Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca Politeama / Piazza Orlando Vittorio Emanuele

Crescono femminicidi ed estorsioni, l'allarme della Corte d'Appello

Cosa nostra ha spostato il suo interesse anche verso le piccole attività commerciali e di ristorazione. A preoccupare è anche l'eccessiva durata dei processi. I dati sono stati resi noti in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario

foto archivio

Fenomeni "nuovi" come l'aumento vertiginoso dei femminicidi e dei casi di stalking e mali antichi come le polemiche sul protagonismo dei magistrati e la durata, ancora troppo lunga, dei processi. È il quadro che emerge dalla relazione del presidente della Corte di Appello di Palermo, Vito Ivan Marino, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario.

I casi di femminicidi sono aumentati del 400 per cento: erano stati quattro nel 2012/2013 e sono stati venti nel 2013/2014. In aumento anche dei tentati omicidi di donne: 19 nel 2013/2014 contro i 12 nel periodo precedente. Di pari passo crescono anche pedopornografia e pedofilia (98%) e stalking (+25%).

Salgono anche i reati legati alle frodi comunitarie (+246%), alla "tratta di esseri umani" (+27%) e quelli per il falso in bilancio (+75%). Il disagio economico di molte famiglie del distretto è poi evidente nel maggiore ricorso agli usurai. I reati di questo tipo sono passati da 80 a 95 nell'ultimo anno (+19%). Dopo aver fatto registrare nel 2013 un forte calo, anche per la chiusura di numerose attività imprenditoriali, risale il numero delle estorsioni: quest'anno sono state 515 (430 l'anno scorso).

Resta grave la presenza di cosa nostra nel tessuto economico locale. "Le più recenti acquisizioni investigative testimoniano - spiega Marino - un ritorno capillare alle estorsioni (515 contro 430; +20 per cento) e che colpiscono anche piccole attività commerciali e di ristorazione oltre che comparti storicamente afflitti da tale reato come l'edilizia e il suo indotto e il settore dei trasporti".

In calo, invece, il furto in abitazioni: passato da 3.876 casi del 2013 a 2.823 di quest'anno. In calo anche i reati contro la pubblica amministrazione (2568 contro i 2720 dell'anno precedente); mentre sono aumentati del 15 per cento i reati di associazione di tipo mafioso 71 nel 2012/2013, 82 nel 2013/2014.

In calo anche tutti i reati contro la pubblica amministrazione nel distretto di Palermo (che include anche Trapani e Agrigento), soprattutto quelli di peculato, ridotti quasi del 30% rispetto all'anno precedente."La riduzione di questo tipo di reati - dice Marino - è avvenuta anche grazie alle modifiche legislative che portano a una maggiore ricorrenza di quelli di corruzione e di concussione mediante induzione, la cui decrescita è certamente minore. In totale, i reati contro la pubblica amministrazione sono passati da 2.720 a 2.566".

Ma c'è un male antico, che sembra ormai caratterizzare tutto il Paese. "La maggiore criticità dell'amministrazione della giustizia  - scrive Marino nella sua relazione - rimane tuttavia quello dell'eccessiva durata del processo, fenomeno non estraneo anche ad altri Paesi europei che hanno adottato modelli di giustizia più efficienti e funzionali, ma che nel nostro Paese ha raggiunto livelli insostenibili, come stigmatizzato dall'Ue". "Una giustizia tardiva - sottolinea Marino - che interviene quando sono mutate le condizioni e superati gli interessi posti a base della domanda, produce una efficacia irrisoria se non addirittura nulla, trasformandosi paradossalmente in una ingiustizia".

I dati dicono anche che sono aumentati i casi ancora pendenti in tutti gli uffici giudicanti e requirenti: da 109.453 procedimenti del periodo precedente a 119.268 procedimenti rimasti pendenti al 30 giugno 2014. Sale anche la durata dei procedimenti che si attesta "su una media di 335,73 giorni contro 326,88 giorni del periodo precedente".

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