Cronaca Villabate

Arrestato per i furti a Villabate, il boss lo voleva morto: "Infilatelo dentro un contenitore"

Dall'inchiesta "Safe Houses" emerge che uno degli indagati, Gabriele Di Liberto, era già stato redarguito dai mafiosi e a salvargli la vita erano stati i carabinieri. Nelle intercettazioni sua madre diceva: "Lo sanno Dio e tutto il popolo che fa rapine in casa!"

Avrebbe dato talmente fastidio, Gabriele Di Liberto - uno dei giovani arrestato dai carabinieri per una serie di furti compiuti a Villabate - che nell'autunno del 2018 i boss si sarebbero decisi persino a farlo fuori, "infilandolo dentro un contenitore", "per dare un segnale", come avrebbe ordinato Francesco Colletti, finito poi in carcere con il blitz "Cupola 2.0" e diventato subito collaboratore di giustizia. E' uno dei retroscena che emerge dall'inchiesta "Safe Houses", con la quale Di Liberto si è ritrovato ai domiciliari, come suo fratello, Santo Alessio Di Liberto, mentre a Michele Sollima è stato imposto l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. In alcune intercettazioni, inoltre, gli indagati farebbero riferimento alla refurtiva (in particolare una PlayStation), ma anche al pericolo di essere arrestati.

Il progetto omicidiario dei mafiosi

Di Liberto, come veniva fuori dall'inchiesta "Cupola 2.0" (quella che a dicembre 2018 sventò il tentativo di Cosa nostra di ricostituire la Commissione provinciale), sarebbe stato già pesantemente redarguito dai boss di Villabate. In occasione di un presunto furto a un bar sarebbe stato infatti Filippo Cusimano, autista di Colletti, a chiarire al giovane che "soverchierie noialtri non siamo abituati a farne a nessuno, mi spiego? Solo a chi se le merita e quello non se le merita, mi spiego?". Visto però che Di Liberto non avrebbe capito l'antifona, quando si sarebbe permesso di rubare il furgone a un panettiere (uno degli episodi che gli viene contestato nell'ordinanza che l'ha portato ai domiciliari), sarebbe stato il boss di Villabate in persona, cioè Colletti, ad ordinare a Michele Rubino di "infilarlo dentro un contenitore". E toglierlo quindi di mezzo. Erano stati i carabinieri a salvare la vita al giovane, convocandolo in caserma.

Le intercettazioni: "Ho comprato la PlayStation 4"

Tra i furti contestati ai fratelli Di Liberto c'è anche quello di una PlayStation 4, oltre a maxischermi, prelevati da un'abitazione di Villabate a settembre del 2018. Il 16, i carabinieri captano una conversazione in cui Alessio Santo Di Liberto annuncia al cognato: "Ho comprato una PlayStation 4... Nuova, bella... Si può accendere? E' nuova, ho tutta la scatola, i joystick, quelli senza fili, c'è il caricabatterie...". E l'altro lo mette subito in guardia, ripetendogli più volte: "La puoi accendere, non la collegare a internet... Ti dico non ci attaccare internet, mi hai capito?". Per il gip, che ha accolto le richieste del procuratore aggiunto Ennio Petrigni e del sostituto Enrico Bologna, "rileva evidenziare che, nel corso del dialogo, il cognato si premurava di raccomandare diverse volte (ben quattro) al suo interlocutore di non collegare la PlayStation alla rete internet; ciò avendo egli, evidentemente, inteso che la consolle era di provenienza furtiva e che quindi una volta connessa ad internet sarebbe stato facile rintracciare l'utilizzatore".

"C'è un mare di carabinieri a casa tua"

Durante le indagini era stata compiuta anche una perquisizione nell'abitazione di Santo Alessio Di Liberto, a Misilmeri, e i carabinieri, oltre a trovare marijuana, avevano anche scoperto una tv Telefunken 50 pollici, una consolle PlayStation 4, con cavo di alimentazione e due joystick, e anche la scatola. Tutti oggetti ritenuti rubati in uno dei colpi contestati dalla Procura. Poco prima della perquisizione, però, i militari avevano anche registrato la preoccupazione degli indagati. Il padre di Di Liberto lo avvertiva infatti dell'arresto del fratello Gabriele: "Hanno arrestato Gabriele, ci sono i carabinieri, un mare di carabinieri a casa tua" e il giovane rispondeva: "Perché pure a me?". Lapidario il genitore: "Vabbè, vabbè Alè, non te lo aspettavi anche tu?".

"Leva quella cosa almeno..."

Il padre chiedeva poi: "Avevi cose rubate dentro?" e l'indagato: "Solo la PlayStation" e "la televisione pure". Alessio Santo Di Liberto riceveva successivamente una chiamata dalla compagna: "Ci sono i carabinieri qua che vogliono perquisire la casa..." e lui le diceva: "Eh non puoi salire? Butta, vedi se puoi levare la PlayStation magari... Vedi, falli uscire... Vedi se puoi andare dentro e levi quella cosa almeno... La PlayStation, vedi quello che puoi fare". Ma la donna replicava: "Già a me mi sta venendo un infarto, non ci credi?".

"Lo sanno Dio e tutto il popolo che fanno rapine!"

Neppure la madre dei fratelli arrestati avrebbe tentato di difendere la loro innocenza, forse perché a conoscenza dei presunti furti che avrebbero compiuto: "Sono sicuri - spiegava alla nuora riferendosi ai carabinieri - una per telefono non può parlare, ma lo sa Dio e tutto il popolo che fanno rapine e non lo devi sapere tu?! Amunì! Lo sa Dio e tutto il popolo che fanno le rapine e non lo devi sapere tu! Non lo so se tuo marito è intricato pure, ma tuo cognato fa le rapine nelle case".

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