Niente sconti per lo "scannacristiani" di Cosa nostra: Brusca resterà in cella fino al 2022

La Cassazione ha rigettato l'istanza con cui l'ex boss di San Giuseppe Jato voleva che gli venissero abbonati circa 10 mesi di reclusione: dovrà stare in carcere fino all'ultimo giorno della sua condanna a 30 anni. L'anno scorso aveva chiesto (inutilmente) i domiciliari

Giovanni Brusca

Nessuno sconto di pena per lo "scannacristiani", ovvero l'ex boss di San Giuseppe Jato, condannato per le stragi, Giovanni Brusca. La prima sezione della Cassazione ha infatti giudicato inammissibile il ricorso del collaboratore di giusitizia che quindi dovrà scontare i suoi trent'anni di reclusione fino all'ultimo giorno, nel 2022.

La Suprema Corte ha confermato la decisione già presa dalla Corte d'Appello di Milano, competente per l'esecuzione della pena. Brusca chiedeva gli venissero abbonati circa dieci mesi di detenzione perché gli avrebbe già trascorsi nella seconda metà degli anni Novanta in custodia cautelare. Se la sua istanza fosse stata accolta, Brusca - che dichiarò lui stesso di non sapere con precisione quante decine di persone aveva ammazzato - sarebbe tornato libero l'anno prossimo.

L'anno scorso suscitò mille polemiche la richiesta dell'ex boss di ottenere i domiciliari, dopo che la Procura nazionale antimafia aveva peraltro espresso il proprio parere favorevole. La Cassazione rigettò anche questa istanza, ritenendo che non vi fosse una prova certa del ravvedimento di Brusca, nonostante collaborasse ormai da anni con la giustizia.
 

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