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Devis Mangia, per lui panchina a rischio

Devis Mangia, per lui panchina a rischio

I mugugni dei giocatori e di Sagramola Solo Sogliano può salvare Mangia

Il ritorno del diesse potrebbe essere interpretato come un salvagente lanciato all'allenatore che sembra aver perso la bussola nei rapporti con alcuni giocatori e con la società. Ma dopo Novara il divorzio, in ogni caso, non è escluso

Più che dalla partita di Novara, qualcosa sul destino di Devis Mangia si potrebbe capire nelle prossime ore. Ovvero dal ritorno o meno di Sean Sogliano. A quanto pare, infatti, il direttore sportivo avrebbe dato la sua disponibilità a tornare, chiedendo però al presidente Maurizio Zamparini certezze sul futuro del tecnico portato dalla Primavera del Varese proprio da Sogliano. Insomma, se il dirigente dovesse rimettere piede in viale del Fante, a Mangia sarebbe lanciata una ciambella di salvataggio. E solo in caso di sconfitta a Novara, il patron rosanero potrebbe dare vita all’ennesimo ribaltone. Un “no” di Sogliano, invece, potrebbe essere letto come un viatico verso il divorzio dall’allenatore di Cernusco sul Naviglio. C’è però un elemento da considerare. Quando il diesse ha fatto le valigie, Mangia, giustamente, ha deciso di rimanere provando a giocarsi da solo, senza spalle coperte, la chance della vita. Se ora le parti si invertissero con il dirigente di nuovo a Palermo e con l’allenatore a casa (dopo Novara, ovviamente) chi potrebbe dir nulla?

RAPPORTI SFILACCIATI. Che Sogliano accetti o meno, la certezza è una. A questa squadra manca come il pane un direttore sportivo. Una figura che faccia da tramite tra squadra, mister e società. Da quando, il 2 novembre, Sogliano ha lasciato Palermo i rapporti all’interno della rosa sembrano essersi sfilacciati. Mangia con le sue scelte ha scontentato parecchi elementi, da Bacinovic a Tzorvas, da Alvarez a Mantovani. Ne ha risentito tutto il gruppo che non sembra più solido come nelle prime giornate.

SEGNALI NEGATIVI. Che l’atmosfera non sia proprio idilliaca, lo si nota anche in settimana, al di fuori dei novanta minuti. La scelta di allenarsi al Barbera, giovedì pomeriggio, dopo la sconfitta col Cesena e l’eliminazione in Coppa Italia col Siena, si è rivelata un autogol. Il confronto a muso duro con gli ultrà era prevedibile. Ma il faccia a faccia. invece di scuotere i giocatori. sembra averli paralizzati ulteriormente. E già giovedì si era capito che la decisione di Mangia non era stata graditissima in società. All’arrivo dei tifosi, il mister, impegnato con la parte tattica, aveva temporeggiato l’apertura delle porte e l’amministratore delegato Rinaldo Sagramola si era lasciato scappare una battuta che la dice lunga. “Se non vuole questi problemi, che li faccia allenare a Boccadifalco”. Lo stesso Sagramola, ieri sera, al rientro da Catania ha provato a dare spiegazioni alla cinquantina di tifosi che hanno atteso la squadra per contestarla. Tante risposte, una significativa. “A Catania non abbiamo tirato in porta? Veramente è da otto trasferte che non lo facciamo”.
 

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