Cronaca

"Neonata malformata ma non per colpa dei medici", genitori fanno causa e vengono condannati

La piccola venne alla luce con una rara malattia genetica. La coppia aveva citato in giudizio due sanitari perché avrebbero dovuto accorgersi del problema già durante la gravidanza. Ma, come stabilito da una perizia, era impossibile. La famiglia dovrà pagare 100 mila euro di spese per il primo grado e altri 11 mila per l'appello

Era venuta alla luce a maggio del 2008 con una serie di malformazioni al viso, alle mani e ai piedi, nonché una displasia all'anca. Tutti segni evidenti di una rara malattia genetica, la sindrome di Apert, che colpisce un bimbo su centomila. Per i suoi genitori, una coppia di palermitani che oggi hanno 45 e 44 anni, la patologia avrebbe potuto essere diagnosticata già durante la gravidanza e questo avrebbe permesso alla donna di decidere di abortire. Una tesi che però, durante un processo civile in cui venivano chiesti oltre 900 mila euro di danni al ginecologo e all'ecografista che avevano seguito la paziente, è stata completamente smontata da una perizia: quella malattia poteva essere individuata soltanto, come era avvenuto, alla nascita. Ecco perché i giudici sia in primo che, adesso, in secondo grado hanno condannato la coppia a pagare le spese processuali. Totale: circa 100 mila euro a cui si sommano ora altri 11 mila per l'appello.

Il processo era iniziato nel 2011 contro i due sanitari, difesi rispettivamente dagli avvocati Daniele Zummo e Andrea Treppiedi, che a loro volta avevano chiamato in causa le loro assicurazioni, rappresentate dall'avvocato Diego Ferraro (nella foto). A novembre del 2016 per la coppia era arrivata la batosta: il giudice della sezione monocratica del tribunale civile, Maura Cannella, infatti, non solo aveva respinto il ricorso, accogliendo invece le tesi dei difensori, ma aveva anche condannato - "pur considerandosi la evidente tragicità del caso" - a pagare le spese processuali per circa 100 mila euro. Si trattava di 25 mila euro per ciascuna delle parti, oltre alle spese per la perizia che aveva escluso ogni responsabilità da parte dei medici.

Il verdetto ora è stato integralmente confermato dalla Corte d'Appello, che ha condannato la coppia a pagare anche le spese per l'ulteriore grado di giudizio. Il collegio, presieduto da Daniela Pellingra (consigliere Giuseppe Lupo, giudice ausiliario relatore Pierina Saguto) spiega nella sentenza: "Nella prospettazione degli appellanti l'evento di danno causalmente collegato alla condotta dei medici non è la malattia immediatamente rilevata post partum e della quale è incontroversa l'origine genetica, ma la lesione del diritto di autoderterminazione della gestante, alla quale, per l'omessa informazione sulla malformazione fetale, sarebbe stato impedito di decidere se interrompere la gravidanza".

avvocato Diego Ferraro-2Il punto però, come rimarcano i giudici, è che "i consulenti tecnici hanno chiarito, con ampia, convincente, logica e dettagliata motivazione delle proprie conclusioni, che la condotta professionale dei medici che avevano assistito la gestante era insuscettibile di una qualsiasi censura in termini di negligenza, imprudenza o imperizia, che la grave e rara patologia di natura genetica accertata post partum non avrebbe mai potuto essere diagnosticata in alcun modo sulla base degli accertamenti medici previsti in via ordinaria durante lo stato di gravidanza (che erano stati regolarmente e diligentemente eseguiti)"  e fatta "salva l'astratta possibilità di accertamenti di secondo e terzo livello (previsti solo per le gestanti ad alto rischio), però, nel caso concreto, mancava ogni evidenza clinica e qualsiasi alert di devianza dalla norma che potessero indurre a ritenere opportuno, sia pure in via prudenziale, farvi ricorso".

La Corte evidenzia la "oggettiva ed indiscutibile tragicità dell'accadimento", ma ha dovuto rigettare il ricorso dei genitori della bimba e condannarli a pagare le spese di secondo grado, quantificate in 2.680 euro per ciascuna delle quattro parti.

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