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Cronaca Zen

I corsi mai realizzati e le firme fasulle degli alunni, la preside arrestata: "Così finisco in carcere..."

Per i pm i laboratori finanziati con fondi europei all'istituto Falcone dello Zen non si sarebbero mai tenuti. La dirigente Daniela Lo Verde, dopo aver saputo a settembre di essere indagata, avrebbe provato a "rassettare" le carte, con telefonate a casa dei ragazzi, ai quali avrebbe offerto rosticceria e pasta al forno, pur di sistemare i fogli delle presenze

Avrebbero dovuto essere momenti di aggregazione e di crescita per i ragazzi che frequentavano l'istituto Falcone, un'opportunità per chi vive in un contesto difficile come quello dello Zen. Quei corsi finanziati con fondi europei avrebbero dovuto essere una speranza di cambiamento e invece, come emerge dall'inchiesta che ha portato all'arresto della preside della scuola, Daniela Lo Verde, sarebbero stati realizzati solo sulla carta, per giunta falsificando le firme degli alunni per cerificarne la presenza. Non solo. Quando la dirigente scolastica, a settembre scorso, aveva appreso di essere indagata, avrebbe cercato di "rassettare" e sistemare le carte, con una sorta di caccia allo studente, arrivando a farli chiamare a casa e - allettandoli con l'offerta di poter pranzare con pasta al forno e rosticceria - farli venire a scuola per recuperare le loro preziose firme.

"Me ne vado in carcere..." 

E' un altro retroscena dell'indagine dei carabinieri, coordinata dai pm della Procura europea Gery Ferrara ed Amelia Luise, che ieri, ha fatto finire ai domiciliari anche il vice di Lo Verde, Daniele Agosta, e Alessandra Conigliaro, che si sarebbe assicurata la fornitura di strumenti tecnologici per gli alunni regalando iPhone, tablet e pc agli altri due indagati. "Quindi? Me ne vado in carcere... il carcere c'è", diceva la preside, consapevole dell'indagine a suo carico e "nei giorni successivi cambiava quindi repentinamente il suo atteggiamento che si faceva subito più attento e scrupoloso", come rimarcano gli investigatori. I tre saranno interrogati giovedì 27 dal gip.

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Le intercettazioni e le ammissioni

Le intercettazioni successive alla notifica dell'avviso di proroga delle indagini confermerebbero pienamente il quadro accusatorio e per certi versi costituiscono una specie di confessione delle presunte irregolarità contestate alla preside (insignita qualche anno fa anche del titolo di Cavaliere della Repubblica dal presidente Sergio Mattarella per il suo impegno antimafia in un territorio molto complesso), come sottolinea il gip Elisabetta Stampacchia nell'ordinanza di custodia cautelare.

Le presenze fantasma e le firme false

Il 13 settembre un esperto di informatica, la cui moglie teneva un laboratorio alla Falcone, si era presentato dalla preside per chiedere delucidazioni sul documento notificato dalla Procura, in cui figurava nella lista degli indagati anche quello di Lo Verde e diceva: "Potrebbe essere qualcosa sulle presenze? Perché è l'unica cosa che mi viene onestamente...". La dirigente scolastica in un'intercettazione diceva quindi ad Agosta: "Parliamo seriamente, questo è il primo foglio firma e questo lo posso accettare, questo capisci bene che non lo posso accettare più... Se non ricordo male quando tu facevi queste cose ci impiegavi una settimana" e lui rispondeva: "Gli occhi di fuori avevo", come a sottolineare l'impegno con cui avrebbe falsificato le firme dei ragazzi.

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"Qui lavorano sempre gli stessi fornitori..."

"Quindi? Me ne vado in carcere... Il carcere c'è... Loro - diceva ad Agosta la preside - avevano bambini e tu c'eri perché tu referente eri di 'sto progetto... Quindi devo andare da un avvocato", ma vice tranquillizzava: "E scusa, facciamo finta che tutta 'sta cosa è così, giusto? Non è che può scendere giù contro... tu le firme le vedi". Lei insisteva: "Quel Pon oggi si sarebbe dovuto fare e non si è fatto... Togli tutti questi fogli firme, tu li togli oggi, manco oggi... Ma come lo tagliamo con tre incontri fatti e tutti gli altri no? Quindi non sono io esagerata quando mi incazzo...". Agosta era d'accordo: "Per niente, quindi la responsabilità... ok, è vero che piange sempre e tutte queste cose... Se ti serve una presenza a tutto questo... Vedi che ti dice l'avvocato". La preside però proseguiva, ammettendo le irregolarità che le contestano i pm: "Quindi qua non lavorano sempre gli stessi fornitori, quanti affidamenti diretti ho fatto?", ma il suo vice continuava a minimizzare: "E' tua facoltà, sotto i 40 mila euro, soprattutto il Covid che addirittura arrivava a 150 mila euro, quindi cerca di finirla".

Il corso di calcetto mai realizzato

In un'altra circostanza, Lo Verde affermava: "Dottor Agosta, ma non c'era nessun bambino, non c'era nessun bambino venerdì... Io una recidiva non la voglio, quindi tu ti stai qua con lui, in campo, e fate quello che dovere fare insieme", ma Agosta dimostrava di non sapere neppure a che ora fosse il corso di calcetto: "A che ora? Alle 11? E alle 11 io ci vado", tanto che Lo Verde gli diceva: "Sì alle 11, i bambini escono a mezzogiorno e tu lo fai alle 11?". Nonostante tutto, neanche quel giorno il progetto calcetto si era fatto: "Non c'è nessun alunno che faceva calcetto e il professore non è mai tornato", rimarcava la preside. Inoltre, in quei giorni Lo Verde sarebbe diventata anche molto più prudente, cercando di evitare di affrontare certi discorsi al telefono, temendo evidentemente di essere intercettata:  "Gesù mio, cioè poi tu al telefono non mi devi parlare più, tu mi telefoni e mi dici sono andato da... Mentre dovevi essere qual al campetto, io non voglio più parlare per telefono di queste cose".

"Tra due anni un altro avviso di garanzia..."

Sulle firme farlocche degli studenti, la preside avrebbe avviato un serio controllo, accorgendosi di molte cose che non sarebbero quadrate: "Quindi questo bambino guarda come firma qua - diceva ad Agosta - e improvvisamente poi impara a scrivere in corsivo, sempre meglio, poi inverte cognome e nome... Questo non si può guardare, cioè io non lo so, io me ne devo andare in carcere per forza? Gli ultimi due li hai visti? Guarda questo, cioè è palese che è la stessa mano che firma, parlo di tutti, poi non c'era motivo perché bastava che scrivevano 'presente' e quindi li togli tutti, li ristampi e li ricarichi tutti... Qualunque soluzione la vedo bruttissima e io non ne posso più, quest'anno non ne faccio Pon... Ti ho detto non ci lavorare con le mie password, se non ci riesci a prestare la mia attenzione ti prego, perché poi a me denunciano, non a te... Tra due anni dice che ho un altro avviso di garanzia, ma tanto a voi che ve ne fotte? A te per primo che non fai altro che... Quando mi difendi, questo difendermi è?".

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"Da questa storia non ne usciamo vivi..."

Agosta il 22 settembre si accorgeva di altre incongruenze: "Tanto lo stesso, sempre problematiche emergono, non è che si può, non ne usciamo vivi da questa storia... Perché mi sono rotto il cazzo onestamente... Questa alunna ha firmato presente e quel giorno è assente, vedi tu che devi fare e diversi pure ce ne sono... Non è possibile che non sono andati a scuola e vanno a calcetto vero?". Partiva quindi l'operazione per recuperare le firme e tentare di sistemare le carte. La preside diceva: "Ora ti stampa questo, io ti segno i bambini che non erano presenti quel giorno perché è inutile, quello fa firmare". Stampava quindi i fogli presenza del 16 settembre e li consegnava ad una collaboratrice, incaricata di raccogliere le firme a posteriori: "Quindi con una matita ora ci segniamo chi non deve firmare e quella deve girare come una coniglia praticamente". All'appello sarebbero però mancati comunque due alunni: "Li sono andati a prendere al campo di calcetto, ne mancano due perché sono assenti e stanno male quindi non verranno neanche più tardi, ma gli altri hanno firmato tutti". Agosta risolveva il problema alla sua maniera: "Li metto io va, aspetta chi era?", firmando - secondo l'accusa - al posto degli alunni assenti.

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"I bambini avevano diritto alla mensa, ho preso la rosticceria"

Nell'ambito del progetto per il calcetto, sarebbe stato previsto anche il servizio mensa, che tuttavia non sarebbe mai stato attivato. La preside, quindi, "per ovviare alla cosa e sfruttare l'occasione per avere la presenza degli alunni e raccogliere le firme, provvedeva ad ordinare della rosticceria da offrire il giorno seguente", dicono gli inquirenti. "Siccome questi bambini che fanno calcetto fin dal principio avevano diritto alla mensa - affermava Lo Verde - io domani ci vorrei fare arrivare un poco di rosticceria a questi bambini che avrebbero avuto diritto alla mensa". Il 23 settembre la preside diceva: "Ora però, giustamente, i bambini non vengono, ti secchi se fai delle telefonate, glielo dai l'elenco di questi bambini? Gli dici di venire..." e Agosta, rivolgendosi a una collaboratrice: "Ti secchi se poi fai firmare, facciamo firmare dopo i bambini... quelli col puntino devono firmare". Lo Verde consegnava alla collaboratrice anche il foglio presenze del 19 settembre: "Questi sono dell'altro giorno, del 19, questo è un altro foglio che erano i bambini presenti il 19, le telefonate... e ci dici: 'Anche se siete assenti venite così venite a giocare...'". Agosta relativamente alle presenze del 16 diceva invece: "Io li ho fatti firmare ieri".

"Dobbiamo rassettare le carte di tutti i Pon"

Il 26 le cose andavano anche peggio perché aveva piovuto e si erano presentati solo due alunni per giocare: "Due bambini... il campo tutto zeppo d'acqua...", allora Agosta avrebbe usato il solito sistema, firmare lui al posto degli ragazzi: "Però quelli che dovevamo aggiungere non ci sono..." e Lo Verde: "Le firmi tu e buonanotte al secchio, cercando di farle più...". Il 27, a pochi giorni dalla chiusura dei Pon, la preside cercava di accelerare: "Io devo chiudere i Pon, intanto deve fare le telefonate perché i bambini hanno la pasta al forno, allora per poterlo chiudere io ieri ci ho lavorato un sacco, si devono chiudere entro il 30 settembre. Per poterlo chiudere mi servono le assenze dei bambini frequentanti questi laboratori, quindi per tutti i moduli dei mesi... le assenze di scuola, quindi di mattina, dei mesi in cui è stato realizzato il progetto. Quindi per esempio febbraio, marzo, aprile, non mi ricordo più nulla... si guardano queste assenze... L'obiettivo è rassettare tutte le cartelle di ogni singolo Pon che abbiamo fatto dall'inizio alla fine e dobbiamo apparecchiarci il tavolo e poi mano mano che troviamo i fogli, li mettiamo nella carpetta e poi mi rassetto le singole cartelle... Poi bisognerebbe fare un'altra cosa, le telefonate a quei bambini dell'altra volta per dirgli che oggi c'è la pasta al forno".

"E' palese che ha firmato sempre la stessa persona"

In un'altra circostanza diceva la preside ad Agosta: "Se Daniela Lo Verde è assente ed era presente il 26 come dici tu, come ha frimato che tu l'hai stampato oggi? Non era presente quel giorno ed oggi è assente, se il foglio è stampato oggi come te lo firma oggi? Assente se è assente, è malata, non che si lavori in questo modo". Il 5 ottobre, in un'altra intercettazione, emergeva ancora il discorso delle firme false: "Palesemente queste non sono firme degli alunni...guarda qua che c'è, è palese, guarda questa bambina come firma, si vede che sono firmate tutte dalla stessa persona, e qua pure, si sono sforzati un po' di più... e poi un'altra cosa bella... bruttissima... è che sono state stampate tutte il 29 giugno e caricate il 26 settembre...". 

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