Il depistaggio dopo la strage di via D'Amelio, tre poliziotti rinviati a giudizio

Alla sbarra il funzionario Mario Bo’ e gli ispettori Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, accusati di avere deviato le indagini con l'aggravante di volere favorire Cosa nostra. Respinta la richiesta di costituzione di parte civile del Comune

Il giudice Paolo Borsellino

Tre poliziotti rinviati a giudizio per il presunto depistaggio nelle indagini sulla strage di via D'Amelio del 19 luglio 1992. Il gip Gabriella Luparello ha rinviato a processo gli ispettori Fabrizio Mattei, Michele Ribaudo e il funzionario Mario Bo, accusati tutti di concorso in calunnia. I tre facevano parte del gruppo creato dopo le stragi per fare luce su quanto accaduto nel 1992. Per l'accusa i tre poliziotti avrebbero agito con l'aggravante di avere agevolato Cosa nostra.

Durante la scorsa udienza la figlia di Paolo Borsellino, Fiammetta aveva avvicinato due dei tre poliziotti, scambiando qualche parola con loro. "Ho chiesto di dare un contributo di onestà - aveva spiegato - considerata l'evidenza delle loro posizioni e che sono stati sicuramente dei protagonisti fondamentali di questa amara vicenda. In questa storia ognuno di noi c'è dentro fino al collo e quindi l'auspicio è poter dare un contributo di onestà per spiegare veramente cosa cosa è successo, quale era il clima, da chi probabilmente hanno ricevuto gli ordini".

Stamani il gip ha anche respinto la richiesta di costituzione di parte civile del Comune di Palermo perchè "tardiva". Il processo inizierà il 5 novembre davanti al Tribunale di Caltanissetta.

Il depistaggio su via D'Amelio, il Comune non ammesso come parte civile


 

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