Mafia

Il ristorante "Carlo V", la ditta edile, il gommone e la Porsche: l'ascesa del boss Calvaruso

Ad appena 43 anni, il reggente di Pagliarelli fermato ieri a Punta Raisi è già ben noto alle cronache: vicino al latitante Giovanni Motisi ed "erede" di Settimo Mineo, avrebbe mantenuto un "profilo basso" e fatto l'imprenditore. I suoi viaggi in Tunisia, Emirati Arabi e Singapore, la sua vita a Riccione e l'ultima partenza per il Brasile alla vigilia del lockdown

L'ultima volta aveva lasciato Palermo proprio alla vigilia del lockdown, l'8 marzo dell'anno scorso, ma a Nadal, in Brasile, il boss Giuseppe Calvaruso ci era stato già altre volte. Così come in Tunisia, a Singapore e negli Emirati Arabi. Ad appena 43 anni, ritenuto l'erede di Settimo Mineo, il vecchio capomandamento di Pagliarelli arrestato nel dicembre 2018 con il blitz "Cupola 2.0", il suo nome non è certo nuovo alle cronache giudiziarie: secondo i carabinieri, soprattutto negli ultimi tempi, avrebbe saputo mantenere un "profilo basso" e, accanto al ruolo di reggente del clan - svolto anche dall'estero grazie al suo presunto braccio destro, Giovanni Caruso - avrebbe fatto l'imprenditore. E non se la sarebbe passata affatto male, visto che a lui - secondo la Procura - sarebbero riconducibili il ristorante "Carlo V" di piazza Bologni, la ditta edile "Edil Professional Srls", ma anche una Porsche Cayenne, un gommone "Icon 28S", una Range Rover Sport e tre case in vicolo Castelnuovo.

Calvaruso aveva lasciato l'Italia proprio mentre il Paese stava sprofondando nella pandemia ed è rientrato ieri, il giorno di Pasqua, mentre il Coronavirus sta devastando il Brasile, con un numero di contagi e decessi tra i più alti al mondo, anche per via della particolare variante del virus, la brasiliana appunto, che lì circola. Il boss al suo arrivo a Punta Raisi, dove è stato fermato con il blitz "Brevis" su disposizione del procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dei sostituti Federica La Chioma e Dario Scaletta, è stato quindi anche sottoposto ai controlli anti-Covid. Le vacanze per lui sono così cominciate (e finite) in carcere.

I viaggi e il ruolo in Cosa nostra

Nel provvedimento i carabinieri ricostruiscono con cura la figura di Calvaruso, apprezzata all'interno di Cosa nostra già da metà degli anni Duemila e con un ruolo rilevante da sempre nel clan di Pagliarelli. Uno dei pochi - forse l'unico - ad aver mantenuto dei contatti con il boss latitante dal 1983 Giovanni Motisi, fino alla sua vicinanza con i boss Nino Rotolo e Gianni Nicchi, i frequenti contatti con Mineo, di cui - ne sono certi gli inquirenti - avrebbe preso il posto dopo l'operazione che aveva sventato il tentativo di ricostiuire la Commissione provinciale di Cosa nostra. Calvaruso, anche per sottrarsi a misure di sorveglianza e indagini, dicono i pm, per un periodo si era trasferito a Riccione.

"Pagliarelli gli si dà al latitante e a Calvaruso"

Il boss Sandro Capizzi in una vecchia intercettazione del 2008 menzionava Calvaruso, dicendo: "Anche Pagliarelli come famiglia gli si dà al latitante e a Giuseppe Calvaruso, sono in grado di gestirsela abbondantemente". Qualche mese dopo era Giuseppe Scaduto a sostenere che in una rinunione, in rappresentanza del mandamento di Pagliarelli, erano intervenuti "Gianni Nicchi e c'era quello...", completava Capizzi: "e Giuseppe Calvaruso e sono due...". 

I contatti col boss latitante Giovanni Motisi

In un'intercettazione del 2016, era lo stesso Calvaruso a raccontare invece che, assieme a Vincenzo Cascino, sarebbe stato l'unica persona autorizzata ad incontrare il latitante Giovanni Motisi: "Tutto il lavoro lo facevo io, ma era lui che gli diceva 'va fatti quest'appuntamento', 'come si deve impostare', 'così, colì', lo voleva bene assai, bene assai e gli unici che ci andavamo eravamo io e lui". Dopo l'arresto di Mineo, che già godeva della "benedizione" di Nino Rotolo ("anche perché io a Settimo - diceva infatti il boss nel 2005 - gliel'ho detto: 'Tu devi fare finta che sei nato di nuovo! Sei nato oggi' e ti dico è devoto"), Calvaruso si sarebbe fatto carico di tutte le incombenze del mandamento.

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"Io i fili dei freni li ho strappati"

Un personaggio che "limitatori non ne ho", che "i fili dei freni io li ho strappati", come Calvaruso dice di se stesso in alcune conversazioni. Spregiudicato e violento, tanto da vantarsi di aver imposto la "sua legge" anche in carcere, sfruttando i periodi di detenzione "per dimostrare agli altri mafiosi detenuti - scrivono gli inquirenti - di avere una tempra ed una spregiudicatezza fuori dal comune e accrescere il proprio prestigio. Ad esempio si vantava di avere più volte minacciato gli agenti della polizia penitenziaria dell'Ucciardone mostrando, tra i detenuti ad 'alta sorveglianza', di essere in grado di porre in essere azioni eclatanti e simboliche, in sprezzo di eventuali sanzioni".

"Trasferitemi o ve la metto in c..."

Per esempio raccontava di aver preteso e ottenuto il suo trasferimento in un'altra cella: "Alle cinque e mezza è passata la conta con il capo posto, uno dei più cornuti della storia... gli dicevamo il cammello a questo, si calava per entrare nella cella, passato due metri è arrivato e dice: 'Che è Calvaruso?', gli ho detto: 'Tu che stai vedendo, cornuto e sbirro che sei, che stai vedendo? Cascino, è uscito! Un consiglio lo vuoi? Trasferitemi perché io ve la metto in culo ora' e nel letto sono rimasto, che mi grattavo i coglioni... Ad un'ora sono venute una decina di guardie, dice: 'Calvaruso, si prepari!', gli ho detto: 'Pronti siamo, datemi il sacco!'. Ho preso tutte le robe, ho salutato...".

"Che talii? Con il flex ti seziono tutto!"

Racconta ancora Calvaruso: "Da qua che sono arrivato sotto ho preso l'altro rapporto che c'era uno che mi taliava fisso, gli ho detto: 'Che talii fisso? Io t'attaccu e con il flex ti seziono tutto! Cosa inutile! Tu mi talii ti vuoi afferrare con me? Ed io ti ammazzo con le mie mani! Mi vuoi aspettare fuori appena esco? E neanche se ti fai trovare con tutti i tuoi colleghi ci potete con me!'".

"Aprimi la cella!"

In un altro caso, quando era stato arrestato anni fa Francesco Paolo Barone e portato anche lui all'Ucciardone, Calvaruso si vantava di averlo potuto incontrare: "La guardia mi fa: 'Calvaruso, là non ci puoi andare...', ma vai a romperci la minchia, 'là non ci puoi andare', gli ho detto: 'Apri che gli devo far avere le sigarette e le cose! Apri perché noialtri facciamo discorsi!' dice: 'Va bene, apro solo il blindato, cancelletto no...'. Perciò la guardia ha aperto".

"Mi mandi a Tolmezzo? Io coi soldi che ho faccio il colloquio ogni settimana"

Il boss sosteneva anche che avrebbe ricattato addirittura il comandante del reparto di polizia penitenziaria: "Io con il direttore gli dicevo, con il comandante poi lo tolsero ed hanno messo a Romano che era un signore... Con il comandante gli ho detto: 'Io ora ti spiego una cosa, tu la cosa più cornuta che mi potresti combinare a me lo sai qual è? Quella che tu mi fai trasferire e mi porti ai confini d'Italia, a Tolmezzo'. Mi taliava, dice: 'Io non ho detto niente', gli ho detto: 'Mi porti a Tolmezzo, per il potere economico che ho, io ogni settimana faccio il colloquio, i miei si prendono l'aereo, vanno a Venezia Marco Polo, gli compro una macchina e fanno la Belluno! Ogni settimana io faccio il colloquio, quindi tu a me me la puoi solo sucare! Devi tenere conto di un'altra cosa, questo è quello che tu mi puoi fare, ma non hai calcolato ancora quello che io per dire ti potrei fare a te...'".

"Io ti saluto e a te viene un infarto"

E proseguiva: "Io sapevo dove stava lui alla via Dante: 'Per dire tu sei alla via Dante con tua moglie, con i due figli maschi ed io sono là e arrivo e ti saluto! Con il solo fatto che io arrivo e ti saluto ti verrà l'infarto! Ora hai capito? Io non ho niente da perdere, mio padre e mia madre quando io sono nato il dottore mi taliò e gli ha detto: 'Signora, non c'è niente da fare qua!', limitatori non ne ho, fili dei freni io li ho strappati, non lo vedi come mi trattano tutti in carcere o sei cretino e ancora non hai capito niente'".

"Quel cretino del giudice mi ha dato solo 4 anni!"

E Calvaruso derideva pure i giudici, che lo avevano condannato a una pena troppo bassa: "Questo cretino del giudice mi va a dare 4 anni a me! A me mi deve dare 40 anni, no 4 anni! Io sono venuto qua, sono venuto a pisciare e me ne sto andando!". Ed era incurante dei provvedimenti adottati per punirlo in carcere: "Mi chiamavano per i consigli di disciplina, mio padre e mia madre li ho distrutti, mi facevano le perquisizioni in cella".

"Rose rosse" a tutto volume e la tv spaccata

Calvaruso riferiva anche dei televisori che avrebbe spaccato in cella: "Quanti televisori ho pagato, costavano 159 euro, quello passava e diceva: 'Calvaruso, deve abbassare il televisore'... poi c'era la canzone 'Rose rosse' di Massimo Ranieri, minchia 'rose rosse per te', a tutto volume, non con il telecomando, ti dovevi alzare e ammaccare e l'ho messo a tutto volume.... è venuta la guardia, gli ho detto: 'Vattene, dopo la canzone...' quello è rimasto là, la guardia si è messa a cantare pure, 'Perdere l'amore' era...' Poi gli ho detto: 'Ancora qua?', dice: 'Devi abbassare', 'ora abbassiamo', minchia l'ho preso, ho staccato la spina, tutte cose e gliel'ho tirato a terra dov'era lui, è scoppiato il vetro, il botto! Gli ho detto: 'Così è abbassato' e mi sono andato a mettere nel letto".

Il trasferimento a Riccione e la strategia del "ma io non ci sono"

Il 20 settembre del 2016, Calvaruso si era trasferito in Emilia Romagna, a Riccione. Ed era, come spiegava lui stesso nelle intercettazioni, una scelta strategica: "A dicembre mi scadono i due anni (di sorveglianza, ndr), se mi rimango qua a Palermo me la rinnovano di nuovo, ma non solo a me, la rinnovano a tutti, abbiamo un magistrato di sorveglianza che c'è da ridere, invece là fuori per dire mi libero, poi appena mi libero vengo di nuovo".

Lo scopo sarebbe stato anche quello di evitare indagini, secondo una precisa "filosofia": "Non fai e vai carcerato lo stesso, deve finire bene e devi mancare 10 anni da casa, fai e manchi carcerato e sono 20 anni, un cristiano l'alternativa qual è? Te ne devi andare e me ne sto andando... Perché capita un coglione, che viene intercettato e che dice una... cioè a farci passare un brutto quarto d'ora ci vuole niente... Invece un cristiano che non c'è, non c'è e non viene nominato, pure che viene nominato dice: 'Ma io non ci sono!'". Nell'estate 2017, Calvaruso era ritentato a Palermo e avrebbe ripreso i rapporti con Mineo. 

Il trasferimento a Natal in Brasile

Il 21 novembre del 2019 il boss era partito per Natal, in Brasile. E a ordinare i biglietti sarebbe stato il titolare del ristorante "Carlo V", Giuseppe Amato: "Mi servono delucidazioni su un volo - diceva al telefono con un'agenzia di viaggi - una persona, solo andata, Palermo-Natal, Brasile, preferibilmente prossima settimana... è per Calvaruso, Giuseppe Calvaruso". Il boss era tornato in Italia l'8 gennaio dell'anno scorso ed era ripartito l'8 marzo, pochi giorni prima del lockdown. Si era organizzato per passare Pasqua a Palermo, ma i carabinieri lo hanno bloccato a Punta Raisi proprio ieri.
 

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