Cronaca

Il tribunale del Riesame annulla il sequestro del laboratorio di Alcamo

Accolte le tesi dei legali della società consortile Koala: si ritiene che non si possa affermare che le macchine con cui sono stati processati i tamponi Covid, provenienti anche da cliniche e case di cura del Palermitano, fossero non idonee

Sono state depositate le motivazioni dell’ordinanza con cui il Tribunale per il Riesame di Trapani ha accolto il ricorso proposto dagli avvocati Antonella Marchese del foro di Patti e Giovanni Cicala del foro di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) annullando il sequestro del macchinario Covid presente all’interno del laboratorio di analisi di Alcamo effettuato il 9 ottobre scorso dai carabinieri del Nas di Palermo. Accogliendo la tesi difensiva dei legali, il Tribunale per il Riesame ha totalmente ribaltato la decisione con cui, con il decreto del 13 ottobre, il gip del Tribunale di Trapani aveva convalidato il sequestro preventivo eseguito dai carabinieri.

Il Tribunale del Riesame ha accolto la tesi dei due legali, che avevano contestato quanto evidenziato nel verbale redatto dai Nas di Palermo laddove si affermava che la società fosse incorsa in gravi irregolarità nella processazione dei tamponi. Nessuna grave irregolarità, quindi, nella procedura di processazione dei tamponi Covid 19 da parte del macchinario del laboratorio della società consortile Koala: la società aveva processato circa 150 tamponi al giorno ed aveva costituito il punto di riferimento di numerose cliniche e case di cura (anche della provincia di Palermo) senza che, in esito all’esecuzione dei tamponi, fosse mai sorto un focolaio Covid 19 tra i pazienti delle cliniche ed anche tra il personale operante all’interno delle stesse.

Il Tribunale per il Riesame di Trapani ha dato atto che, così come sostenuto dai legali, le risultanze degli elaborati “Veq”, la cui interpretazione errata aveva dato luogo al provvedimento di sequestro, non avrebbero potuto essere considerate indicative di errato funzionamento del macchinario per cui, al contrario, non è ravvisabile alcuna irregolarità che potesse giustificare il disposto sequestro.

Anche l’ipotesi della frode pubblica, configurata per avere praticato il prezzo di 100 euro a tampone invece del prezzo di  50 euro indicato dal dipartimento regionale per le Attività sanitarie e Osservatorio epidemiologico nella misura di 50 euro è stata fermamente esclusa dal Tribunale accogliendo anche questa ulteriore tesi degli avvocati Antonella Marchese e Giovanni Cicala, riconoscendo che detta indicazione di prezzo (50 euro a tampone) attiene solo al rapporto tra i laboratori e la Regione Siciliana.

L’indagine era scaturita dalla denuncia presentata da un paziente che aveva ritenuto eccessivo il prezzo di 90 euro per il tampone al quale si era sottoposto presso il laboratorio di Alcamo.

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