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Martedì, 17 Maggio 2022
Cronaca Brancaccio

Eni, maxi evasione fiscale: sequestrato impianto anche a Brancaccio

Il deposito di via Vittorio Zaban è uno di quelli controllati dalla guardia di finanza di Roma che ha accertato, in tutta Italia, la sottrazione delle accise per 40 milioni di litri e il mancato pagamento di tributi per 10 milioni di euro. Indagati in 18 tra dipendenti e funzionari

C'è anche un deposito di carburante dell'Eni a Brancaccio tra quelli che sono stati sequeestrati per un’evasione fiscale, estesa a tutta la penisola, da 10 milioni di euro. I militari della guardia di finanza di Roma hanno messo i sigilli all’impianto di via Vittorio Zaban dopo aver accertato, grazie all’esame della documentazione e dei supporti informatici acquisiti durante le perquisizioni e i controlli su strada, la sottrazione al pagamento delle accise. Sono 40 i milioni di litri di carburante che sarebbero stati commercializzati in tutta Italia. "Grazie alla manomissione degli strumenti di misurazione e dei sigilli apposti dall’Amministrazione finanziaria (foto in basso) - spiegano dal Comando provinciale di Roma - hanno potuto modificare anche da ‘remoto’ le variabili di volume, la temperatura e la densità dei carburanti".

Sono diciotto le persone indagate a vario titolo fra direttori, responsabili operativi e dipendenti di depositi e raffinerie, nonché funzionari di uffici metrici (di cui non sono stati forniti i nominativi), ai quali sono state contestate violazioni del testo unico delle disposizioni legislative sulle imposte sulla produzione e sui consumi e del codice penale (uso di strumenti di misura alterati, predisposizione di falsi verbali e attestazioni, abuso d’ufficio). Il provvedimento di sequestro è finalizzato a impedire l’uso di sistemi di misurazione alterati o alterabili, o comunque non idonei a garantire la necessaria affidabilità ai fini fiscali. “L’accisa scatta quando il mezzo lascia il deposito, mentre fino a quando resta dentro - spiegano ancora dal Comando provinciale - si dice che è in sospensione d’imposta".

sigilli deposito carburanti eni-2Tutto è iniziato anni fa, a seguito di alcuni controlli di routine sulle autobotti che trasportavano benzina, gasolio e Gpl in quantitativi diversi da quelli indicati nelle “bolle” che accompagnavano il carico. Incrociando i dati sulla provenienza del carburante, i militari sono riusciti a risalire a depositi e raffinerie dell’Eni spa di tredici regioni italiane. “Questo sistema - spiegano ancora dalla guardia di finanza - ha comportato la commercializzazione di quantitativi di carburanti superiori a quelli realmente estratti dai depositi e risultanti dalla documentazione contabile, con la conseguente immissione in consumo di prodotti in evasione d’imposta”. A condurre l’operazione, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Roma, i militari capitolini con i quali hanno collaborato le procure di Prato e Frosinone e i reparti del corpo di Firenze e Frosinone.

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