Smascherati dalle Iene, sequestrate le attività dei due furbetti del reddito di cittadinanza

La guardia di finanza ha messo i sigilli nei locali di via Divisi e via Parrocchia dei Tartari. Lì le telecamere di Italia Uno hanno pizzicato due uomini che percepivano il sussidio statale ma riparavano e affittavano bici. Sequestrate anche le loro carte prepagate

Uno screen del servizio andato in onda su Le Iene

Dopo le iene e il servizio su due presunti furbetti del reddito di cittadinanza che riparavano e affittavano bici in centro, ecco anche le fiamme gialle. I finanzieri del Gruppo di Palermo hanno messo i sigilli questa mattina alle due attività che si trovano in via Divisi e via Parrocchia dei Tartari. Lì le telecamere del programma che va in onda su Italia Uno hanno pizzicato due uomini che lavoravano ma percipivano anche il sussidio. Oltre al sequestro amministrativo dei locali è stato eseguito il sequestro probatorio delle prepagate sulle quali lo Stato accreditava loro le somme.

Le indagini della guardia di finanza sono nella loro fase iniziale. Durante il servizio la “iena” Ismaele La Vardera è andata a chiedere ai due riparatori di bici cosa ne pensassero di coloro che, pur avendo un introito grazie alla loro attività, chiedono e ottengono il reddito di cittadinanza. Ripresi dalle telecamere nascoste entrambi hanno ammesso di percepire il sussidio (500 euro uno e 638 l’altro), lasciando intendere noleggiare e riparare bici.

Smascherati furbetti del reddito di cittadinanza, schiaffi all'inviato | VIDEO

I finanzieri dovranno quindi ricostruire la storia delle due imprese, accertando innanzitutto se fossero registrate, in regola con la documentazione e con il pagamento delle tasse. Allo stesso tempo dovranno analizzare gli incartamenti presentati al Ministero o all'Inps dai due e dalle loro famiglie per verificare anche in quel caso che sia tutto regolare e che non siano state fatte dichiarazioni false per aggirare la legge.

Solo allora sarà possibile stabilire se e quali reati abbiano commesso i due. L’articolo 7 del decreto legge 4/2019 prevede che "chiunque, al fine di ottenere indebitamente il beneficio di cui all’articolo 3, rende o utilizza dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero omette informazioni dovute, è punito con la reclusione da due a sei anni”.

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