Giovedì, 13 Maggio 2021
Cronaca

Gli apprezzamenti a una ragazza, la rissa e le coltellate a Ficarazzi: condannati due fratelli

Sentenza definitiva per Danilo e Giacomo Fanale, accusati del tentato omicidio di un giovane, avvenuto il 5 giugno del 2017 in corso Umberto I. Ad incastrarli le immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza e un testimone: "Uno lo teneva e l'altro lo colpiva"

Era stato gravemente ferito a coltellate la sera del 5 giugno del 2017, in corso Umberto I a Ficarazzi. La sua "colpa"? Un apprezzamento di troppo, insistente e non gradito ad una ragazza. Adesso per gli autori del tentato omicidio di G. B., i fratelli Giacomo e Danilo Fanale, di 26 e 27 anni, la sentenza di condanna emessa con il rito abbreviato diventa definitiva. Dovranno scontare rispettivamente 5 anni e mezzo e 5 anni di carcere.

I ricorsi degli imputati sono stati infatti rigettati dalla prima sezione della Cassazione, presieduta da Adriano Iasillo. Il verdetto emesso dal gup di Termini Imerese a gennaio del 2019 ha quindi retto in tutti i gradi di giudizio. I fratelli Fanale erano stati arrestati dai carabinieri il giorno dopo l'aggressione, anche grazie alle immagini riprese da alcune telecamere di sorveglianza.

L'accoltellamento era avvenuto intorno alle 21.40 e nei video si vedeva la vittima fuggire inseguita da un altro giovane, poi raggiunta e immobilizzata, e infine ferita con due coltellate che avevano sfiorato un rene e determinato una grave emorragia. G. B. era riuscito a raggiungere l'ospedale Buccheri La Ferla, dove era stato ricoverato d'urgenza e salvato.

In base alla ricostruzione degli investigatori, due giorni prima la vittima avrebbe rivolto degli apprezzamenti alla fidanzata di Danilo Fanale. La sera del 5 giugno era quindi partita la spedizione punitiva nei suoi confronti. La giovane ha confermato questo movente. I due imputati non avrebbero agito da soli, ma erano stati individuati anche grazie alle dichiarazioni di un testimone oculare, che aveva detto di aver riconosciuto "i fratelli Fanale" e che "uno teneva (la vittima, ndr) e l'altro lo colpiva".

Nelle immagini riprese dalle telecamere, poi, Giacomo Fanale sarebbe stato immortalato mentre apriva un coltello a serramanico. Durante l'interrogatorio di garanzia - come ricostruiscono i giudici della Suprema Corte - l'imputato aveva ammesso di aver accoltellato G. B. con "un coltellino da pesca", precisando però che si era armato temendo delle ritorsioni da parte della vittima, che quella sera sarebbe stata ubriaca. 

Nonostante le argomentazioni della difesa per far derubricare il tentativo di omicidio aggravato in lesioni personali, la Cassazione ha ribadito come le ferite riportate dalla vittima avrebbero potuto essere letali e come l'intento di chi lo aveva aggredito fosse quello di uccidere G. B. e non semplicemente di ferirlo. Questo anche sulla scorta del fatto che le molestie alla ragazza risalivano a due giorni prima dell'aggressione e non erano avvenute.

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