Il pizzo ai costruttori e gli incontri tra i boss sui gommoni: 10 arresti a Tommaso Natale

Blitz dei carabinieri nel mandamento guidato negli anni da Francesco Paolo Liga, Giulio Caporrimo e Nunzio Serio. Sette gli episodi di estorsione ricostruiti grazie alle intercettazioni durante le indagini dell'operazione Teneo

Gli incontri in gommone al largo di Mondello

Tra i business che facevano più gola ai boss c’era quello dell’edilizia, che si trattasse di cantieri aperti o da aprire, di "messe a posto" o di forniture. In tutto sono sette gli episodi di estorsione, due dei quali questa volta denunciati spontaneamente dalle vittime, ricostruiti dai carabinieri che all’alba di oggi hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di dieci persone - nove in carcere e una ai domiciliari - riconducibili al mandamento mafioso di Tommaso Natale. In carcere Vincenzo Billeci (51 anni), Andrea Bruno (52), Giulio Caporrimo (51), Francesco Di Noto (31), Andrea Gioè (52), Baldassarre Migliore (53), Vincenzo Taormina (48), Francesco Paolo Liga (56, già detenuto), Nunzio Serio (43, già detenuto). Ai domiciliari Giuseppe Enea (30 anni).

Il boss fece scappare gli acquascooter, le intercettazioni | Video

L’inchiesta "Teneo", culminata nel blitz dei militari del Nucleo investigativo del Comando provinciale è stata coordinata da un pool di magistrati guidata dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca. Le indagini sono servite a ricostruire i delicati equilibri e gli avvicendamenti alla guida della "famiglia"  nelcorso degli anni e dopo le varie operazioni antimafia del recente passato: Oscar (2011), Apocalisse (2014) e Talea (2017).

Con l’attività investigativa di tre anni fa "era stata cristallizzata - si legge in una nota - la reggenza di Francesco Paolo Liga (figlio dello storico boss Salvatore, detto "u Tatenuddu") poi affiancato, a partire dalla sua scarcerazione avvenuta nell’ottobre 2015, da Giuseppe Biondino (figlio di Salvatore, l’autista di Totò Riina), arrestato di nuovo nel gennaio 2018". La svolta per gli investigatori sarebbe arrivata con il montaggio dell’imprenditore Vincenzo Taormina, attivo nel settore del movimento terra vicino a Liga.

L'intervista: "Pizzo per mantenere le famiglie dei carcerati" | VIDEO

Al centro delle attenzioni di inquirenti e investigatori proprio la reggenza di Liga che era però "caratterizzata da una scarsa efficacia ed era vissuta - prosegue la nota - negativamente da molti affiliati che riponevano grandi aspettative per un rinnovato potenziamento di cosa nostra nella scarcerazione a febbraio 2017 di Giulio Caporrimo (e poi di Nunzio Serio e di altri affiliati arrestati nell’operazione "Oscar"), del quale magnificavano la capacità di comando, il carisma e l’influenza nella dinamiche mafiose (‘l’hai sentita la buona notizia? E’ uscito Giulio, è uscito’)".

Dopo meno di un anno, a settembre 2017, Caporrimo venne arrestato e sostituito alla guida del mandamento da Serio, anche lui finito in manette a maggio 2018. "Proprio in quel mese - ricostruiscono i carabinieri - si riuniva per la prima volta, dall’arresto di Totò Riina, la ricostituita commissione provinciale di cosa nostra palermitana a cui partecipava Calogero Lo Piccolo, nuovo rappresentante del mandamento di Tommaso Natale, poi tratto in arresto nel gennaio 2019 con il seguito dell’operazione Cupola 2.0, nel corso della quale venivano tratti in arresto ben 6 capi mandamento, tutti promotori e protagonisti del nuovo progetto di ristrutturazione dell’organizzazione criminale, compreso Settimo Mineo che avrebbe dovuto assumere la carica di vertice provinciale".

Nel corso delle indagini sono stati osservati diversi incontri tra Caporrimo e Serio avvenuti in alcune occasioni anche al largo delle coste palermitane, sui rispettivi gommoni. "Le microspie - aggiungono dal Comando Provinciale - registravano uno spaccato anche pittoresco della vicenda, nel momento in cui il primo lamentava uno scadimento sempre maggiore dei costumi del luogo per la presenza delle moto d’acqua che scorrazzavano nei pressi dei bagnanti di Sferracavallo. Il capomafia raccontava di essere intervenuto personalmente nei confronti di alcuni di loro, originari di Brancaccio e di Pagliarelli, i quali dopo averlo riconosciuto avevano tenuto un comportamento remissivo, tanto da essersi di seguito spostati sulla zona di Mondello, dall’altro lato della riserva di Capo Gallo, perché ‘c’era lo zio in porto’ a Sferracavallo".

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri Caporrimo e Serio, nel tempo, si sarebbero avvalsi di alcuni soggetti per la gestione delle attività illecite, tra i quali Andrea Gioè (già arrestato per mafia e attuale referente per il quartiere di Sferracavallo), Andrea Bruno (già arrestato per mafia e attuale referente per il quartiere Marinella), Vincenzo Taormina, Vincenzo Billeci, Francesco Di Noto (già arrestato nell’operazione Talea) e Giuseppe Enea.

Gli episodi di estorsione

Grazie a intercettazioni e appostamenti i militari dell’Arma avrebbero fatto luce su sette richieste di pizzo avvenute con metodi diversi: dal tentativo di imporre la fornitura di scarrabili e sabbia a un imprenditore edile per poi costringerlo a pagare mille euro per i lavori di ristrutturazione di uno stabile a Sferracavallo a quello nei confronti di un altro costruttore, "invitato" ad affidare i lavori di realizzazione degli impianti di condizionamento in un cantiere a Partanna Mondello; dall’estorsione a un imprenditore impegnato nei lavori in un residence a Tommaso Natale a quella nei confronti di un collega affinché rinunciasse a un cantiere alla Marinella per fare spazio a una ditta "amica". Gli altri episodi riguardano un tentativo di bloccare alcuni lavori di scavo in viale Michelangelo perché l’imprenditore cercasse i boss di zona per la "messa a posto", un’estorsione per un cantiere aperto in via Porta di Mare e il furto aggravato di un carrabile posizionato davanti a un immobile in via Plauto.

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