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Palermo, il pagellone dell'anno: bocciati quasi tutti, si salva solo Ilicic

Un esercito di giocatori impiegati, quasi 40. Tradiscono, in blocco, gli argentini e i nuovi acquisti. Sbagliata la cessione di Giorgi, incomprensibili le scelte Ujkani, Morganella e Rios. Flop Pisano, Kurtic e Aronica

Josip Ilicic

Tra il serio ed il faceto abbiamo provato a dare i voti a questa (orrenda) stagione del Palermo.

Ilicic 6,5: tiene a galla il Palermo, quando già Zamparini aveva intonato il funerale. Il letargo in Slovenia probabilmente finisce a marzo, come succede con alcuni animali. Inverno sonnacchioso, primavera boom. In un mese da campione resuscita le speranze salvezza del Palermo, prima di arrendersi agli acciacchi. Chiude con dieci gol all’attivo e un dato di fatto incontrovertibile: è l’unico rosanero ad avere mercato.

Miccoli 6: in fondo è una grande delusione. Dopo cinque stagioni a tavoletta conosce anche lui il sapore della resa. Appena 8 centri, tutti in casa. Inesistente oltre lo Stretto, abbandona la squadra nel momento più importante, quello cioè della doppietta Pescara-Atalanta in casa. (LEGGI ANCHE: MICCOLI: "NON HO ANCORA DECISO")

Von Bergen 6: sicuro, affidabile. Al centro della difesa, o altrove. Segna un gol rocambolesco con la Sampdoria, a tratti tiene in piedi da solo la retroguardia. I fischi lo risparmiano. Uno dei pochissimi. Provateci voi a giocare con Ujkani dietro e Garcia a fianco.

Giorgi 6: corre nei prati e di tanto in tanto la mette anche. Uno così non andava ceduto. Anche perché i sostituti, una valanga, non sono risultati all’altezza. In certe partite, come col Verona in Coppa Italia, è l’unico a guadagnarsi la sufficienza. Finisce all’Atalanta nel maxi blocco che viaggia da Palermo a Bergamo. Il gol segnato al Genoa per poco non diventa decisivo.

Sorrentino 5,5: abbassa la serranda quando può e anche quando non può. Ma ghigliottina la rimonta salvezza quando il vento era in poppa. Quella papera con il Bologna è stata una sentenza. Replicata, qualora ce ne fosse bisogno, dal flipper crudele risolto da Benatia in un Palermo-Udinese epocale.

Brienza 5,5: gollazzo con il Milan, torna per un attimo il piccolo uomo che ammazzava le grandi. Pollicino voluto da Sannino per regalare “sturm und drag” alle fasce. Vita dura con Gasp, sulla coscienza rimane quell’occasione scialacquata a Udine. E a Parma, al minuto 92. Sarebbe stato il 2-1 spacca-stagione. Da possibile salvatore della patria a fuggiasco.

Munoz 5,5:   inizia la terza stagione al Palermo tra la diffidenza. Abituato negli anni passati a essere il peggiore in campo, questa stagione se la gode fino alla fine. Non gli sembra neanche vero: gioca talvolta male, ma c’è sempre qualcuno che fa peggio di lui. E in fondo è uno dei migliori.

Budan 5: stima e gratitudine per Igor il buono, in orbita Palermo da più di 10 anni. Vive la tragedia della figlioletta Amber in piena estate, torna ma non è più lui. E non potrebbe essere altrimenti.

Mantovani 5: si rompe col Milan, a inizio stagione, ma era già riuscito a perdere il posto. Gasp gli preferiva Garcia, il 3-4-3 lo aveva penalizzato. Resta comunque una grande delusione. E la testimonianza che fare affari col Chievo è dura. 

Formica 5: altro, ennesimo, prodotto del travaso Argentina-Palermo. Arrivato in Sicilia, si porta appresso una discreta reputazione. E le sue prime partite sono cariche di promesse. Qualche assist niente male, il gol dell’illusione con il Chievo, poi diventa uno dei fedelissimi della panchina.

Dossena 5: polmoni da salvezza, affoga anche lui nel grigiore palermitano. Arrivato a inizio gennaio dopo una trattativa complicata, scalza subito Garcia, un’impresa tutt’altro che titanica. Ma pedala male, sbaglia qualche diagonale di troppo e alla fine riesce nel capolavoro di farsi risorpassare da Garcia. Acciacchi e cerotti non lo hanno aiutato. Ma il Dossena che era in Nazionale non esiste più.

Barreto 5: il vero Barreto – si dice - non l’abbiamo mai visto. Acquistato e presentato forse per sbaglio, nell’ultimo giorno di mercato del 2011, insieme a Mangia, Della Rocca e Alvarez. Gente rimasta sì e no tre mesi. Lui no. Al punto da diventare spesso capitano. Più di 60 partite in rosa senza mai impressionare. Corse a vuoto, giocate in verticale col contagocce. Flop assoluto.

Benussi 5: il Ben Stiller di Mestre è uno zampariniano doc. Esordi da poppante col Venezia, ruotino di scorta in età matura a Palermo. Ha qualche chance ma non la sfrutta. A Parma prende un gol al 94’ che forse avrebbe parato anche Dino Zoff, versione 2013, 71 anni.

Dybala 5: dodici milioni per un attaccante preso dalla B argentina, per tornare nella B italiana. Il picciriddo venuto dalle pampas esplode a mezzogiorno con la Samp, ma si sgonfia subito. Infiniti spezzoni di partita senza mai lasciare il segno. Male. Ma si farà.

Nelson 4,5: speedy Gonzales portoghese, sgomma sulla fascia destra senza mai però sapere cosa fare. Sigla il gol inutile con l’Atalanta, negli occhi rimane la partita con la Juventus. Massacrato da Asamoah, manco fosse un Giovanni Orfei qualsiasi. 

Faurlin 4,5: timidezza da teenager con i brufoli al primo appuntamento della vita. Subito titolare nella sfida decisiva con l’Atalanta, non impressiona mai. Finisce nel dimenticatoio, riemerge nella festa scudetto della Juventus. Chiellini lo fa intrufolare in area all’ultimo respiro, perché l’1-1 è buono per tutti, ma si squaglia davanti a Buffon.

Garcia 4,5: il suo voto è una media tra il disumano 3 dei primi 5 mesi di campionato, e l’onesto 6 dello scorcio finale di stagione. Mette insieme una serie di partite da horror, si riprende alla distanza dopo il naufragio con l’Atalanta. Orgoglioso e versatile, il fatto che alla fine della fiera sia uno dei semprepresenti deve fare riflettere.

Hernandez 4,5: prima di rompersi era stato inguardabile. Alla fine la sua stagione ha uno score impietoso. Quindici partite, un gol soltanto. E quell’esultanza totalmente inutile con l’Udinese. Il Palermo pareggia 2-2 la partita della vita, mancano 8 minuti e lui balla davanti alla curva. Mentre i compagni hanno già riportato la palla a centrocampo.

Viola 4,5: impresentabile. Gioca poco e tutti a chiedersi perché. Mistero svelato quando mette piede in campo. E la scusa del ritmo partita non regge.

Donati 4,5: dentro la sua stagione ci sono tutte le contraddizioni della stagione rosanero. Centrocampista che scala in difesa quando Sannino va via e arriva Gasp. Accumula una serie di errori lunghissima, ma non impressiona neanche quando viene rimesso al suo posto. Frana su Vucinic nel momento in cui il Palermo assapora l’impresa salvezza. Il Donati del Bari è morto e sepolto.

Anselmo 4,5: s’è fatto notare solo per i capelli. Lo Monaco lo cercava da anni. “Vedrete, è un fenomeno”, sussurrava all’orecchio di Zamparini. Segna un gollonzo con il Siena, dopo un primo tempo osceno e (giustamente) scompare dietro le quinte. Primo, ma solo per ordine alfabetico.

Morganella 4,5: colonna portante del Novara che faceva acqua da tutte le parti. Ottiene gli stessi risultati anche a Palermo, dove l’unico a insidiarlo realmente è Nelson. Ma alla fine la spunta quasi sempre lo svizzero, puntuale con i suoi buchi a destra. 

Rios 4,5: motorino sgasato, corre, stantuffa, calcia, si inserisce. Fa un po’ di tutto, ma lo fa sempre male. Nome da bancario milanese (Egidio), sguardo da duro, fisionomia da posteggiatore, piedi sgangherati. Preso dal Messico a 30 anni. Alla prima volta in Europa, tra un esercito di perché. Nella memoria rimangono quel gol al Cagliari, il primo stagionale, e le sue aperture, che (se fossimo stati negli anni ’90) sarebbero diventate manna per la Gialappa’s.

Cetto 4: inizia l’anno da titolare, ha voglia di riscatto. Poi si perde e viene rispedito nella sua Argentina. Lento, farraginoso. Altro acquisto inspiegabile. Era una promessa, nel 2000 era finito anche in Nazionale. Roba però di tredici anni fa. Da San Lorenzo, il quartiere del Barbera, Palermo, a San Lorenzo, la sua città. In Argentina.

Bertolo 4: disastro argentino, inizia la stagione a tutta birra, inseguito dalla polizia all’alba. Non si riprende più e scappa. “Vado in Messico”, cantava Vasco. E lui lo imita, facendo il percorso inverso di Rios. Zamparini lo aveva presentato bene: “E’ meglio di Pastore, fidatevi”. Noi non ci siamo mai fidati. Tre mezze stagioni a Palermo, nessuno ha mai capito realmente il suo ruolo. 

Boselli 4: il bomber arrugginito vanta una media gol da sballo. Trenta partite giocate in Europa, due gol segnati. Per sbaglio, va aggiunto, perché arrivati entrambi al minuto 94 di partite stra-chiuse per motivi diversi. Più inutile di un termosifone a Ferragosto, dà battaglia, ma dal buco non cava mai alcun ragno. Gioca solo spalle alle porte, ed è come se disputasse una partita diversa dagli altri 21 in campo. Cronaca di un fallimento annunciato.

Fabbrini 4: inconsistente, trasparente. Una piuma che svolazza sul prato del Barbera. Sopra alla bilancia sembra il Flaco Pastore. Ma i paragoni si fermano là. Nove mesi fa Prandelli gli regalò l’esordio in Nazionale. Misteri del calcio. Guidolin, che è uno che ne capisce, se l’è fatto sfuggire appena Muriel è uscito dall’infermeria. E mentre il colombiano timbrava il cartellino quasi ogni domenica, Fabbrini scaldava la panchina a Palermo.

Labrin 4: ha la sua occasione con il Bologna e con il Verona, ma rimedia solo figuracce. Collezionando due 4 in pagella. Media troppo facile.

Kurtic 4: grandi credenziali dopo l’ottimo anno di Varese. Ma la B non è la A. Forse sente la mancanza della serie cadetta, e fa di tutto per tornarci. Avrebbe la dinamite, ma i suoi tiri finiscono sempre in curva. Geometrie appannate, il suo campionato è una giostra: prova tanti ruoli, ma sempre con risultati osceni.

Aronica 4: sceglie casa per svernare, dopo la Champions, la vittoria in Coppa Italia. Palermo è la sua città, lo accoglie con impazienza. Lui arriva a fine dicembre per chiudere a chiave la difesa. Che bello, si diceva. La favola di Totò, partito da Palermo a 17 anni e tornato a 35. In realtà le chiavi le lascia a Napoli. Disastroso con l’Udinese, nel momento topico del campionato. Non convince mai. Falloso, approssimativo.

Ujkani 3,5: costruisce la retrocessione con le sue sfarfallate.  

Pisano 3,5: disastroso.

Brichetto s.v.: non gioca mai, ma sta sempre insieme coi compagni. Esulta, si allena, viaggia. Ennesima stagione a Palermo vissuta da “soprammobile della panchina”. Ma la sua inoperosità cronica stimola una domanda: che senso ha, a 30 anni, fare il terzo portiere?

Di Matteo s.v. : da sei anni viene inserito nella lista del raduno estivo. Mai visto.

Lores Varela s.v. chi è? 

Malele s.v. nome da ente regionale siciliano, Cephas esordisce con la Lazio. Nove minuti per far capire che forse sarebbe stato più utile di Boselli.

Migliaccio s.v.: pochi minuti col Napoli, alla prima. Per mettere il cognome nel registro della retrocessione.

Milanovic s.v.: non demerita in coppa col Verona, viene spedito in provincia a farsi le ossa.

Sanseverino s.v. gioca solo contro il Parma, andata e ritorno. Ingiudicabile.

Sperduti s.v. oggetto misterioso. Avrebbe 25 anni, ne dimostra il doppio. Spesso non riesce neanche a entrare nella lista degli 11 che vanno in panchina. Così fa amicizia con Giovanni Tedesco e Guglielmo Miccichè: sempre insieme a loro, in tribuna. 

Zahavi s.v.: si può soffrire di saudade israeliana? Evidentemente sì.

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