Cronaca

Immigrazione clandestina, traffico di sigarette e terrorismo: 7 fermi, c'è anche moglie boss

La guardia di finanza ha smantellato una rete attiva tra la Tunisia, Trapani e Palermo. Le "bionde" erano rivendute nei mercati rionali palermitani. Sei i ricercati. In un'intercettazione uno di loro svela l'intenzione di andare in Francia e compiere "azioni pericolose per cui avrebbe potuto non fare ritorno”

Conversazione intercettata dalla guardia di finanza

Con potenti gommoni portavano sulle coste siciliane decine di migranti, fatti partire dalla Tunisia, e quintali di sigarette di contrabbando. I finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo e della Compagnia di Marsala hanno eseguito, tra Palermo e Trapani, sette fermi come indiziati di delitto nei confronti di altrettante persone ritenute appartenenti a "un’organizzazione criminale di carattere transnazionale dedita al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e al contrabbando di tabacchi lavorati esteri". I fermati sono di nazionalità tunisina, italiana e marocchina. Sei persone sono invece ricercate. (I fermi disposti dalla Procura sono complessivamente tredici). In carcere sono finiti Adele Micalizzi, moglie del boss di Brancaccio Cosimo Geloso, che gestiva per la banda il traffico di sigarette di contrabbando, Mokhtar Riani, Mohamed Zoubirim, Fouzia Ganouane, Mondher Hamrouni, Hamid Hassoune e Mehdi Ben Ayed.  Tra i ricercati anche un marocchino che, come emerge dalle intercettazioni, avrebbe progettato un viaggio in Francia per "compiere azioni pericolose" per le quali ipotizzava di non fare ritorno. 

"Lasciamo che Dio scelga la sorte": le intercettazioni | Video

"L’associazione - spiegano le fiamme gialle - era capeggiata da pericolosi pregiudicati tunisini e operava prevalentemente mediante trasporti veloci, per i quali utilizzava gommoni carenati con potenti motori fuoribordo ed esperti scafisti, nel braccio di mare tra la provincia tunisina di Nabeul e quella di Trapani, consentendo agli immigrati clandestini di raggiungere, in poco meno di 4 ore di navigazione, le coste italiane".

L'operazione è stata denominata "Scorpion Fish 2" e le indagini sono state coordinate dalla direzione distrettuale antimafia di Palermo. Eseguite anche numerose perquisizioni presso le abitazioni e i luoghi utilizzati dal sodalizio come basi operative. 

Come agiva l'organizzazione

Ogni componente rivestiva un ruolo ben preciso: c'era chi si occupava dell’adescamento dei migranti, della raccolta e custodia delle somme di denaro dovute per il viaggio, della manutenzione e dell’approntamento dei natanti utilizzati per le traversate, della loro conduzione e, infine, del primo collocamento dei clandestini sulle coste siciliane, in luoghi nella disponibilità dell’organizzazione. 

Ogni viaggio, per il quale venivano imbarcate dalle 10 alle 15 persone, con costi pro capite tra i 3000 e i 5000 euro a testa, prevedeva anche il trasporto di sigarette di contrabbando, destinate al mercato nero italiano e in particolare a quello palermitano. "Per la conduzione del lucroso traffico, che poteva fruttare complessivamente tra i 30.000 e i 70.000 euro a viaggio - spiegano ancora i finanzieri- era stata predisposta una efficiente rete organizzativa, che contava sull’operato di elementi tunisini, italiani e marocchini, in posizione subordinata, che si occupavano di fornire ai clandestini un vero e proprio servizio 'shuttle' dalle spiagge di sbarco sino alle basi logistiche  dell’organizzazione, laddove una volta rifocillati e forniti di vestiario i migranti potevano liberamente raggiungere le destinazioni desiderate. Inoltre, il sodalizio si occupava della ricezione e stoccaggio delle sigarette di contrabbando, nonché della loro successiva collocazione presso le reti di minuta vendita che, nello specifico caso, facevano capo a una donna di nazionalità italiana, identificata quale vertice di una più ampia rete illegale di vendita di prodotti di contrabbando destinati al mercato palermitano ed anch’essa destinataria di misure restrittive della libertà personale". 

Il contrabbando di sigarette

Le sigarette contrabbandate, per lo più di marche estere (“Pine blue” e “Business royals”), sono state smerciate nei mercati rionali palermitani, al prezzo di non più di 3 euro a pacchetto, con guadagni per oltre 17 mila euro su ogni quintale di “bionde” contrabbandato. L’organizzazione smantellata, con l’estate ormai alle porte, sarebbe stata in grado di compiere almeno due traversate alla settimana tra la Tunisia e l’Italia con introiti che ne avrebbero rafforzato l’operatività e la pericolosità sociale e criminale. 

L'ombra del terrorismo

Nel corso delle indagini sarebbero emersi, da parte di alcuni dei fermati "orientamenti tipici dell’islamismo radicale di natura jihadista, palesavano atteggiamenti ostili alla cultura occidentale anche mediante propaganda attuata attraverso falsi profili attivati su piattaforme social. In una conversazione intercettata, infatti, tra il promotore dell’organizzazione e uno dei sodali, si è apprezzata l’intenzione di quest’ultimo di recarsi in Francia ove avrebbe compiuto 'azioni pericolose a seguito delle quali avrebbe potuto non fare ritorno', invitando pertanto l’interlocutore a pregare per lui".

Le indagini

La guardia di finanza ha ricostruito nel dettaglio l’organizzazione e l’esecuzione di 3 traversate, anche grazie alla stretta cooperazione tra gli investigatori e il reparto operativo aeronavale di Palermo, che ha monitorato traversate e sbarchi sulle coste trapanesi, riuscendo peraltro a bloccare sulla battigia, in un’azione coordinata con il Gico di Palermo e la Compagnia di Marsala, 19 clandestini e a sequestrare oltre 4 quintali di sigarette di contrabbando. 

I fermi di oggi sono da inquadrarsi in una più ampia attività investigativa tendente a monitorare e contrastare il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina da parte di radicate e ben strutturate consorterie criminali di respiro internazionale, e sono la prosecuzione dell'operazione“Scorpion fish” dello scorso anno che ha consentito di disarticolare un’altra pericolosa ed autonoma organizzazione delinquenziale, operante tra il Trapanese e l’Agrigentino, con l’arresto di 17 soggetti anch’essi di nazionalità tunisina e italiana.

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