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Venerdì, 20 Maggio 2022
Cronaca

Via Crucis, l'arcivescovo: "Contro le armi e la logica della forza serve cooperazione e co-responsabilità"

Lo ha detto nel suo messaggio di Pasqua monsignor Corrado Lorefice: "La pandemia e la guerra in Ucraina ci fanno sentire angosciati e impotenti, proprio come davanti alla croce. Nell'accoglienza dei profughi leggiamo i segni di quel bene che nel silenzio rende possibile il vivere"

"Su questo Golgota dei nostri giorni assistiamo ancora alle conseguenze del potere delle armi, della spartizione e divisione del pianeta, del gelido realismo della geopolitica. Chiediamoci qual è la responsabilità che possiamo assumerci per contribuire a costruire davvero un nuovo ordine del mondo, un ordine di rispetto, di fraternità, di dialogo, di compassione, dove non vinca la logica della contrapposizione e della forza ma quella della cooperazione e della corresponsabilità". Lo ha detto nel suo messaggio di Pasqua l'arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, che stasera alle 21 presiederà la Via Crucis cittadina, che muoverà dalla chiesa di San Giuseppe dei Teatini ai Quattro Canti sino alla Cattedrale. Per la guida della Chiesa di Palermo è "tempo di una ritrovata 'co-responsabilità'. Perché oggi siamo ben consapevoli di cosa intendiamo quando diciamo che ne va del futuro di tutti e del pianeta che abitiamo". 

Avverte il prelato: "Sembra una contraddizione stridente formulare un pensiero pasquale in un tempo in cui la storia - dalla pandemia alla guerra in Ucraina - appare bloccata in un Venerdì Santo infinito, che ci fa sentire angosciati e impotenti, proprio come davanti alla croce. La tremenda piaga del Covid-19, la crescente sofferenza dei poveri, la morte degli innocenti e dei giusti, ogni sorta di barbara violazione della nostra umanità, 'il vento gelido della guerra' che ci sembrava - lo ha detto Papa Francesco a Malta - solo il ricordo oscuro 'di un passato lontano', tornano a farci sentire gettati nel mondo senza protezione. Ed è adesso che siamo chiamati a fare memoria - dice monsignor Lorefice - di una pietra rotolata via da un sepolcro proprio quando sembrava non esserci più speranza. E il racconto del giorno di Pasqua a offrirci una parola e un'ispirazione per il nostro presente".

Davanti alla "tentazione di lasciarci andare", all'"insidia della disperazione", al "demone del rancore", conclude l'arcivescovo "possiamo e dobbiamo resistere. Uno sguardo puro sulla nostra vita e sulla lunga durata della storia ci dimostra come la trama delle nostre esistenze sia intessuta ancora di gesti di amore e solidarietà che tengono assieme il mondo: li vediamo accadere proprio là dove divampa la guerra o nelle nostre città ritornate ad accogliere i profughi; li leggiamo come segni di quel bene che nel silenzio rende possibile il vivere e il durare".   

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