazioni telefoniche con loro. Con simili premesse - afferma il gip - non può certo escludersi che l'indagato si attivi per cercare di occultare prove o interferire sulla genuinità delle testimonianze di altri colleghi, specie se di grado inferiore. Per questi motivi occorre prevedere a suo carico una misura adeguata".

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