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"Con due amici ha violentato una compagna di scuola in un parcheggio", chiesti 9 anni

Il presunto stupro di gruppo sarebbe avvenuto nella zona di corso Calatafimi ai danni di una quindicenne. Secondo la Procura, sarebbe stata ricattata da uno dei tre diciottenni. L'imputato nega però gli abusi sessuali. Gli altri due sono a processo con l'abbreviato ed hanno risarcito la ragazzina con 80 mila euro

Con due amici avrebbe violentato a turno una compagna di scuola di appena 15 anni, in una macchinata posteggiata nella zona di corso Calatafimi, la mattina del 29 novembre del 2018. Per D. G., che allora  era da poco diventato maggiorenne, la Procura ha chiesto una condanna a 9 anni di reclusione ai giudici della seconda sezione del tribunale. Gli altri due ragazzi, suoi coetanei e come lui di buona famiglia, sono invece a giudizio con il rito abbreviato: anche se il processo sta avendo tempi paradossalmente più lenti di quello in ordinario e non è ancora entrato nel vivo, i due imputati hanno intanto deciso di risarcire la presunta vittima con 40 mila euro ciascuno.

La denuncia e gli arresti

La terribile storia della ragazzina era venuta a galla a luglio dell’anno scorso, quando i suoi tre compagni di scuola erano finiti agli arresti domiciliari, su disposizione del gip Cristina Lo Bue. La quindicenne, sostenuta dalle amiche, dagli insegnanti e anche dalla famiglia, aveva infatti deciso di denunciare il presunto stupro di gruppo e i contorni dell’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Annamaria Picozzi e dai sostituti Giorgia Righi e Sergio Mistritta, erano decisamente agghiaccianti.

"Hai finito di trattarmi come un cane"

La giovane sarebbe stata ricattata da uno dei ragazzi che hanno scelto l’abbreviato: dopo aver avuto una storia con lui, infatti, la quindicenne avrebbe deciso di non vederlo più perché sarebbe stato interessato soltanto ad avere rapporti sessuali con lei. Una scelta che allo studente non sarebbe piaciuta, come emerge da diversi messaggi che le avrebbe mandato: “Hai finito di trattarmi come una cane, ora ci penso io a trattarti male”, “ma ti pare che sono il tuo pollo? Il tuo schiavo? Che continui a bidonarmi da oltre un mese, vedi di venire, non facciamo succedere stragi. A me per il culo non mi ci prendi!” e ancora: “Forse non hai capito, se domani alle 4 non sei da me dico a tutti che invii foto in perizoma a chiunque, anche ai bambini”.

La foto in perizoma e il ricatto

Effettivamente la ragazzina aveva mandato una foto spinta al compagno di scuola: “Ad agosto – aveva messo a verbale – mi ha chiesto di mandargli un mia foto con le parti intime scoperte. Io ho fatto un selfie riprendendomi la faccia, il busto coperto da una maglietta e le gambe scoperte, visto che indossavo solo le mutandine. Lui mi ha mandato una sua foto che lo ritraeva completamente nudo”. Il timore quindi che il selfie potesse essere inoltrato ad altri per l’adolescente sarebbe stato fondato.

Le minacce: "Vieni o succede un finimondo"

Peraltro le minacce non si sarebbero placate, come dimostrerebbero altri messaggi inviati dall’imputato: “Sei pazza? Vuoi che succeda un bordello?”, “faccio succedere un finimondo, io aspetto fino alle 4, poi ci penso io! Non sei nessuno per trattarmi così”, “stai sottovalutando la cosa, ti rendi conto di cosa mi porti a fare se di pomeriggio non vieni? Succederebbe un finimondo… Ragiona, non ti causare problemi inutili, sono così buono che posso anche venirti a prendere a casa”.

L'incontro e lo stupro

La quindicenne, spaventata, avrebbe così deciso di accettare un incontro, ma con l’intenzione di chiarire una volta per tutte che non avrebbe più voluto vedere il compagno di scuola. La mattina del 29 novembre 2018, anziché entrare a scuola, sarebbe quindi salita sulla macchina del diciottenne, che l’avrebbe portata in un parcheggio nella zona di corso Calatafimi, dove sarebbe avvenuta la violenza sessuale.

"Mi toccava contro la mia volontà"

“Ha iniziato a baciarmi contro la mia volontà – ha denunciato la ragazzina – e ha iniziato a toccarmi dappertutto, con la forza mi ha messo le mani sotto la maglietta e mi ha sbottonato i jeans. Io non potevo uscire dalla macchina perché l’apertura dello sportello era rotta”. L’imputato – che ora l’ha risarcita con 40 mila euro – l’avrebbe a quel punto violentata. Non pago, però, avrebbe poi chiamato i suoi due amici, tra cui D. G., perché abusassero anche loro della quindicenne. E così, a turno, in pieno giorno, i due avrebbero violentato a loro volta la vittima.

La difesa: "Nessun abuso"

La difesa di D. G. (l’unico per il quale la Procura ha già chiesto finora una condanna), rappresentata dall’avvocato Giovanni Castronovo, ha però fornito una versione diversa dei fatti. L’imputato, infatti, sostiene di aver avuto ripetutamente dei rapporti sessuali con la quindicenne e che sarebbe stata lei tante volte a cercarlo e lui a dover declinare l’invito. Quella mattina sarebbe effettivamente andato al parcheggio, ma avrebbe scoperto soltanto dopo del presunto ricatto messo in atto dall’amico nei confronti della vittima. La tesi della difesa è che D. G. avrebbe potuto avere senza alcun problema rapporti consenzienti con la ragazzina, dunque perché avrebbe dovuto violentarla nel parcheggio? Saranno i giudici a stabilire come stanno effettivamente le cose.

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