Cronaca Arenella-Vergine Maria

I boss e il business degli orologi di lusso, ecco chi sono i 24 indagati e le aziende sequestrate

Il giudice ha accolto parzialmente le richieste della Procura nell'ambito dell'operazione della guardia di finanza denominata "Affari preziosi". Secondo gli inquirenti il clan dell'Acquasanta, in particolare i fratelli Fontana, avrebbero riciclato denaro sporco potendo contare su una rete di commercianti e imprenditori

Sono in tutto 24 gli indagati nell'ambito dell'operazione della guardia di finanza denominata "Affari preziosi" sul presunto smercio di orologi di lusso come canale di riciclaggio utilizzato dai boss Fontana dell'Acquasanta. Il gip Piergiorgio Morosini ha accolto solo parzialmente le richieste del procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dei sostituti Amelia Luise e Dario Scaletta che coordinando l'inchiesta, che è la naturale prosecuzione del blitz "Mani in Pasta", in cui per 84 persone sono state recentemente chiuse le indagini.

Gli indagati

Il giudice ha disposto il carcere per il boss Giovanni Fontana, che già è in cella, mentre ha respinto la stessa richiesta di custodia cautelare per i fratelli Angelo, Rita e Gaetano (che ha in queste settimane manifestato la volontà di collaborare con la giusitizia), nonché per la madre, Angela Teresi, e per la moglie dell'aspirante pentito, Michela Radogna, comunque tutti già coinvolti nell'inchiesta "Mani in pasta".

Il gip ha poi disposto gli arresti domiciliari per i palermitani Antonino Battaglia, detto "Toni", Umberto Di Bella, Maria Pernice, nonché per Alessandro De Martin di Rho (Milano), Giovanni Bonanno di Roma, Salvatore Buonuomo, detto "Ivo", di Torino, Alessio Umberto Ferrari, di Sesto San Giovanni (Milano), Giacomo Lorusso di Andria (Bari), Giuseppe Ostinato, detto "Pippo", e Antonella Ostinato, entrambi di Milano, Luigi Pacia, detto "Pier", originario di Genova, e Giuseppe Porretti di Milano.

Sono stati invece sottoposti al divieto di espartio e all'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria il palermitano Vincenzo Buscetta, detto "Enzo", nonché Piero Scarabaggio e Andrea Tamburini, entrambi di Milano. Per altre tre persone il gip ha respinto la richiesta di custodia cautelare.

I sequestri

In tutto sono stati anche sequestrati beni per oltre due milioni e mezzo di euro. Nello specifico si tratta del complesso aziendale della ditta individuale "Radogna Michela", specializzata nel commercio al dettaglio di orologi, gioielleria e argenteria, con sede in via Cavallotti 8 a Milano, e denominata "Luxury Hours". Poi il giudice ha disposto il blocco di beni per un milione e 165.981 euro a carico di Giovanni Fontana, per 32.500 euro a carico di De Martin, per 340 mila euro a carico di Lorusso, per 160 mila euro a carico di Buonomo, per 68.500 euro a carico di Giuseppe Ostinato, per 70.500 euro a carico di Antonella Ostinato, per 98.500 euro a carico di Pascia, per 135.731 euro a carico di Ferrari, per 127.839 euro a carico di Porretti, per 26.100 euro a carico di Scarabaggio, per 75 mila euro a carico di Bonanno, per 75 mila euro a carico di Battaglia, per 120 mila euro a carico di Di Bella, per 120 mila a carico di Pernice, per 5 mila euro a carico di Buscetta e per 6.300 euro a carico di  Tamburini. Infine, il gip ha disposto anche il sequestro della ditta individuale "Sposito Rosalia" di via Isidoro Carini, 48, che si occupa di commercio al dettaglio di orologi, gioielleria e argenteria.

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