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Venerdì, 3 Dicembre 2021
Cronaca Libertà / Viale Campania

Ucciso per le sue inchieste sulla mafia: 42 anni fa l'omicidio di Mario Francese

Per evitare assembramenti la commemorazione in memoria del cronista assassinato in viale Campania, organizzata dall'Unione cronisti italiani, si è svolta in due momenti di riflessione. Il sindaco Orlando ha deposto un cuscino di fiori sulla lapide

Anche al tempo del Covid Palermo ha ricordato il giornalista Mario Francese con una cerimonia che si è svolta questa mattina sul luogo dell’agguato, in viale Campania. L’iniziativa, in memoria del cronista ucciso a colpi di pistola, dalla mafia, la sera del 26 gennaio 1979 mentre rientrava nella sua abitazione, come accade dal 2006, è stata organizzata dal Gruppo cronisti siciliani dell'Unci-Unione cronisti italiani (Gruppo di specializzazione della Fnsi-Assostampa). Quest'anno però, per evitare assembramenti, si è svolta in forma ridotta. Nessun discorso, solo due momenti di riflessione nell'aiuola dedicata a Francese alla sola presenza dei figli del cronista ucciso, Massimo e Giulio (presidente regionale dell’OdG), del prefetto Giuseppe Forlani e del sindaco Leoluca Orlando che ha anche deposto un cuscino di fiori sulla lapide che ricorda l'assassinio. "A 42 anni di distanza dalla sua morte, ricordiamo ancora Mario Francese, cronista vittima di un tempo in cui raccontare la mafia - ha detto Orlando - era raccontare del legame fra criminali e politica, raccontare l'intreccio fra affari e politica. Anche grazie al lavoro di Francese e di tanti giornalisti, Palermo è oggi più libera".

Per la prima volta, dopo 42 anni, non c'era la moglie di Mario Francese, Maria Sagona, mamma di Giulio, Fabio, Massimo e Giuseppe, scomparsa lo scorso 13 agosto. "Quasi tutte le commemorazioni - ha osservato il presidente del Gruppo siciliano dell'Unci, Leone Zingales, che 15 anni fa propose al Comune la collocazione di un cippo per commemorare Francese sul luogo dell’omicidio - l'hanno vista presenziare il 26 gennaio in viale Campania. Ricorderemo sempre questa donna forte, composta, umile, mai sopra le righe, così come ricorderemo sempre Giuseppe Francese, il più piccolo dei figli di Mario e Maria, che ha contribuito con le sue ricerche al lavoro degli inquirenti per fare luce al caso".

Presenti invece il questore Leopoldo Laricchia, il segretario dell’Anm del distretto di Palermo, giudice Giuseppe De Gregorio, il comandante provinciale della Guardia di Finanza, generale Antonio Quintavalle Cecere, il capocentro della Dia, Filippo Fruttini, il comandante del Gruppo carabinieri di Monreale, tenente colonnello Sebastiano Arena il comandante della polizia municipale Vincenzo Messina, rappresentanti dell’Esercito e della Croce rossa. Per il Gruppo cronisti siciliani erano presenti il presidente Giuseppe Lo Bianco, e Leone Zingales, componente del Consiglio direttivo e organizzatore dell’evento. Presenti all’evento anche il consigliere nazionale dell’Inpgi, Franco Nuccio, il segretario regionale dell’Assostampa, Roberto Ginex, il vice-presidente dell’Ordine dei giornalisti, Salvatore Li Castri, e il direttore del Giornale di Sicilia, Marco Romano. Tra i colleghi che non hanno voluto mancare all’appuntamento anche Felice Cavallaro, inviato del Corriere della Sera, e Salvatore Cusimano dirigente della Rai-Tv. Tutti i partecipanti indossavano le mascherine protettive e hanno osservato le norme sul distanziamento sociale.

"Lo straordinario esempio di Mario Francese, professionista avulso da compiacenze e compromessi, resta - ha detto il presidente del Gruppo cronisti siciliani dell’Unci, Giuseppe Lo Bianco - un limpidissimo simbolo per i cronisti siciliani e per chiunque voglia fare il giornalista in Sicilia. A 42 anni dal delitto lo ricordiamo non solo per la sua capacità di collegare nomi e fatti, propria di un giornalismo investigativo, coraggioso e solitario, e per la sua inesauribile passione civile per la verità, coltivata anche nei confronti dell’omicidio di un altro collega, Cosimo Cristina, ma soprattutto per la sua inesauribile umanità, diventata parte integrante della sua cifra professionale".

Anche il presidente della Regione Nello Musumeci lo ha voluto ricordare: "Parlare di Mario Francese significa parlare della migliore storia del giornalismo in Sicilia. Perché il cronista del Giornale di Sicilia è stato uno dei primi a intuire i cambiamenti all’interno di Cosa nostra e a descrivere l’ascesa al vertice dei corleonesi e le collusioni con i colletti bianchi, pubblicando, con coraggio, nomi e cognomi dei responsabili. Una scelta che ha pagato con la vita. In una giornata come questa rinnovare il ricordo non è uno sterile esercizio di retorica, ma uno stimolo per tutti noi a riflettere a fondo sul ruolo strategico che l’informazione libera deve ricoprire all’interno della società come presidio stabile di legalità e di democrazia".   
 

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