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Martedì, 7 Febbraio 2023
Cronaca

Al via il processo per Darin, il giovane palermitano che denunciò i suoi medici prima di morire

Il 35enne D'Anna Costanzo secondo l'accusa sarebbe deceduto per una diagnosi sbagliata, scoperta dalla madre, biologa in pensione, che spedì a un ospedale del Nord i vetrini per una nuova biopsia. Ora inizia l'udienza preliminare, dove si sono costituite le parti civili

Ad un passo dal Natale, al via il processo per la morte di Darin D'Anna Costanzo, il giovane 35enne che nel 2020 sarebbe morto per una diagnosi sbagliata. Inizia infatti l'udienza preliminare: costituiti come parti civili la mamma Lucia Cascio e il fratello Davide. E' stata proprio la madre del giovane che aveva una rara forma di tumore manifestata con un problema al ginocchio, medico biologo ormai in pensione, a spedire i vetrini per una nuova biopsia a un ospedale del Nord e a scoprire la malattia del figlio. 

Morto a 35 anni, il dolore di una mamma: "Una diagnosi sbagliata, lotterò perché Darin abbia giustizia"

Il giudice per le indigini preliminari, Filippo Serio, lo scorso luglio ordinò l'imputazione coatta con l'accusa di omicidio colposo per quattro professionisti del San Raffaele Giglio di Cefalù e del Cervello di Palermo che - secondo la tesi dei legali della famiglia della vittima - avrebbero impedito al ragazzo di curarsi correttamente. A portarlo alla morte, infatti, un sarcoma sinoviale, un tumore dei tessuti molli molto raro e aggressivo. 

La mamma di Darin, Lucia, aveva raccontato a PalermoToday come "per colpa di un esame istologico sbagliato a mio figlio è stato impedito di curarsi preventivamente. Magari, se preso per tempo, questo tumore sarebbe potuto non essere letale". La prima diagnosi, infatti, parlava di una tenosinovite villonodulare, una forma benigna di tumore che colpisce le articolazioni. "Sembrava fosse nulla di preoccupante e così Darin è rimasto per tre anni senza alcuna preventiva terapia" precisa ancora la madre. 

Fu lo stesso Darin che in vita denunciò questi medici. Ora la battaglia è portata avanti dalla madre e dal fratello, assistiti rispettivamente dagli avvocati Salvo Vitrano e Nino Agnello. Si tratta di Filippo Boniforti, Aroldo Gabriele Rizzo, Angelo Vetro e Giancarlo Pompei. Per loro la Procura aveva chiesto l'archiviazione ma, l'opposizione presentata dai difensori è stata accolta, e ora il processo ha avuto inizio. 

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