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Cronaca Termini Imerese

"Morta a 17 anni dopo un'operazione sbagliata", condannati 5 medici dell'ospedale di Termini

Gli imputati rispondono dell'omicidio colposo di Myriam Battaglia, che risale al 30 marzo del 2016: avrebbero fatto una diagnosi errata ed eseguito un intervento all'addome quando la giovane avrebbe avuto invece problemi polmonari. Scagionato solo un dottore, Domenico Di Vincenzo

Quattro medici e un'anestesista condannati a due anni (pena sospesa) per la morte di Myriam Battaglia, 17 anni appena, avvenuta il 30 marzo del 2016. Secondo il tribunale di Termini Imerese, presieduto da Vittorio Alcamo, la studentessa non sarebbe stata curata adeguatamente e sarebbe stata sottoposta pure ad un'operazione inutile perché i sanitari dell'ospedale Cimino di Termini avrebbero sbagliato la diagnosi.

I giudici hanno deciso di assolvere un solo imputato, Domenico Di Vincenzo (difeso dagli avvocati Giovanni Di Benedetto e Francesco Paolo Sanfilippo), mentre hanno condannato Alessandro Casimo, Giuseppe Catanesi, Alessandro Chines, Giuseppe La Rocca e l'anestesista Valeria Romano ad una pena superiore a quella invocata dal pubblico ministero. I parenti della vittima si sono costituiti parte civile nel processo con l'assistenza dell'avvocato Claudio Alessandro Colli.

Secondo la ricostruzione della Procura, Myriam Battaglia sarebbe morta per una tromboembolia polmonare, ma sarebbe stata operata invece all'addome, sulla scorta di esami clinici sbagliati o mai eseguiti. I difensori di Di Vincenzo hanno sostenuto che non solo non avrebbe mai visto e visitato la ragazza quel giorno, ma che la sua lettura di alcuni accertamenti sarebbe stata corretta. Tesi che i giudici avranno ritenuto corretta, visto che lo hanno scagionato.

La studentessa aveva iniziato a prendere la pillola perché aveva il ciclo irregolare e particolarmente doloroso, ma non avrebbe ottenuto alcun sollievo, anzi avrebbe iniziato a soffrire di emicrania e persino a vomitare durante le mestruazioni. La mattina del 29 marzo di ormai 6 anni fa si sarebbe sentita male, manifestando difficoltà a respirare e dolori all'addome. Intorno alle 13.30 era stata così accompagnata al pronto soccorso dell'ospedale Cimino, dove le era stato assegnato un codice giallo.

Il primo medico a visitarla sarebbe stato Chines che, secondo la Procura, nonostante il quadro clinico avrebbe indicato una sofferenza cardiaca e respiratoria, avrebbe omesso di chiedere una Tac cardio-toracico-polmonare ed anche una consulenza ginecologica. All'imputato sarebbe poi subentrato il collega Catanesi, che a sua volta avrebbe omesso di compiere indagini cliniche accurate (pur avendo richiesto una consulenza ginecologica mai eseguita) ed in particolare non procedendo ad una Tac con mezzo di contrasto. 

I medici avevano poi deciso di operare la ragazza all'addome e l'intervento era stato eseguito da Casimo, chirurgo della Medicina generale, La Rocca, ginecologo ed aiuto chirurgo, nonché dall'anestesista Romano nel reparto di Ginecologia ed ostetricia. Per l'accusa - e i giudici hanno accolto questa ricostruzione - i medici avrebbero effettuato "erroneamente la laparotomia, non risolutiva e necessaria". La diciassettenne era deceduta il giorno dopo, in base alla sentenza per i presunti errori commessi dagli imputati.

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