Mafia Arenella-Vergine Maria

Liti tra boss per gestire i capitali del clan: "I soldi portali a me, mio fratello è un demente"

Dall'inchiesta "Affari preziosi" sul presunto smercio di orologi di lusso da parte della famiglia Fontana dell'Acquasanta emergono i contrasti tra l'aspirante pentito Gaetano e Giovanni: "Ha il cervello di un bambino di 2 anni, lascialo perdere, i conti li faccio io...". Solitamente però tutti gli incassi sarebbero stati divisi in 5 parti uguali

Soldi, tanti, tantissimi soldi, quelli che avrebbero gestito i boss Fontana a capo del clan dell'Acquasanta. E gli interessi economici dei fratelli Gaetano (ora aspirante pentito), Giovanni, Angelo e Rita sarebbero stati tali da determinare anche delle pesanti liti tra di loro. E' un altro dei retroscena che emerge dall'inchiesta "Affari preziosi" della guardia di finanza, con la quale ieri sono state arrestate 12 persone che sarebbero coinvolte in uno dei business più consistenti dei Fontana, quello legato allo smercio di orologi di lusso. Se da una parte la regola sarebbe stata di dividere i profitti in parti uguali tra i componenti della famiglia, allo stesso tempo i contrasti sarebbero nati per decidere chi avrebbe dovuto essere il punto di riferimento e tenere il denaro in mano per poi procedere alla spartizione.

I 24 indagati e le aziende sequestrate

Come riscostruiscono il procuratore aggiunto Salvatore De Luca ed i sostituti Amelia Luise e Dario Scaletta, il "ruolo centrale" nella famiglia mafiosa sarebbe spettato proprio a colui che adesso ha manifestato la volontà di collaborare con la giusitiza, ossia Gaetano Fontana. E quando i tre fratelli si sarebbero ritrovati tutti a piede libero questo avrebbe determinato degli scontri, in particolare tra Gaetano e Giovanni, che avrebbe preso le redini degli affari in assenza dell'altro.

"Tu devi venire da me perché se no..."

In una telefonata Gaetano Fontana rimproverava un altro degli indagati, il pugliese Giacomo Lorusso, che avrebbe gestito proprio la contabilità per conto dei boss: "Onde evitare il tutto - diceva il mafioso - tu mi fai la cortesia che appena... tu vieni da me! Non devi andare né da Giovanni né da Angelo e né da nessuno, perché se no veramente... Ti ripeto, ci rimango veramente male! E io non voglio rimanerci male...". Lorusso si sarebbe subito piegato: "Va bene Gaetano, va bene, va bene... Ti chiedo scusa se ho sbagliato".

"Giovanni lascialo stare, è cretino!"

Ma, come viene fuori dall'ordinanza di custodia cautelare del gip Piergiorgio Morosini, Gaetano Fontana non si sarebbe risparmiato e avrebbe parlato con disprezzo del fratello Giovanni, ritenendolo non all'altezza e rivendicando il suo ruolo di capo: "Lascialo stare a Giovanni - ordinava ancora a Lorusso - che Giovanni ha purtroppo... E' mio fratello però ha il cervello ancora dei bambini, quelli di due anni, capito? Non lo vedere alto, tipo che s'incazza, cose, perché è un cretino! E' proprio una cosa inutile! L'ho cresciuto io a mio fratello Giovanni, non l'ha cresciuto mio padre, purtroppo! Quindi lo so io quanto è cretino e demente, te lo dico io".

"Il conto lo devo fare io"

Il boss non avrebbe avuto problemi a rivendicare la sua posizione anche direttamente con il fratello "Me li deve dare tutti a me, che poi io faccio il conto di quello che ti devo dare a te e te li do", ma Giovanni Fontana non sembrava disposto a cedere: "E perché lo devi fare tu il conto? Scusa, qual è il motivo?" e l'altro allora insisteva: "E perché devi fare tu il conto, non lo capito! Ha due anni, tre anni che fai conti, li vuoi fare ancora tu? A prezzo tuo? Non l'ho capito!".

Cinque parti uguali

Dalle intercettazioni emerge comunque che i Fontana "siano soliti - scrivono gli investigatori - dividere in 5 parti uguali i consistenti capitali di cui dispongono". Ovvero tra i quattro fratelli e la madre, Angela Teresi. Sono diverse le conversazioni in cui la famiglia discute di soldi e li conta: "Uno, 2, 3, 4, 5, 6, 7... 1, 2, 3, 4, 5, 6 e 7... Cinque siamo giusto? Due, tre, 5 mila euro...", diceva per esempio in una di esse Giovanni Fontana.
 

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