Mafia Tommaso Natale

L'operazione contro il clan di Tommaso Natale, il boss Caporrimo tace davanti al gip

Dopo il blitz "Teneo" di martedì, durante gli interrogatori quasi tutti gli indagati hanno scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere, compreso Nunzio Serio. Francesco Di Noto ha invece spiegato di aver intrapreso un percorso di fede, mentre Andrea Bruno ha respinto le accuse: "Ho cambiato vita"

Il frame di un'intercettazione dell'inchiesta "Teneo"

Com'era prevedibile, il boss di Tommaso Natale Giulio Caporrimo e il suo presunto alter ego, Nunzio Serio, sono rimasti in silenzio davanti al gip Fabio Pilato durante gli interrogatori di garanzia. Ma altri indagati, arrestati nell'operazione "Teneo" messa a segno martedì dai carabinieri, hanno invece deciso di rendere dichiarazioni spontanee, anche piuttosto particolari.

Francesco Di Noto, difeso dall'avvocato Rosa Garofalo, per esempio ha tenuto a spiegare di essere diventato evangelico e di aver intrapreso un percorso di fede con un'associazione. Andrea Bruno, assistito dall'avvocato Jimmy D'Azzò, ha invece respinto tutte le accuse e chiarito che, nonostante una precedente condanna per mafia, avrebbe ormai cambiato vita e non avrebbe nulla a che fare con Cosa nostra. Vincenzo Billeci, difeso dall'avvocato Nico Riccobene, ha spiegato anche lui di essere estraneo ai fatti che gli vengono contestati. Secondo l'accusa, tra le altre cose, l'indagato sarebbe stato presente nel momento in cui Caporrimo e Serio si sarebbero scambiati un bacio in bocca, segno per gli inquirenti della comune appartenenza a Cosa nostra. Billeci ha però negato questa circostanza, spiegando di non aver visto nulla.

Davanti al giudice, oltre a Caporrimo (difeso dall'avvocato Giovanni Di Benedetto) e Serio (assistito dall'avvocato Raffaele Bonsignore), si sono avvalsi della facoltà di non rispondere anche Vincenzo Taormina (difeso dall'avvocato Carmelo Franco), Andrea Gioè (difeso dall'avvocato Roberto D'Agostino), Baldassare Migliore, Francesco Paolo Liga e Giuseppe Enea.

Dall'inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dal sostituto Amelia Luise emerge come Caporrimo, nei pochi mesi in cui nel 2017 era tornato libero, avrebbe ripreso le redini del clan, arrivando anche ad incontrare, nella riserva di Capo Gallo, Calogero Lo Piccolo, figlio di Salvatore e fratello di Sandro. Gli investigatori hanno anche fatto luce su diversi episodi estorsivi.

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