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"Morta al Policlinico dopo una colica", il giudice archivia l'inchiesta a carico di due medici

Rosaria Venutelli, 70 anni, a dicembre 2017 non avrebbe ricevuto un'adeguata terapia antibiotica e non le sarebbe stata neppure asportata la colecisti, cose che secondo la Procura avrebbero potuto salvarla. I due sanitari, però, in quei giorni non erano in servizio in ospedale. Altri quattro rischiano il processo

Archiviata l’inchiesta per omicidio colposo a carico di due medici del Policlinico, Salvatore Buscemi e Giuseppe Di Buono: non hanno avuto alcun ruolo o responsabilità in relazione al decesso di una paziente di 70 anni, Rosaria Venutelli, avvenuto nell’ospedale il 12 dicembre del 2017. A stabilirlo è stato il gip Marco Gaeta, che ha accolto le tesi dell’avvocato Salvatore Sieli, che difende entrambi i sanitari.

Per altri quattro medici, invece, il sostituto procuratore Daniele Sansone ha già chiesto il rinvio a giudizio ed è attualmente in corso l’udienza preliminare davanti al gup Piergiorgio Morosini. A rischiare il processo sono Francesco D’Arpa, responsabile dell’unità operativa Endoscopica digestiva, Gaspare Gulotta, direttore della Chirurgia generale d’urgenza, nonché  Salvatore Napoli e Giuseppe Profita.

La donna era stata ricoverata il 30 novembre di tre anni fa per una colica, ma secondo l’accusa, i medici non le avrebbero somministrato un’adeguata terapia antibiotica e non l’avrebbero neppure sottoposta all’intervento di rimozione della colecisti che avrebbe potuto salvarle la vita. L’inchiesta per omicidio colposo era nata dopo la denuncia dei parenti della vittima, rappresentati dall’avvocato Angelo Mangione.
Il gip ha scagionato Buscemi e Di Buono perché nei giorni in cui la situazione della paziente si sarebbe fatta critica, cioè a partire dal 7 dicembre e precisamente – come dicono i consulenti del pubblico ministero – dopo le 19, o non erano presenti al Policlinico o non hanno avuto in cura la donna. Buscemi – ha messo in evidenza la difesa - “è stato in servizio nel reparto di Chirurgia d’urgenza solo il 7 dicembre dalle 7.59 alle 14.47 e l’11  dalle 8.07 alle 14. Nelle giornate dall’8 al 10 non era in servizio”.

Non solo “non ebbe mai in cura Venutelli”, ma “nella mattinata dell’11 si limitò a prescrivere la terapia già precedentemente impostata dai suoi colleghi di reparto, che prevedeva oltretutto un’adeguata terapia antibiotica, già prevista dal 9 e somministrata anche il 10”. Terapia che, comunque, “non fu mai somministrata poiché la signora Vennurelli in quella giornata si recò dapprima nel reparto di Radiologia e poi in dialisi”, prima di morire. Per Di Buono, invece, l’avvocato ha rimarcato che “dal 7 all’11 dicembre non ebbe mai in cura la paziente come risulta dalla cartella clinica e dal diario clinico” e che “si era occupato di effettuare il solo ricovero in Chirurgia d’urgenza avvenuto il 30 novembre, avendola in cura sino alla fine del turno lavorativo, concluso alle 6 del giorno successivo”. Da qui la decisione del giudice di archiviare questo stralcio dell’inchiesta.

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