Cronaca

Storica sentenza: permessi premio anche per i condannati all'ergastolo per mafia

L’elenco dei potenziali destinatari è lunghissimo e comprende: Leoluca Bagarella e il nipote Giovanni Riina (figlio di Totò), e gli stragisti Filippo e Giuseppe Graviano. Salvini: "Una sentenza indegna, ma che ca.. di paese sta diventando l'Italia?"

I permessi premio potranno essere concessi anche ai condannati all'ergastolo per mafia o terrorismo, anche in assenza di collaborazione con la giustizia, purché ci siano elementi che escludono collegamenti con la criminalità organizzata. Una storica sentenza che arriva dalla Corte costituzionale, riunitasi ieri in camera di consiglio per esaminare le questioni sollevate dalla Corte di cassazione e dal Tribunale di sorveglianza di Perugia sulla legittimità dell'articolo 4 bis, comma 1, dell'Ordinamento penitenziario là dove impedisce che per i reati in esso indicati siano concessi permessi premio ai condannati che non collaborano con la giustizia. In entrambi i casi, si trattava di due persone condannate all'ergastolo per delitti di mafia. 

L’elenco dei potenziali destinatari della pronuncia della Corte costituzionale sull’ergastolo ostativo è lunghissimo e comprende anche alcuni palermitani. Non ci sono solo i 1.106 ergastolani "ostativi" (quasi tutti, 1.003, rinchiusi da oltre vent’anni), ma pure i condannati a pene non perpetue finora esclusi da permessi premio e altri benefici a causa della mancata collaborazione con i magistrati. Mafiosi, terroristi, ma anche trafficanti di droga e di essere umani, contrabbandieri, sequestratori e responsabili di altri gravi reati come la pedopornografia. La lista comprende tutti i principali boss di mafia, camorra e ’ndrangheta. Tra i mafiosi nella lista ci sono anche corleonesi e palermitani: Leoluca Bagarella e il nipote Giovanni Riina (figlio di Totò), e gli stragisti Filippo e Giuseppe Graviano.

Il cosiddetto ergastolo ostativo - va specificato - è previsto per ler l'omicidio volontario, aggravato con l'associazione mafiosa, in assenza di collaborazione con la giustizia (spesso in regime previsto dall'articolo 41 bis) 

Corte costituzionale: sì ai permessi, ma in assenza di contatti con la criminalità

In attesa del deposito della sentenza, l'Ufficio stampa della Corte fa sapere che a conclusione della discussione le questioni sono state accolte nei seguenti termini. La Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 4 bis, comma 1, dell'Ordinamento penitenziario nella parte in cui non prevede la concessione di permessi premio in assenza di collaborazione con la giustizia, anche se sono stati acquisiti elementi tali da escludere sia l'attualità della partecipazione all'associazione criminale sia, più in generale, il pericolo del ripristino di collegamenti con la criminalità organizzata. Sempre che, ovviamente, il condannato abbia dato piena prova di partecipazione al percorso rieducativo.

Ergastolo ostativo, la pericolosità sociale diventa relativa 

In questo caso, la Corte - pronunciandosi nei limiti della richiesta dei giudici rimettenti - ha quindi sottratto la concessione del solo permesso premio alla generale applicazione del meccanismo ''ostativo'' (secondo cui i condannati per i reati previsti dall'articolo 4 bis che dopo la condanna non collaborano con la giustizia non possono accedere ai benefici previsti dall'Ordinamento penitenziario per la generalità dei detenuti). In virtù della pronuncia della Corte, la presunzione di ''pericolosità sociale'' del detenuto non collaborante non è più assoluta ma diventa relativa e quindi può essere superata dal magistrato di sorveglianza, la cui valutazione caso per caso deve basarsi sulle relazioni del Carcere nonché sulle informazioni e i pareri di varie autorità, dalla Procura antimafia o antiterrorismo al competente Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica.

Antigone: "La decisione ribadisce il principio costituzionale di pena"

Il giudizio della Corte costituzionale arriva a due settimane di distanza dalla sentenza della Grande Chambre della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che aveva definito inumana e degradante una pena che non prevedesse una possibilità di rilascio. Ecco il commento di Patrizio Gonnella, presidente dell'associazione Antigone. "E' una sentenza di straordinario valore questa della Corte Costituzionale. I giudici pongono un limite al potere di punire e ribadiscono un principio fondamentale della nostra carta costituzionale: sempre e comunque la pena deve tendere alla rieducazione del condannato. In attesa di leggere nel dettaglio le motivazioni della sentenza, la Corte ribadisce anche l'importanza del ruolo delle istituzioni penitenziarie e della magistratura di sorveglianza. Nessun mafioso infatti uscirà - sottolinea ancora Gonnella. Con questa decisione, così come con quella della Cedu, si restituisce alla magistratura il potere di decidere, caso per caso, se per un detenuto condannato per reati di mafia sussista ancora il criterio di pericolosità sociale e quindi se possa essere idoneo o meno ad usufruire di permessi premio". 

Per assumere questa decisione la magistratura di sorveglianza - come si legge nel comunicato della Corte Costituzionale - dovrà basarsi sulle relazioni del carcere, nonché sulle informazioni e i pareri di varie autorità, dalla Procura antimafia o antiterrorismo al competente Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. "Ci auguriamo che questa doppia decisione della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo e della Corte Costituzionale venga recepita dai decisori politici in nome del principio di legalità costituzionale", conclude Patrizio Gonnella.

Permessi ai mafiosi, Salvini: "Una sentenza indegna"

"Una sentenza indegna". Così Matteo Salvini definisce la sentenza della Corte Costituzionale su "possibili permessi premio anche a chi a ergastoli per mafia e terrorismo". "Mi sale la pressione, ma che testa hanno questi giudici? Premio/ergastolo, premio/mafia: è un ossimoro, è un antitesi. Ma che ca.. di paese sta diventando l'Italia?", aggiunge Salvini in diretta su Facebook.
 

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