Questione ergastolo, Di Maio: "Nessun perdono, i mafiosi sono animali"

Parla il ministro degli Esteri: "Se abbiamo istituito leggi dure contro la mafia è perché stavamo combattendo una guerra, faremo tutto il possibile affinché chi è in carcere con il regime di ergastolo ostativo ci rimanga"

Luigi Di Maio

"Abbiamo rispetto per la Consulta, leggeremo nei prossimi giorni il dispositivo della sentenza" sull'ergastolo ostativo, ma i mafiosi che stanno in regime di ergastolo ostativo "non sono persone, sono animali che hanno sciolto nell'acido bambini, che hanno utilizzato la forza, le armi per distruggere lo Stato. Qualcuno dice: si ledono i diritti umani. Il M5S non è d'accordo". Lo dice il capo politico M5S Luigi Di Maio a Terni.

"Se abbiamo istituito leggi dure contro la mafia è perché stavamo combattendo una guerra, faremo tutto il possibile affinché chi è in carcere con il regime di ergastolo ostativo ci rimanga", incalza il ministro degli Esteri.

Il riferimento è ovviamente alla storica sentenza che arriva dalla Corte costituzionale, riunitasi ieri in camera di consiglio per esaminare le questioni sollevate dalla Corte di cassazione e dal Tribunale di sorveglianza di Perugia, che ha dato l'ok ai permessi premio per i condannati all'ergastolo per mafia o terrorismo, anche in assenza di collaborazione con la giustizia, purché ci siano elementi che escludono collegamenti con la criminalità organizzata.

L’elenco dei potenziali destinatari della pronuncia della Corte costituzionale sull’ergastolo ostativo è lunghissimo e comprende anche alcuni palermitani. Non ci sono solo i 1.106 ergastolani "ostativi" (quasi tutti, 1.003, rinchiusi da oltre vent’anni), ma pure i condannati a pene non perpetue finora esclusi da permessi premio e altri benefici a causa della mancata collaborazione con i magistrati. Mafiosi, terroristi, ma anche trafficanti di droga e di essere umani, contrabbandieri, sequestratori e responsabili di altri gravi reati come la pedopornografia. La lista comprende tutti i principali boss di mafia, camorra e ’ndrangheta. Tra i mafiosi nella lista ci sono anche corleonesi e palermitani: Leoluca Bagarella e il nipote Giovanni Riina (figlio di Totò), e gli stragisti Filippo e Giuseppe Graviano.

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