Via D'Amelio, l'appello di Lorefice: "Lo Stato aiuti a credere nella giustizia"

L'arcivescovo ricorda Paolo Borsellino e gli agenti di scorta uccisi nella strage del 1992: "A volte c'è un'antimafia da ostentazione ma questa è gente che ha fatto sul serio con lo Stato, con le istituzioni: le ha servite con grande fedeltà"

L'arcivescovo Lorefice

C'è "l'urgenza, la necessità che le istituzioni, in particolare lo Stato, non abbassino mai la guardia e che ci aiutino a credere ancora nella giustizia e a sostenere gli operatori di giustizia perché ci sono ancora, grazie a Dio". L'appello arriva dall'arcivescovo Corrado Lorefice a 27 anni dalla strage di via D'Amelio. 

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"A volte - dice Lorefice a Radio Vaticana - c'è un'antimafia da ostentazione ma questa è gente che ha fatto sul serio con lo Stato, con le istituzioni: le ha servite con grande fedeltà perché voleva servire volti e uomini concreti. Ecco perché è necessario tenere alta la guardia e realmente sostenere gli uomini che ancora oggi su questo fronte riescono a rimanere liberi e a dire una parola di liberazione. Senza dubbio il 19 luglio è una data che resterà segnata non solo nel cuore dei palermitani ma nel cuore di ogni uomo che è un ricercatore di giustizia. È una data che ci deve far fare memoria affinché possiamo sempre custodire il prezzo di questo sangue che è un prezzo molto alto. Dobbiamo custodire il significato di questo sangue".

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Per Lorefice "Uomini come Borsellino, come Falcone, infatti, ci dicono che dobbiamo prendere tutti parte alle vicende della città umana perché la convivenza umana sia costruita non su logiche di potere e di profitto ma sia segnata invece da una prospettiva di felicità che deve raggiungere tutti. Ecco il motivo perché Paolo Borsellino si è sempre battuto: perché se non c'è giustizia gli uomini vengono sopraffatti da altri uomini e quindi si produce sofferenza, sangue".

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