Cronaca

Beni confiscati, rivoluzione in tribunale: lascia anche l’ultimo giudice

Aria di rivoluzione e cambiamenti nella sezione Misure di prevenzione. Anche il giudice Fabio Licata lascia il posto, al suo posto subentra Giovanni Francolini. Proseguono le indagini della Procura nissena sulle ombre nella gestione dei beni confiscati

Il tribunale di Palermo

Aria di rivoluzione e cambiamento al tribunale di Palermo. Dopo i giudici Silvana Saguto e Lorenzo Chiaramonte ha lasciato l’incarico ricoperto nella sezione Misure di prevenzione anche Fabio Licata. Al suo posto subentra il giudice Giovanni Francolini. L’inchiesta della Procura di Caltanissetta sulla gestione dei beni confiscati, che ha gettato ombre su nomine e presunti favori di cui avrebbero goduto i giudici del precedente collegio, ha portato all’azzeramento della sezione.

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Il potenziale scandalo ha creato più di qualche preoccupazione all’Associazione nazionale magistrati, che teme una possibile delegittimazione della funzione giudiziaria, che potrebbe provocare un “diffuso senso di sfiducia, se non di perdita di credibilità della stessa funzione giudiziaria, con un danno di portata incalcolabile e difficilmente arginabile”. Il presidente del Tribunale Salvatore Di Vitale ha accettato la decisione presa da Licata, che non è tra gli indagati ma che avrebbe riferito un’informazione riservata e appresa dal collega pm Dario Scaletta.

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I primi tre indagati dalla Procura nissena sono stati Silvana Saguto, suo marito Lorenzo Caramma e l’avvocato e amministratore giudiziaria Gaetano Cappellano Seminara. Nei loro confronti sono stati portati avanti atti istruttori che, come spiegato dalla la Procura, sono stati compiuti per acquisire elementi di riscontro in ordine a fatti di corruzione, induzione e abuso d'ufficio, nonché delitti a questi strumentalmente o finalisticamente connessi. Successivamente sono saltati fuori anche i nomi di Tommaso Virga, ex membro togato del Csm, Lorenzo Chiaramonte, collega d’ufficio della Saguto, e il pm Dario Scaletta

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