Nelle chat il patto delle onlus per truffare l'Asp: "Sottratto un milione sul trasporto dei malati"

Dall'inchiesta "Bloody Mary" che ieri ha portato a sei arresti emergono le conversazioni su Whatsapp in cui le associazioni si mettevano d'accordo per rifiutare in massa i trasferimenti collettivi, pagati 6 euro a paziente, e accettare solo quelli singoli rimborsati invece con 36 euro

Il frame di un'intercettazione dell'inchiesta "Bloody Mary"

Per trasportare un singolo paziente emodializzato l'Asp rimborsa alle associazioni 36 euro, se il trasferimento avviene invece in gruppo l'azienda sanitaria riconosce sei volte di meno, cioè 6 euro a malato. Nulla di strano, quindi, che - come emerge dall'inchiesta "Bloody Mary" che ieri ha portato a sei arresti - le onlus possano aver pensato di fare cartello e di rifiutare in massa i trasporti collettivi al fine di incassare molti più soldi pubblici.

Non ci sono solo le infiltrazioni mafiose nell'indagine della guardia di finanza, coordinata dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dai sostituti Andrea Fusco e Bruno Brucoli, ma anche un imbroglio colossale ai danni dell'Asp, documentato con tanto di chat Whatsapp. Per avere un'idea delle dimensioni della truffa basta pensare che dal 2012 al 2018, cercando di ridurre al massimo i trasporti singoli dei pazienti e generando il malcontento delle associazioni, l'Asp è riuscita a risparmiare oltre un milione di euro.

Le chat: "Noi rifiutiamo e facciamo il gioco di sempre"

Gli investigatori hanno scoperto due chat Whatsapp, "Dializzati 1" e "Dializzati 2", alle quali avrebbero partecipato i rappresentanti di sette onlus che curano il trasporto degli emodializzati tra la città e la provincia e che, secondo la Procura, avrebbero creato un "cartello" per truffare l'Asp. In uno dei messaggi intercettati, Beniamino Cusimano, rappresentante dell'Avel, arrestato ieri, afferma: "Il discorso è che chi lo può prendere lo prende, chi non lo vuole prendere... Però noi rifiutiamo e facciamo il gioco che facciamo sempre... Quindi noi per ora non prendiamo collettivi perché c'è chi è che carico di collettivi e non ne può prendere più a 6 euro di collettivi".

"Se accettano bloccano il giro"

Un'altra indagata, Maria Concetta Teresi, spiega invece: "Però dico io non abbiamo rifiutato sempre, giusto? Almeno fino adesso... e in effetti mai nessuno del gruppo tranne Aves e Nuova Luna ha preso pazienti, solo uno ne ha preso pazienti nel nostro gruppo. Quindi o quelli fanno il gioco e si pigliano tutti e bloccano tutte cose perché, capito? Che poi manco bloccano perché se se li prendono... Solo se se li prendono tutti in collettivo bloccano il giro perché giustamente a parità lo danno al collettivo e quindi quelli fanno lo sporco gioco perché ormai sono fuori due. Una volta che tu sei con noi nel senso che è lampante che non ne prendiamo solo quei due fanno il gioco sporco e quindi non lo so se questi prendono tutto. Solo loro due, perché noi siamo tutti... abbiamo tutti questo stesso ragionamento".

"Gli accordi li conosce..."

In un altro messaggio intercettato, altre due indagate chiariscono meglio il meccanismo: "Comunque io so che dobbiamo rifiutare a Palermo e poi la dottoressa rifà il giro e poi lo assegna singolo... Però glielo devi dire a Cettina (Teresi, ndr) che deve mandare il messaggio, perché poi deve mandare il messaggio a tutto il gruppo per dire... rifiutato e devono in automatico, devono rifiutare tutti". Un altro indagato rimarca poi che "gli accordi li conosce".

"Non ho potuto rifiutare, ve lo dico per correttezza..."

Che la pressione fosse forte lo si deduce da un'altra conversazione, in cui una persona che si occupa del trasporto di emodializzati tiene a giustificarsi col resto del gruppo perché ha dovuto accettare per forza un "collettivo": "Mi ha già dato collettivo, con un altro paziente che ho a Belmonte Mezzagno, siccome fa gli stessi turni nello stesso centro dialisi, in automatico mi ha chiamato dicendomi che già ho questo paziente e che comunque devo metterlo in collettivo e quindi non ho potuto rifiutare perché è la stessa strada, lo stesso percorso, stessa cosa... Per una questione di correttezza ve lo sto comunicando".

Il funzionario dell'Asp: "C'è un cartello..."

Il "cartello" sarebbe stato un segreto di Pulcinella, tanto che alcuni dirigenti dell'Asp, sentiti dai finanzieri, hanno spiegato di averne sospettato l'esistenza. Tuttavia non avrebbero potuto fare nulla a loro dire per intervenire. "Sono a conoscenza dal 2017 - mette infatti a verbale uno dei funzionari dell'azienda sanitaria - del fatto che tra le onlus in argomento sia stato creato una sorta di 'cartello' per rifiutare i trasporti che noi come ufficio assegnavamo in modalità collettiva in favore dell'accettazione di quelli in modalità individuale, che vengono liquidati dall'Asp a 36 euro". E aggiunge: "C'è il tentativo da parte dell'Asp di fare in modo che le associazioni utilizzino il trasporto collettivo in luogo di quello singolo e, in effetti, dal 2012 al 2018 vi è stato un forte risparmio per le casse. Questa nostra volontà ha creato un certo astio da parte delle associazioni nei nostri confronti".

"Erano ostili con l'azienda..."

Il dirigente dell'Asp spiega anche: "Ritengo che l'associazione più attiva e in un certo senso 'capofila' e 'coordinatrice' del cartello sia l'associazione di Concetta Teresi, la confraternita Misericordia di Palermo", che "ha tenuto comportamenti manifestatamente ostili e di protesta rispetto alle decisioni prese da questa amministrazione". Infine: "Le sensazioni relative alla presenza del 'cartello' non si potevano tradurre in nostre azioni concrete, in quanto siamo privi di strumenti di controllo, intervento e/o prevenzione. Ritengo che nel 'cartello' vi fossero due anime, i falchi e le colombe. Sembra che addirittura vi sia una chat di Whatsapp tendendo a coordinare le attività del 'cartello', ossia il rifiuto dei trasporti in collettivo a favore di quelli in modalità singola e per richiamare le associazioni che non si allineavano alle disposizione del 'cartello' e quindi a quelle della Teresi".

In sei anni risparmiato oltre un milione

Basta dare poi un'occhiata alla spesa per il trasporto dei pazienti emodializzati sostenuta dall'Asp dal 2012 al 2018 per vedere come effettivamente vi sia stato un risparmio molto consistente negli anni. Nel primo anno la spesa era di tre milioni e oltre 45 mila euro, nel 2014 si passava a poco meno di due milioni e 750 mila euro, per arrivare nel 2017 a due milioni e 113 mila euro e scendere infine sotto i due milioni (precisamente un milione e 983 mila euro) nel 2018.
 

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