Cronaca Cinisi

Cinisi, è il giorno di Peppino Impastato: "L'iter per l'acquisizione del casolare va avanti"

Il Governo si è impegnato a trovare le risorse necessarie: circa 95 mila euro. L'obiettivo è tenere il luogo aperto tutto l'anno. I proprietari del bene: "Non vogliamo ostacolare questo percorso ma il bene venga valutato per quello che è"

Il cancello del casolare dove Peppino Impastato fu trucidato a Cinisi il 9 maggio 1978, in occasione del 39esimo anniversario dell'omicidio, è stato aperto. Solo fino a stasera però. Poi questo luogo importantissimo per la memoria antimafia tornerà a disposizione solo dei privati che lo possiedono, la famiglia Venuti. Dall'anno prossimo però qualcosa potrebbe cambiare. Il Governo, la Regione e il Comune stanno lavorando per acquisire il bene e permettere così ai numerosi visitatori di entrarci 365 giorni l'anno. 

"In questi mesi, insieme alla commissione Antimafia, abbiamo fatto un lavoro di verifica dei percorsi possibili da percorrere per arrivare a concludere l'iter amministrativo del progetto che riguarda questo bene - spiega a PalermoToday il senatore Stefano Vaccari - . Qualche settimana fa il sindaco di Cinisi ci ha fatto sapere l'importo necessario per avviare e chiudere la procedura di esproprio, circa 95 mila euro che devono essere provati da una perizia giurata, che il Comune si è impegnato a far fare. Il ministro della Giustizia Orlando ha preso l'impegno di recuperare le risorse che servono per acquisire la proprietà. Come, dove e con quali tempi ancora non si sa ma l'impegno sarà portato a termine".

Il sindaco Palazzolo ribadisce personalmente la volontà di far sì che questo bene possa essere quotidianamente utilizzato da chi viene da tutta Italia per visitarlo. "Non ci sono elementi che impediscono l'acquisizione del bene. Ci vuole solo buona volontà e un impegno da parte delle istituzioni - afferma Giangiacomo Palazzolo - Bisogna valutare il valore del bene, trovare le risorse e avviare la procedura".

Anche la proprietaria del bene lo conferma: "Noi non vogliamo ostacolare questo percorso. Vogliamo soltanto che il bene venga valutato per quello che è - spiega a PalermoToday Luisa Venuti, la figlia del proprietario - e che non diventi un luogo dove fare business. Mio padre e Peppino si conoscevano, erano compagni di scuola. E lui tiene a conservare il luogo. Ad oggi non c'è stata una vera proposta da parte della Regione per l'acquisizione". 

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E' merito anche della Regione però se dallo scorso 4 maggio le porte del casolare si sono aperte: è stato infatti firmato un accordo tra le parti. "Il segnale di oggi è importante - afferma l'assessore ai Beni Culturali Carlo Vermiglio - Speriamo di trovare un'intesa anche per il futuro". Per l'assessore Peppino è un eroe e bisognerebbe raccontare la sua storia ai bambini già all'asilo: "Oggi fare antimafia è facile. Lui l'ha fatta nel 1970 rinnegando anche la sua famiglia in una terra di mafia come Cinisi dove i boss decidevano chi vive e chi muore e per questo è morto. Grazie agli amici e alla famiglia la vicenda ha avuto in qualche modo un 'lieto' fine nonostante il depistaggio e oggi tutti conosciamo la verità su come sono andate le cose".

Il casolare racconta una parte fondamentale di questa storia e potrebbe, magari in occasione del 40esimo anniversario della morte, diventare un luogo della memoria così come auspicato da Giovanni Impastato, fratello di Peppino che anche oggi ha ribadito la volontà di andare avanti in questa direzione: "Questa per noi è una tappa. Il percorso non finisce qui". D'accordo con lui anche i compagni del militante ucciso dalla mafia. "Dentro questa costruzione - racconta Carlo Bommarito - noi abbiamo trovato le tracce di sangue di Peppino e recuperato dentro la macchina altre prove del suo assassinio. Questo è un luogo di memoria così come è lo è l'ex casa Badalamenti. Sollecitiamo gli organi regionali e nazionali ad agire. Tutti dicono che il luogo sarà espropriato ma noi ancora aspettiamo i fatti".

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