Mercoledì, 4 Agosto 2021
Cronaca

Verona, uccide l'amante e inscena suicidio: arrestato 72enne palermitano reo confesso

A trovare il corpo di Fernanda Paoletti, legato per il collo a un termosifone, sono stati il figlio e la vicina. Le indagini della Squadra Mobile hanno portato alla luce la relazione clandestina nata sui social della donna con un uomo sposato

La corda utilizzata dall'omicida di Fernanda Paoletti

Nonostante l'età avanzata, cosa non comune tra gli internauti e i frequentatori dei social network, si erano conosciuti su Facebook e da circa un anno la loro relazione clandestina andava avanti. Clandestina poichè lui - 72enne palermitano - era sposato e lei, che di anni ne aveva 77, avrebbe ad un certo punto preteso un impegno più serio, facendo scattare la molla che ha portato al suo omicidio. Fernanda Paoletti è stata trovata morta il 4 giugno nella sua abitazione e le indagini della Squadra Mobile hanno portato all'arresto del palermitano Pietro Di Salvo con l'accusa di omicidio aggravato dalla premeditazione.

Il ritrovamento

fernanda paoletti-2Erano circa le 18.30 di lunedì 4 giugno quando Fernanda non si è presentata a un appuntamento con il figlio il quale non si era preoccupato del fatto, pensando semplicemente che non fosse riuscita a venire. Così un'ora dopo circa è andato a prendere la compagna e si è diretto verso casa. Passando però davanti all'abitazione di Fernanda, residente in via Unità d'Italia a Verona, l'uomo ha notato l'auto della madre e ha iniziato a pensare che qualcosa non andasse: l'anziana infatti sarebbe dovuta andare ad aiutare un parente disabile e non rispondeva né alle chiamate, né al campanello. Il figlio allora si è rivolto alla vicina di casa che era in possesso della chiave di scorta e quando i due sono entrati si sono trovati davanti al corpo della donna, ormai morta, legato per il collo con una corda verde al termosifone. I tentativi di rianimarla dopo averla liberata sono risultati vani ed è partita subito la chiamata al 118 e alle forze dell'ordine.

Le indagini

Sul posto dunque sono arrivati gli uomini della Squadra Mobile di Verona che hanno subito dato il via all'attività investigativa per capire quanto accaduto. Il dirigente Roberto Di Benedetto, in una conferenza stampa che si è tenuta in Questura, ha spiegato che l'ipotesi del suicidio è stata scartata sin da subito: la donna infatti risultava essere ancora una persona dinamica e con molti interessi, un profilo che non combacia con quello degli aspiranti suicidi. Inoltre la corda era stata legata in un punto troppo basso per portarla alla morte e un problema alle braccia le avrebbe impedito di eseguire quel nodo in quella posizione. Si trattava dunque di un maldestro tentativo di camuffare un delitto: la casa era sostanzialmente in ordine e le uniche cose che mancavano erano il suo cellulare e la sua borsa. Così, tramontata anche l'ipotesi di una rapina finita male, si è stretto il cerchio attorno ai suoi affetti e ai suoi conoscenti.

A mettere le indagini sui giusti binari è stata un'amica della defunta. Ha raccontato alla polizia che la 77enne aveva una relazione segreta con un uomo sposato, Pietro Di Salvo, che abitava poco distante, aggiungendo che i due erano soliti incontrarsi proprio il lunedì mattina. I tasselli della vicenda hanno iniziato a trovare il loro giusto posto e gli uomini della Mobile, intorno alla mezzanotte, hanno dunque fatto visita al sospettato presso la sua abitazione. Il 72enne però non c'era: quella stessa mattina, intorno alle 11.30, era stato colto da un malore e portato in ospedale. Una coincidenza apparsa subito strana agli occhi degli investigatori che, grazie alle celle telefoniche, sono riusciti ad "agganciare" lo smartphone di Fernanda, ipotizzando che alle 10 del mattino potessere essere viva.

La confessione

Concordando con i risultati ottenuti dalla Polizia di Stato, che ha rinvenuto anche tracce di Dna compatibile con Di Salvo sulla corda a cui era legata la donna, il pm Zanotti ha deciso di prendere tutte le precauzioni affinché l'indagato non potesse allontanarsi da Verona. L'8 giugno si è svolto l'interrogatorio con protagonista l'indiziato che, dopo aver negato in un primo momento di aver avuto una relazione sentimentale con la vittima, ha poi confessato l'omicidio, motivandolo proprio come un delitto passionale. Le forze dell'ordine hanno riferito che Di Salvo ha raccontato di aver avuto una pesante discussione con la 77enne a maggio, nel corso del loro penultimo incontro. Fernanda avrebbe voluto passare al livello successivo della loro storia, anche a costo di mettere al corrente la famiglia dell'uomo della situazione. Lui invece avrebbe preferito lasciare le cose come stavano. I due poi si sono incontrati il 4 giugno quando, sempre secondo il racconto dell'omicida fornito dalle forze dell'ordine, la lite sarebbe definitivamente esplosa: Fernanda avrebbe insultato l'amante che, per tutta risposta, avrebbe afferrato una corda verde e l'avrebbe strangolata. A quel punto si sarebbe appropriato del cellulare e della borsa e li avrebbe nascosti: il primo nella portiera della sua auto, la seconda in un mobiletto nel garage della figlia, come poi confessato dallo stesso agli investigatori che sono andati a recuperarli. 

Sospetta premeditazione

Pietro Di SalvoQualcosa però ancora non convinceva gli inquirenti. Da dove proveniva quella corda verde? Una metà di questa è stata trovata nell'auto dell'omicida, che ha affermato di aver dato l'altra alla donna, che la usava per stendere i panni e legare la porta. E così quel giorno l'avrebbe trovata sul tavolo. Ma la testimonianza della donna delle pulizie smentirebbe questa versione dal momento che ha sostenuto di non averla mai vista prima. L'ipotesti degli inquirenti è che l'uomo sia entrato nell'abitazione con la corda e lo scopo di uccidere la donna se avesse manifestato ancora la propria intenzione di spifferare la loro relazione all'ignara famiglia.

Concordando con le tesi della Squadra Mobile e del pubblico ministero, il gip Livia Magri ha ritenuto il 72enne troppo "scaltro" e "lucido" per un omicidio d'impeto, decidendo così di accusarlo di omicidio aggravato dalla premeditazione. Nei confronti dell'uomo, padre di due figli, è scattata dunque la misura della custodia cautelare del carcere, ma attualmente questo si trova ricoverato e piantonato dalla polizia nel reparto di Cardiologia dell'ospedale di Borgo Trento in attesa di un intervento dopo il malore che lo ha colto nei momenti successivi al delitto.

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