Mercoledì, 22 Settembre 2021
Cronaca

Soldi in cambio di voti, 16 condannati per corruzione: ci sono anche due ex parlamentari

Si tratta del processo nato dall'inchiesta Agorà per presunti illeciti in occasione delle elezioni comunali e regionali del 2012. L'indagine ha travolto politici, procacciatori di voti e anche esponenti di cosa nostra. Otto mesi sono stati inflitti a Nino Dina e Franco Mineo

Sedici condannati, tra loro ci sono anche due ex parlamentari regionali, su 22 imputati. Si è concluso così il processo nato dall'inchiesta Agorà del 2015 che ha portato alla luce presunti episodi di corruzione per le elezioni comunali e regionali del 2012. L'indagine ha travolto politici, procacciatori di voti e anche esponenti mafiosi. 

Oggi sono stati condannati a otto mesi gli ex deputati dell'Ars Nino Dina e Franco Mineo. Prima di loro è stato giudicato colpevole anche Roberto Clemente, che ha scelto il rito abbreviato.

I giudici hanno inflitto 10 anni e 10 mesi a Giuseppe Bevilacqua, personaggio centrale dell'indagine. Bevilacqua fallì per pochi voti l'elezione al Consiglio comunale ma, secondo l'accusa, avrebbe cercato di sfruttare i consensi ottenuti nella successiva campagna elettorale per le regionali. Una vera e propria compravendita. 

Voti in cambio di denaro, i pacchetti venivano "riciclati": 150 euro per 30 preferenze

Teresa Bevilacqua (sorella di Giuseppe) ha avuto una condanna a 4 anni e mezzo; Anna Brigida Ragusa dovrà scontare 4 anni e 5 mesi; Pietra Romano, 4 anni e 3 mesi; Giusto Chiaracane 4 anni e 2 mesi; Domenico Noto, Giuseppe Genna e Salvatore Ragusa, due anni e mezzo a testa. Condannato anche il boss Natale Giuseppe Gambino a un anno e quattro mesi, l'altro imputato Giuseppe Antonio Enea, si è visto condannare a un anno. Carmelo Carramusa, Salvatore Cavallaro, Onofrio Donzelli, Nino Dina, Vincenzo Di Trapani e Francesco Mineo, hanno avuto 8 mesi a testa. Gli assolti sono Pietro Cosenza, Enzo Fantauzzo, Salvatore Machì, Ferdinando Vitale, Salvatore Zago e Agostino Melodia.

Secondo la Procura, Giuseppe Bevilacqua avrebbe utilizzato per la sua campagna elettorale per le comunali 2012 anche i generi alimentari del "Banco opere di carità" all'insaputa dei volontari. Avrebbe regalato pacchi di pasta, ma in alcuni casi avrebbe preferito rivenderli a prezzi stracciati agli stessi poveri che ne avrebbero dovuto usufruire. Il parmigiano, invece, lo teneva per sè. Secondo l'inchiesta, condotta dalla Finanza, Bevilacqua avrebbe messo a disposizione di Dina, Mineo e Clemente i suoi pacchetti di voti, alle regionali del 2012, in cambio di finanziamenti per le proprie associazioni e incarichi a familiari. 

Dalle indagini è emerso poi che non sarebbero stati gli esponenti di Cosa nostra a cercare i politici, ma l'esatto contrario. Proprio Bevilacqua avrebbe cercato i "potenti" per capire quasi garanzie avrebbero potuto offrire. 


 

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