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"La mafia è una montagna di merda", da Radio Aut a Casa Memoria sfila il corteo per Peppino

Trentanove anni fa il militante di Democrazia Proletaria veniva ucciso per volere del boss Tano Badalamenti. In tantissimi a Cinisi per ricordare il suo coraggio e le sue azioni

Da Radio Aut a Casa Memoria sfila il corteo in ricordo di Peppino Impastato. Cinisi ricorda il giornalista che dai microfoni del programma "Onda Pazza" prendeva in giro i capimafia e i politici locali e che per questo la notte tra l'8 e il 9 maggio 1978 è stato ucciso. Il suo bersaglio preferito era don Tano Badalamenti che lui chiamava Tano Seduto, il boss di "Mafiopoli" che abitava a soli cento passi da casa sua, condannato nel 2002 all'ergastolo come mandante dell'omicidio. Ci sono voluti molti anni per arrivare a questa verità giudiziaria. Subito dopo la morte del militante di Democrazia Proletaria, la mafia ha tentato di depistare le indagini ma grazie ai compagni e alla famiglia l'obiettivo non è stato raggiunto. L'inchiesta, partita dieci anni dopo l'assassinio, è stata poi archiviata ma la tenacia della madre Felicia Bartolotta e del fratello Giovanni Impastato alla fine ha pagato. 

L'ITER PER L'ACQUISIZIONE DEL CASOLARE VA AVANTI

Nonostante la morte, il cammino di Peppino Impastato è andato avanti facendo molti altri passi: oggi quel trentenne ribelle, a cui va il merito di aver infranto il tabù dell'omertà urlando la verità, è un simbolo dell'antimafia. Di Don Tano invece non resta molto, anche la sua casa non è più sua, oggi è un bene confiscato all'interno del quale tante sono state e saranno le iniziative realizzate in memoria di Peppino e dove questa sera alle 20.30 sarà inaugurata la nuova sede della biblioteca comunale.

Il fratello Giovanni sfila in corteo dietro lo striscione di Casa memoria. "Sembra difficile che la situazione del casolare possa risolversi - spiega amaramente - non vedo nulla di concreto. Bisognerebbe presentare un progetto di utilità nel più breve tempo possibile". Sul nuovo libro "Oltre i cento passi" dice: "Il libro supera la soglia dei cento passi e racconta tutte le persone incontrate in questi anni. Quello che mi ha lasciato il segno suscitando in me un'emozione più forte delle altre, è stato il cardinale Martini affascinato da Felicia che mi ha detto di continuare".

Per Peppino, anche quest'anno, in tantissimi sono venuti a Cinisi per gridare che la mafia è una montagna di merda. Giovani e meno giovani uniti dall'ammirazione per il suo coraggio e le sue azioni. Ci sono i ragazzi del progetto "Le vie della memoria", c'è Sinistra Italiana, ci sono i compagni, la famiglia e le istituzioni. "Fuori la mafia dallo stato, Peppino Impastato ce l'ha insegnato", questo uno dei cori urlato dai manifestanti. Presenti anche la Cgil, il partito comunista, la Fgci, i Cobas. Ma anche il mondo dell'associazionismo con, tra gli altri, la Casa dei diritti e via del sociale. Ci sono i sindaci di Petralia Sottana, Carini e Terrasini. "E' importante - dice Giosuè Maniaci - ricordare la storia di Peppino ma anche quello che fanno i familiari e gli amici ancora oggi per portare avanti le sue idee e questo cambiamento rispetto al passato. Come istituzione non potevamo non essere presenti a dare il nostro sostegno". Ed è proprio il Giovanni Impastato a ricordare in chiusura dal balcone di Casa Memoria Felicia e Peppino quanto sia importante continuare a lottare: "Dobbiamo denunciare, batterci, indignarsi, scendere in strada  conclude - . Dobbiamo fare quello che faceva Peppino. Io sto dalla parte dei diritti umani, nessuno escluso. Sono per la verità è la giustizia. E voi da che parte state? Il mondo ha bisogno di noi".

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Anche il sindaco di Palermo Leoluca Orlando parteciperà questa sera alle iniziative comemmorative e, in particolare all'inaugurazione della biblioteca a lui dedicata. "Ricordare Peppino Impastato e Felicia Bartolotta a nome di tutta l'Amministrazione comunale di Palermo - ha dichiarato Orlando - è un modo per rendere omaggio a due figure storiche del movimento antimafia che hanno rappresentato un modello di coerenza, amore e rispetto per i propri principi, superando i recinti della subcultura mafiosa e della distorsione che questa ha fatto dei valori della famiglia. Ricordare Peppino e Felicia è oggi più importante e necessario che mai, nel momento in cui alcuni assumono comportamenti di debolezza, se non di vera e propria subalternità culturale nei confronti della mafia".

Le iniziative in sua memoria vanno avanti dallo scorso 4 maggio. E oggi hanno avuto inizio alle 10 con un presidio al casolare dove Peppino è stato picchiato a morte prima di essere legato ai binari della ferrovia e fatto saltare in aria. Un luogo simbolo, di proprietà privata, che in tanti vorrebbero diventasse pubblico. Il Governo ha promesso di trovare le risorse per l'acquisizione. Non resta che aspettare.



 

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