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Arnaldo Maria Tancredi Giambertone, imprenditore edile di 55 anni

Arnaldo Maria Tancredi Giambertone, imprenditore edile di 55 anni

L'imprenditore "sbirro" che ha fatto arrestare i mafiosi: "Sono dei miserabili, non li pagherò mai"

Arnaldo Maria Tancredi Giambertone, geometra costruttore, a PalermoToday ricostruisce un tentativo di estorsione. Lui è uno dei due imprenditori che hanno deciso di denunciare spontaneamente quello che gli stava accadendo, fornendo un contributo decisivo per colpire il clan di Tommaso Natale: "Non mi arrendo"

I lavori di ristrutturazione alla Marinella erano ormai iniziati ma in poco tempo si era trovato accerchiato. Un noto commerciante con il quale aveva rapporti di lunga data lo aveva invitato a farsi da parte, mentre un operaio che lavorava con lui da più di 20 anni si era prestato per riportare gli avvertimenti arrivati da Cosa nostra: "Mi chiamò… e mi disse ‘ma che state combinando? Gli deve dire al geometra che i travagghi l’hannu a fari l’amici. Prendi tutto e te ne vai via’". Secca e ferma la sua reazione: "Gli ho risposto che non avrei fatto nulla, che quello che aveva riferito era molto grave. Dopo l’accaduto ho subito furti, danneggiamenti, minacce". Quello però era solo l’inizio del suo incubo di cui, dopo la sua denuncia nel 2017, sono stati anche intercettati alcuni passaggi grazie a una microspia piazzata dai carabinieri del Nucleo investigativo nel suo borsello.

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Arnaldo Maria Tancredi Giambertone, geometra costruttore di 55 anni, ricostruisce così un tentativo di estorsione risalente all’estate del 2017. Lui è uno dei due imprenditori che hanno deciso di denunciare spontaneamente quello che gli stava accadendo, fornendo un contributo all’attività investigativa dei carabinieri che all’alba di oggi, sotto il coordinamento della Procura, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare colpendo il mandamento di Tommaso Natale. Nove le persone finite in carcere con l’operazione Teneo mentre una si trova ora ai domiciliari. Per la Direzione distrettuale antimafia tra loro ci sono boss e gregari che controllavano l’area che negli anni sarebbe stata sotto la competenza di Giulio Caporrimo, Nunzio Serio e Francesco Paolo Liga.

Giambertone si definisce un imprenditore "sbirro", nella sua accezione più nobile. "Fino ad oggi non sapevo che pensare, mi sono sentito a tratti abbandonato dallo Stato, che ha riconosciuto la mia posizione - racconta a PalermoToday - ma ancora non mi ha risarcito per i danni subiti, ho avuto soltanto la sospensione dei termini per quanto riguarda i miei debiti. Nonostante i vari solleciti aspetto ancora di essere ascoltato dalla Commissione nazionale antimafia a Roma". Di dubbi e problemi, in oltre trent’anni di lavori nel settore dell’edilizia, racconta di averne avuti parecchi: "Ho presentato 30-35 denunce, facendo nomi e cognomi. Amici e familiari mi hanno allontanato, non tutti, ma ho trovato la forza nell'amore e negli occhi dei miei figli e di mia moglie. Nel tempo ci sono stati tanti episodi che mi avevano gettato nello sconforto, tra furti di materiale edile, gomme tagliate e tanto altro. Mi sono trovato costretto a stipulare un contratto con un istituto di vigilanza privata dopo vari episodi inquietanti avvenuti a casa mia".

Quella dell’agosto 2017 non era la sua prima denuncia. "Avevo un bel cantiere alla Marinella, i lavori erano già in fase avanzata. Nel giro di pochi giorni sono stato contattato dal committente dei lavori che ha cambiato completamente atteggiamento. Poi - racconta ancora - mi ha chiamato l’architetto nonché direttore dei lavori, che mi faceva delle contestazioni assurde. Volevano che smontassi tutto e gli consegnassi le chiavi. Avevo un regolare contratto e ho detto loro che avrei messo in mezzo l’avvocato. Poi mi ha chiamato un mio fornitore dicendomi che qualcuno gli aveva ordinato di venire a togliere i cassoni. ‘Dicono che sono siamo autorizzati, che devo fare?’, mi chiedeva. Gli ho risposto che non doveva toccare assolutamente nulla. Poi il cassone è stato rubato".

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Da quel momento, dopo la denuncia, quasi ogni incontro veniva monitorato dai carabinieri che cercavano elementi e conferme per inchiodare i responsabili. "Ho sempre risposto a queste 'persone' - aggiunge Giambertone - che io non ero fatto di questa pasta. Tramite il mio 'amico' commerciante ho fatto sapere che non ero disponibile a dialogare con la mafia ma ci hanno provato in ogni modo. Un giorno ero andato dal salumiere, nella mia zona, e stavo tornando a casa. Mi ha fermato per strada una giovane, che conoscevo solo di vista. Sosteneva di avere necessità di parlare con me. Chiarito l'oggetto ho detto anche a lui che poteva rispedire al mittente ogni richiesta. ‘Allora posso riferire così?’, mi ha chiesto. Da quel momento i rapporti con i carabinieri si sono fatti più frequenti, avevano bisogno che io collaborassi e li facessi parlare". Oggi più di ieri Giambertone non si pente di quello che ha fatto, anzi. E leggere questa mattina del blitz è stato per lui un sollievo, una grande soddisfazione.

"Ho avuto grosse difficoltà nel mondo del lavoro. Oggi - aggiunge - ho un piccolo cantiere aperto nella zona di via Roma ma ho subito minacce e danneggiamenti fino a quest’anno. Tutti episodi che ho denunciato ancora una volta. Mi ero scocciato, avevo fatto un biglietto aereo per scappare da Palermo. Ho raggiunto Malta ma sono stato meno di 24 ore, poi ho deciso che sarei tornato nella mia città e non mi sarei arreso. Sono loro i miserabili e noi, che abbiamo dentro un senso di giustizia, dobbiamo cercare di reagire e combattere la mafia. In passato sarebbe stato facile lasciarsi travolgere e molti, troppi, lo hanno fatto. Non potete imaginare i soldi che giravano nel mondo dell'edilizia. Ricordo ancora una valigetta piena di soldi che mi mostrarono per i lavori di costruzione di una serie di villette in zona Pagliarelli. Nella vita non sai mai quando acquisirai quella maturità per capire cosa è buono e cosa non lo è, ma oggi so di avere fatto la scelta giusta".

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