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Martedì, 30 Novembre 2021
Cronaca Zen

"Inscenarono una sparatoria allo Zen", arrestati due poliziotti

Ai domiciliari sono finiti un ispettore e un'assistente capo. Secondo l'accusa hanno finto di essere finiti in mezzo a un conflitto a fuoco. Scagionato, dopo essere stato in carcere per 50 giorni, un ragazzo italiano di etnia rom

Prima inscenano una finta sparatoria, poi chiedono perfino un premio. Sono finiti agli arresti domiciliari due poliziotti che il 16 marzo del 2015 avrebbero messo in scena una finta sparatoria allo Zen. Le accuse sono: calunnia, simulazione di reato e procurato allarme. Un inseguimento in auto con tanto di conflitto a fuoco, al termine del quale era finito in carcere un giovane per il furto di una Hyundai, che sarebbe stata rubata diversi giorni prima. Sulla vicenda indagano il procuratore capo Francesco Lo Voi, l’aggiunto Dino Petralia e il sostituto Maurizio Bonaccorso.

Il ragazzo, italiano di etnia rom, dopo 50 giorni di carcere è stato scagionato dalle accuse. Ieri a finire ai domiciliari, invece, i due poliziotti. Si tratta di Francesco Elia, 56 anni, e Alessandra Salamone di 49. Un ispettore capo e un'assistente che all’epoca dei fatti erano in servizio all’armeria della caserma Lungaro. L'ispettore avrebbe presentato un’istanza al ministero dell’Interno dove chiedeva un "equo indennizzo" per "causa di servizio". Essere rimasto ferito durante il lavoro, in un conflitto a fuoco, gli avrebbe permesso di diventare una "vittima del dovere". Ciò, alla luce del pensionamento che sarebbe arrivato per lui in un futuro non troppo lontano, avrebbe consentito al figlio di entrare in polizia come previsto dal decreto legislativo 53/2001. Adesso ci sono anche dei sospetti su una premio ottenuto in passato da Elia per aver salvato delle persone che stavano per annegare.

LA (FINTA) SPARATORIA - Secondo il racconto dei due poliziotti, in quel piovoso pomeriggio una pattuglia in servizio aveva notato un'auto che risultava rubata zigzagare a velocità sostenuta in via Scordia e avrebbe tentato di fermarla. Dopo l'inseguimento, dall'auto era sceso un uomo che dopo aver estratto una pistola aveva dato inizio al conflitto a fuoco. Un colpo aveva raggiunto un agente che era rimasto ferito a un braccio, mentre uno dei due criminali a bordo dell'auto era rimasto ferito a una gamba. Da qui era scattata la caccia all'uomo. E dopo un rocambolesco inseguimento in via Filippo Di Giovanni era stata fermata un'auto, una Hyundai grigio metallizzato, con a bordo uno dei presunti malviventi. Quest'ultimo era poi sceso dall'abitacolo per tentare di fuggire arrampicandosi in una palazzina, mentre gli agenti esplodevano diversi colpi per spaventarlo e bloccarlo.

I DUBBI DEL PM E DELLA MOBILE - Sin dall'inizio il racconto dei due poliziotti non ha convinto gli investigatori della Squadra Mobile e il pm Bonaccorso. Anche il questore Guido Longo, già dalle prime battute, ha sospettato che qualcosa non quadrasse. Nonostante un proiettile sul cofano dell'auto della polizia e nonostante una ferita di striscio riportata da uno degli agenti. Poi la svolta. I primi dubbi arrivano dopo aver visionato la telecamera piazzata nel parcheggio del Conca d'oro: riprende via Scordia, dove secondo gli agenti è iniziato l'inseguimento. La telecamera immortala l'auto della polizia che procede ad andatura regolare. Prima, non c'è alcuna auto che fugge. E l'allarme invece viene lanciato nove minuti dopo. Poi secondo i risultati della balistica il colpo sparato contro l'auto è stato esploso non da 40 metri, come dicono i poliziotti indagati, ma da cinque metri, come confermato da due perizie diverse.

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