Arresti al Civico, tre primari contro il Cimo: "Dal sindacato accuse infondate"

Di seguito il testo integrale delle due lettere inviate da Francesco Talarico, Giuseppe Di Miceli e Flavia Caputo, rispettivamente direttori delle unità di Chirurgia vascolare, Chirurgia toracica e Nefrologia

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

“Gentile direttore, il suo giornale nella edizione del 23 gennaio dà notizia di un comunicato stampa del sindacato medici Cimo a proposito della vicenda che ha portato agli arresti domiciliari del direttore Natale Francaviglia e di alcuni infermieri della Neurochirurgia dell’ospedale Civico di Palermo. II comunicato stampa, secondo quanto riporta il suo giornale, farebbe anche un collegamento tra questa vicenda e 'la scelta della direzione aziendale di mantenere in servizio a titolo gratuito primari già pensionati (Caputo, Di Miceli) ed altri che sono in prossimità di conferma gratuita (lo stesso Francaviglia e Talarico}' e proseguirebbe affermando che tale scelta 'mantiene al loro posto vecchi primari garanti di un sistema che vede l'uso del res pubblica a fini privatistici e particolari'. Non sono riuscito a trovare traccia di tale comunicato stampa nel sito della Cimo, ma volendo e dovendo dare credito a quanto riportato dal suo giornale devo respingere con forza un tale collegamento e tali affermazioni come assolutamente arbitrarie, totalmente infondate e gravemente lesive della mia onorabilità. La Cimo ha pieno diritto di criticare le decisioni della direzione aziendale, può benissimo ignorare i motivi, dettagliatamente riportati nella relativa delibera, che l'hanno indotta ad operare una tale scelta. Premesso che il sottoscritto, attualmente Direttore della U.O.C. di Chirurgia vascolare in relazione alla sua età anagrafica è a pieno titolo dipendente di questa azienda ospedaliera Civico secondo le norme di legge. Quanto pubblicato è quindi privo di fondamento e fortemente lesivo dell'onorabilità personale e professionale del sottoscritto. Nella qualità di direttore dell'U.O.C. di Chirurgia vascolare ho prodotto un miglioramento qualitativo e quantitativo della stessa conducendo un opera formativa di alto profilo che ha reso questo reparto un Centro di riferimento per le patologie vascolari. Pertanto, sig. Direttore, la invito a voler pubblicare questa mia lettera integralmente e con uguale rilievo nella prossima edizione del suo giornale. In caso contrario, e con mio rincrescimento, mi vedrò costretto ad adire le vie legali, a tutela della mia onorabilità e del mio prestigio”. Il dottore Francesco Talarico.

“Gentile direttore, il suo giornale nella edizione del 23 gennaio dà notizia di un comunicato stampa del sindacato medici Cimo a proposito della vicenda che ha portato agli arresti domiciliari del direttore Natale Francaviglia e di alcuni infermieri della Neurochirurgia dell’ospedale Civico di Palermo. Il comunicato stampa, secondo quanto riporta il suo giornale, farebbe anche un collegamento tra questa vicenda e 'la scelta della direzione aziendale di mantenere in servizio a titolo gratuito primari già pensionati (Caputo, Di Miceli) ed altri che sono in prossimità di conferma gratuita (lo stesso Francaviglia e Talarico)' e proseguirebbe affermando che tale scelta 'mantiene al loro posto vecchi primari garanti di un sistema che vede l’uso della res pubblica a fini privatistici e particolari'. Non sono riuscito a trovare traccia di tale comunicato stampa nel sito della Cimo, ma volendo e dovendo dare credito a quanto riportato dal suo giornale devo respingere con forza un tale collegamento e tali affermazioni come assolutamente arbitrarie, totalmente infondate e gravemente lesive della mia onorabilità. La Cimo ha pieno diritto di criticare le decisioni della direzione aziendale, può benissimo ignorare i motivi, dettagliatamente riportati nella relativa delibera, che l’hanno indotta ad operare una tale scelta. Non le può essere consentito, di screditare e diffamare chi, come me, ha operato per oltre 41 anni a favore dell’azienda e dei pazienti e ha prodotto una crescita qualitativa dell'U.O.C. di Chirurgia toracica. L'U.O.C. da me diretta è ritenuta di riferimento per la Sicilia Occidentale, per quanto riguarda la Traumatologia del torace e la Patologia di interesse chirurgico del torace. Il mio impegno a favore della crescita qualitativa dell'U.O. di Chirurgia toracica è stato riconosciuto dal consesso scientifico della specialità che ha indotto alla mia nomina nel consiglio direttivo della Società di chirurgia endoscopica del Torace (biennio 2017/2018) e nel consiglio direttivo della Società Italiana di chirurgia toracica nel biennio 2019/2020. Ho accettato la proposta dell’Azienda di guidare ancora per un anno l’U.O.C. di Chirurgia toracica (dopo aver sentito il parere dei miei collaboratori, che si sono dimostrati molto favorevoli) con il solo intento di mantenere gli stessi risultati sempre crescenti anno dopo anno nelle more di attivare le procedure concorsuali. Al contrario di quanto sostiene la Cimo, è proprio la dedizione all’interesse dei pazienti e della res pubblica che mi ha indotto a rimanere ancora per un anno, senza vantaggi o utilità di nessun tipo, alla guida di una struttura che ho contribuito a fondare (la Chirurgia toracica al Civico nasce nel 1970 ed io nel 1973 ero già studente interno) e nella quale ho speso per più di quaranta anni tutte le mie energie e le mie capacità professionali. La prego, pertanto, gentile direttore, di voler pubblicare questa mia lettera integralmente e con uguale rilievo nella prossima edizione del suo giornale. In caso contrario, e con mio rincrescimento, mi vedrò costretto ad adire le vie legali, a tutela della mia onorabilità e del mio prestigio”. Il dottore Giuseppe Di Miceli.

"Gentile direttore, il suo giornale nella edizione del 23 gennaio dà notizia di un comunicato stampa del sindacato medici Cimo a proposito della vicenda che ha portato agli arresti domiciliari del direttore Francaviglia e di alcuni infermieri della Neurochirurgia dell’Ospedale Civico di Palermo. Il comunicato stampa, secondo quanto riporta il suo giornale, farebbe anche un collegamento tra questa vicenda e “la scelta della direzione aziendale di mantenere in servizio a titolo gratuito primari già pensionati (Caputo, Di Miceli) ed altri che sono in prossimità di conferma gratuita (lo stesso Francaviglia e Talarico)” e proseguirebbe affermando che tale scelta “mantiene al loro posto vecchi primari garanti di un sistema che vede l’uso della res pubblica a fini privatistici e particolari”. Non sono riuscita a trovare traccia di tale comunicato stampa nel sito della Cimo, ma volendo e dovendo dare credito a quanto riportato dal suo giornale devo respingere con forza un tale collegamento e tali affermazioni come assolutamente arbitrarie, totalmente infondate e gravemente lesive della mia onorabilità. La Cimo ha pieno diritto di criticare le decisioni della Direzione aziendale, può benissimo ignorare i motivi, dettagliatamente riportati nella relativa delibera, che l’hanno indotta ad operare una tale scelta. Non le può essere consentito, invece, di screditare e diffamare chi, come me, non ha mai svolto attività libero professionale né intra né extra moenia, non ha mai avuto legami di alcun tipo con attività sanitarie di tipo privatistico ed è stata, al contrario, protagonista di dure battaglie per introdurre e diffondere in Sicilia metodiche terapeutiche, come la dialisi domiciliare e il trapianto di rene, che hanno consentito, oltre che beneficio ai pazienti, consistenti risparmi alla res pubblica. Ho accettato la proposta dell’Azienda di guidare ancora per un anno l’Unità operativa di Nefrologia dialisi e trapianto con il solo intento di portare a compimento il delicato processo di riunificazione delle due Nefrologie operanti nello stesso ospedale fino a poco tempo fa e di gestire la complessa procedura di rinnovo dell’autorizzazione al trapianto di rene, recentemente innovata da un decreto del Ministro della salute. Al contrario di quanto sostiene la Cimo, è proprio la dedizione all’interesse dei pazienti e della res pubblica che mi ha indotto a tornare ancora per un anno, senza vantaggi o utilità di nessun tipo per me, alla guida di una struttura che ho contribuito a fondare e nella quale ho speso per più di quaranta anni tutte le mie energie e le mie capacità professionali. La prego, pertanto, gentile Direttore, di voler pubblicare questa mia lettera integralmente e con uguale rilievo nella prossima edizione del suo giornale e, comunque, entro tre giorni. Trascorso tale termine, e con mio rincrescimento, mi vedrò costretta ad adire le vie legali, a tutela della mia onorabilità e del mio prestigio". La dottoressa Flavia Caputo.

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