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Lunedì, 24 Gennaio 2022
Cronaca Tommaso Natale / Via Spina Santa

Apocalisse, si ribellarono al pizzo: le intimidazioni alla ex Coca Cola

Tommaso Contino, Salvatore D'Urso e Antonino Spina tentarono di "mettere a posto" la ditta che aveva ricevuto in subappalto dalla Sanfratello i lavori per gli scavi all'ex stabilimento di Tommaso Natale. Ripresi dalle telecamere i danneggiamenti ad alcuni escavatori

Non avevano accettato il rifiuto di pagamento del pizzo, reagendo con una delle più classiche estorsioni. Gli agenti della polizia di stato sono riusciti ad individuare i responsabili dell'episodio intimidatorio ai danni della Tecnoscavi, l'azienda che aveva ricevuto l'incarico dalla Sanfratello Costruzione, ditta aggiudicataria dell'appalto, di eseguire gli scavi nell'ex stabilimento della "Coca Cola". In quel giorno, il 6 maggio 2012, tre uomini effettuarono un sopralluogo nel cantiere di via Spinasanta per poi entrare in azione, indossando calze di seta e cappellini per nascondersi e danneggiare indisturbati i mezzi aziendali parcheggiati (GUARDA IL VIDEO).

Le indagini relative all'operazione "Apocalisse", condotte dalla polizia della sezione criminalità organizzata, in collaborazione con carabinieri del Roni ed i finanzieri del nucleo speciale di polizia valutaria, hanno fatto luce su numerosi episodi intimidatori: fra questi anche l'estorsione subita dal titolare della Tecnoscavi. In quella fase gli investigatori focalizzarono l'attenzione sui reggenti delle famiglie nominati da Girolamo Biondino, che aveva riorganizzato il mandamento mafioso di Tommaso Natale-San Lorenzo stabilendo il nuovo organigramma mafioso. Tra i prescelti c'erano Tommaso Contino, della famiglia di Partanna-Mondello (l'unico a rapportarsi direttamente con Biondino, reggente della famiglia di San Lorenzo), Salvatore D'Urso e Antonino Spina. A loro tre viene imputata l'estorsione subita dalla Tecnoscavi.

Avevano preso di mira la ditta Sanfratello, aggiudicataria dell'appalto per la realizzazione delle 13 sale cinematografiche presso l'ex stabilimente "Coca Cola". L'azienda, per i lavori di demolizione, aveva deciso avvalersi della collaborazione della Tecnoscavi per quel lavoro che aveva subito fatto venire l'acquolina in bocca alla malavita. Ben presto Cosa nostra aveva deciso di inviare alcuni emissari, tra cui Giuseppe Giorlando e Carmelo Farnese, per avviare i primi contatti utili per la riscossione del pizzo. Ma dalla Tecnoscavi mostrarono subito un certo atteggiamento di chiusura, scatenando l'ira della consorteria mafiosa che, per tutta risposta, aveva deciso di passare alle maniere forti.

Così Contino, D'Urso e Spina, nel pomeriggio del 6 dicembre 2013, dopo il sopralluogo in via Spinasanta passarono subito all'azione. In un'intercettazione gli investigatori hanno captato una discussione fra i tre sulle tecniche da adottare e su come mimetizzarsi per il blitz. Una volta pronti, lasciarono la loro macchina all'esterno e scavalcarono un cancello. Venti minuti dopo tornarono di corsa, ansimanti e soddisfatti per il lavoro svolto, vantandosi dei danni arrecati ai mezzi. "Ho fatto quelli grossi tutti di davanti e quelli piccoli dietro", avrebbe detto uno dei tre. Ma l'intimidazione è stata immortalata dalle telecamere di videosorveglianza.

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