"Ucciso per le sue intuizioni sulla 'nuova' mafia", ricordato il giudice Terranova

Nel 1979 rimase vittima con il collaboratore Lenin Mancuso di un agguato in via Edmondo De Amicis. Il ricordo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: "Rigoroso e preparato, profondo conoscitore della realtà siciliana"

Fu tra i primi a capire i mutamenti di Cosa nostra e portò avanti senza remore la battaglia contro le cosche fino a pagare tanto impegno con la sua stessa vita. A 40 anni dal suo omicidio, Palermo ricorda il giudice Cesare Terranova, ucciso insieme al suo collaboratore Lenin Mancuso, maresciallo di pubblica sicurezza. In via Edmondo De Amicis, luogo dell'attentato, è stata deposta una corona di alloro.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha voluto ricordare Terranova e ha inviato al sindaco di Petralia Sottana, Leonardo Iuri Neglia, un messaggio. Mattarella lo tratteggia come un "Magistrato rigoroso e preparato, profondo conoscitore della realtà siciliana. Cesare Terranova seppe cogliere la forza e la pervasività della mafia, qualificandola per primo come una 'associazione delinquenziale' dalle variegate forme, la più pericolosa ed insidiosa delle quali 'è quella camuffata sotto l’apparenza della rispettabilità'. Da giudice istruttore comprese la trasformazione in atto della mafia, ormai infiltrata nella vita pubblica ed economica e ben sorretta dal pilastro inossidabile dell’omertà. A lui si deve l’avvio di una stagione di indagini coraggiose e di processi inediti, culminata molti anni più tardi nel maxiprocesso di Palermo". 

Il capo dello Stato ricorda poi che Terranova "Proseguì da parlamentare il suo appassionato impegno per l’affermazione della legalità, mettendo a servizio delle istituzioni democratiche il patrimonio di conoscenze acquisito nel corso della sua esperienza giudiziaria. Rievocare la vile uccisione di Cesare Terranova e Lenin Mancuso richiama la necessità di resistere alle intimidazioni della mafia, opponendosi a logiche compromissorie ed all’indifferenza, che minano le fondamenta dello stato di diritto. A distanza di quaranta anni, desidero rinnovare i sentimenti di partecipazione e vicinanza del Paese ai loro familiari, ai colleghi e agli amici che li hanno conosciuti e stimati e che, in questi anni, ne hanno costantemente tenuto viva la memoria".

"Terranova - dice il presidente della Regione, Nello Musumeci - fu un coraggioso servitore dello Stato, andò incontro alla morte pur di affermare i principi di giustizia e legalità e per primo intuì la metamorfosi di Cosa nostra che a cavallo degli anni Ottanta stava cambiando pelle, trasformandosi da fenomeno rurale a pervasiva presenza criminale nei gangli dell’imprenditoria e della politica. La sua azione giudiziaria contro i corleonesi emergenti e le sue indagini su mafia e Pubblica amministrazione apriranno la strada alle più recenti inchieste che hanno assicurato alla giustizia numerosi padrini e le loro reti di connivenza. Tenerne costantemente viva la memoria è un dovere per tutti".

Per il sindaco Leoluca Orlando "Cesare Terranova e Lenin Mancuso erano due servitori dello Stato e due uomini che univano al proprio senso del dovere istituzionale una grande passione civile, testimoniata per entrambi dall'impegno sociale ben oltre quello professionale. Furono entrambi vittime di un sistema che in quegli anni vedeva ancora troppe debolezze da parte della Magistratura ed una forte e radicata connivenza fra mafia e politica. Terranova fu un precursore di metodologie d'indagine innovative ma fu, allo stesso tempo, vittima di una Magistratura che, nel migliore dei casi, non coglieva la dimensione associativa di Cosa Nostra e, nel peggiore dei casi, ne era connivente. Così come, nella sua esperienza parlamentare, si scontrò con quella parte del Parlamento che, anche nella Commissione antimafia, faceva di tutto per coprire responsabilità, connivenze ed organicità di ampi settori della politica italiana".

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Articolo aggiornato il 25 settembre 2019 alle ore 14.50

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