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L'ingresso del Caf durante le fasi del trasloco

L'ingresso del Caf durante le fasi del trasloco

Occupa per 11 anni immobile confiscato in via Catania, disposto sgombero per un Caf

A spezzare l'inerzia della vicenda la segnalazione di un privato e un lungo carteggio fra Palazzo delle Aquile e l'Agenzia nazionale. L'edificio, assegnato ma mai consegnato al Comune, avrebbe dovuto essere destinato a finalità sociali come sede di enti o associazioni

Per 11 anni avrebbero occupato con il loro Caf un bene confiscato alla mafia nella centralissima via Catania, senza però pagare alcuna indennità di occupazione e senza alcun titolo. Solo ora, dopo la segnalazione di un privato e un lungo carteggio fra il Comune e l’Agenzia nazionale, è arrivata l’ordinanza di sgombero, premessa al prossimo capitolo, quello del recupero delle somme. A usufruire dell’immobile un Centro di assistenza fiscale. "Per fortuna - spiega Vincenzo Prestigiacomo, responsabile del Caf Fenapi Patronato Inapi - abbiamo accantonato quanto avremmo dovuto pagare. Abbiamo scritto più volte, negli anni, all'amministrazione comunale e all’Agenzia senza mai ricevere risposta. Comunque avevamo già intenzione di andare via - dice nel bel mezzo del trasloco - perché questo spazio era diventato piccolo per noi".

A spezzare l’inerzia sulla vicenda durante il periodo della pandemia è stato un inquilino, Danilo Manto, che abita nello stesso palazzo in cui si trova il Caf, riferendo fra le altre cose che erano stati installati anche un condizionatore e una pensilina. Poi ha aggiunto un altro dettaglio: "Si sono sempre celati dietro un’associazione, la Amic, ma non vi è alcuna assegnazione dei locali". Tramite il proprio avvocato, Manto ha scritto al Comune e all’Agenzia facendo presente che l’immobile avrebbe dovuto essere destinato, come previsto per legge, a finalità sociali come sede di enti o associazioni. "Da anni tuttavia - aggiunge Manto - e sino ad oggi questo immobile resta la sede di un Caf".

Informato dei fatti il ragioniere generale di Palazzo delle Aquile, Paolo Bohuslav Basile, ha scritto chiedendo alla polizia municipale di effettuare una verifica e agli uffici competenti "con ogni consentita urgenza di fornire una esaustiva e dettagliata relazione sull’argomento" e di chiarire se "l'associazione Amic ha immobili del Comune in assegnazione-concessione". La lettera ha smosso le acque facendo emergere le prime anomalie. Alla richiesta di accesso agli atti da parte dell’inquilino, infatti, il settore Risorse immobiliari del Comune ha risposto che il magazzino (questa è la sua destinazione d’uso) "non è mai stato consegnato all’amministrazione comunale e pertanto - come scrive la dirigente Daniela Rimedio - la sua titolarità è in capo all’Agenzia". Un dato che sembra essere confermato dal fatto che ora a disporre lo sgombero dell'immobile sia stata proprio l'Agenzia.

L'incertezza sulla titolarità del bene sarebbe sorta a causa di un errore: il bene confiscato, infatti, è composto da due immobili (identificati in sub 1 e sub 11) e solo uno di questi sarebbe stato consegnato nel 2009 dall’allora Demanio, poi diventato Agenzia, al Comune. Una svista che avrebbe relegato l’assegnazione dei locali in cui si è poi trasferito il Caf in una sorta di limbo, lasciandolo in mano all'Agenzia, che se ne sarebbe però accorta solo oggi.

Questa confusione crea difficoltà anche all'amministratore di condominio, che non sa a chi addebitare le spese. Per questo a fine maggio aveva scritto anche lui al Comune, chiedendo conto e ragione sulla titolarità dell’immobile - registrato in anagrafica all'associazione Amic - per chiarire a chi andassero addebitate.

Di fronte però all'errore che sarebbe avvenuto nel passaggio del bene confiscato dall'Agenzia al Comune, l'amministratore del condominio, rispondendo al sindaco, al ragioniere generale e al responsabile del procedimento, ha chiarito: "Si evidenzia che fino a un concreto riscontro da parte dell'amministrazione continueremo a considerare come unico referente per ogni spesa ordinaria e straordinaria proprio il Comune di Palermo, fermo restando che il condominio declina ogni responsabilità per l’eventuale occupazione abusiva".

Una volta che saranno stati fugati tutti i dubbi sulla titolarità, bisognerà quindi fare un bilancio per capire se, oltre alle somme legate a 11 anni di arretrati dovuti per l’indennità di occupazione, ci siano altri debiti da pagare e a chi imputarli.

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