Bimba ricoverata dopo aver ingoiato hashish riapre gli occhi, migliorano le sue condizioni

Era arrivata al Buccheri La Ferla accompagnata dalla madre. "Aiutatemi, ha preso qualcosa da terra". I medici hanno ridotto il quantitativo di farmaci utilizzati per sedarla e l'hanno trasferita in Pediatria. Ascoltati genitori e parenti dalla polizia

(foto archivio)

Ha riaperto gli occhi, iniziando a mostrare i primi segni di ripresa e ha lasciato il reparto di Rianimazione per essere trasferita in quello di Pediatria. Migliorano le condizioni della bambina di 3 anni ricoverata negli scorsi giorni al Buccheri La Ferla dopo un malore improvviso. “Aiutatemi, ha ingoiato qualcosa era ora sta male”, aveva detto la mamma. Dai primi è emerso che la piccola avesse un’intossicazione dovuta alla presenza nel sangue di Thc, il principio attivo della cannabis.

Durante i controlli in ospedale la madre ha raccontato di aver visto la figlia raccogliere e ingoiare un involucro raccolto per strada vicino casa, nella zona di corso dei Mille. La sua versione dei fatti, però, non aveva convinto l’equipe medica che ha deciso di chiamare la polizia. Sul posto sono intervenuti due agenti in volante che hanno avviato le indagini ascoltando la mamma della piccola e uno zio, che sarebbe stato presente nel momento in cui la bambina si era sentita male.

Le indagini sono quindi passate nelle mani dei colleghi della sezione Investigativa del commissariato Brancaccio, che hanno voluto sentire anche il padre della bambina, con precedenti per reati contro il patrimonio e che in passato ha avuto problemi con la droga. L’unica certezza sembrerebbe riguardare la natura del contenuto dell’involucro ingoiato dalla piccola che, con ogni probabilità, conteneva una piccola quantità di hashish.

In un primo momento i medici avevano deciso di sedare la bambina a causa delle sue condizioni cliniche, ma in ventiquattr’ore i valori della sostanza riscontrati nel sangue si sono abbassati facendo rientrare l’allarme. Nonostante ciò resterà sotto stretta osservazione almeno per le prossime 48 ore. Non appena gli investigatori avranno un quadro più chiaro, d’accordo con la Procura, si valuterà se coinvolgere o meno gli assistenti sociali.

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