Mercoledì, 17 Luglio 2024
Cronaca

Dalla cattura del superboss alla droga, De Lucia: "Un uomo delle istituzioni che la compra diventa ricattabile"

Così il procuratore ascoltato insieme all'aggiunto Paolo Guido dalla Commissione regionale antimafia. Tanti i temi trattati durante l'audizione, dalla detenzione al 41 bis alle intercettazioni: "Sono uno strumento fondamentale per studiare i programmi dei boss, ma serve un quadro normativo chiaro"

Ha parlato del boss Matteo Messina Denaro, definito un uomo “carismatico” che però “non è mai stato a capo di Cosa nostra”, delle intercettazioni, del regime di “carcere duro” e, pur non facendo il nome dell’ex presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè, dello spaccio di droga. “Il mercato della cocaina è chiaramente illecito, chi acquista deve mettere in conto un contatto, seppur indiretto, con le mafie”. A dirlo il procuratore di Palermo Maurizio De Lucia che è strato audito con l’aggiunto Paolo Guido, con cui ha coordinato le indagini per la cattura della “primula rossa”, dai componenti della Commission regionale antimafia.

"Chi acquista droga rischia di essere ricattabile"

Quella fatta dal procuratore De Lucia sul mondo dello spaccio di droga era una riflessione di carattere generale. Inequivocabile però, in risposta a una domanda del deputato del Pd Giuseppe Provenzano, il riferimento all’inchiesta che ha portato all’arresto dello chef di Villa Zito, Mario Di Ferro, finito in manette per aver venduto droga. Tra i clienti, come poi ammesso davanti ai magistrati, anche Gianfranco Micciché (che non risulta comunque indagato). “Chi acquista rischia di essere ricattabile e questo può essere un problema per un uomo delle istituzioni. Non è comunque una valutazione che noi magistrati non facciamo, noi dobbiamo fare processi”.

Intercettazioni: "Fondamentali per capire i programmi dei boss"

Prima di passare ad altri temi il procuratore capo di Palermo ha continuato ad affrontare il tema della droga come una “piaga diffusa in tutta” in relazione alla quale “la popolazione e dalla nostra parte. Non c'è alcun giudizio morale. Noi quando costruiamo l'imputazione - afferma il magistrato - abbiamo il dovere di consentire all'indagato di conoscere gli estremi delle accuse a suo carico. Per cui se accuso tizio di aver venduto a caio, devo dire chi era caio e dare le indicazioni per dimostrare che la cessione è avvenuta”. Una questione che ha fornito un assist anche per il tema delle intercettazioni, fondamentali nella lotta alla mafia. “Sono talmente importanti che non posso immaginare una riforma in senso limitativo. Serve però un quadro normativo chiaro. Intercettare le comunicazioni rimane lo strumento principale per capire i programmi dei boss e le loro iniziative”.

"Mi inchino al Parlamento, ma devo dire come stanno le cose"

Diverso invece il discorso per le cosiddette intercettazioni a strascico definite deleterie da De Lucia: “Devono essere censurate. Non si intercetta per vedere cosa succede. E' una questione deleteria. Va richiamata la funzione del controllo del giudice per le indagini preliminari che deve autorizzare l'uso delle intercettazioni. Nel mio ufficio non esiste parvenza di questo istituto”. Fatta questa premessa il procuratore ha poi aggiunto: "Io mi inchino al Parlamento ma quando veniamo consultati come tecnici nelle varie audizioni ho il dovere di dire le cose in maniera assolutamente laica e concreta, altrimenti non daremmo nessun contributo alla vostra capacita di decidere”. E il trojan? “Che sia uno strumento davvero invasivo è innegabile ed è per questo che va fatto un attento bilanciamento di interessi ma ciò, a mio avviso, vuole dire che serve ad esempio un maggior controllo del gip sulle autorizzazione all'uso, o sulle proroghe che devono essere ben motivate, ma certo non comporta la rinuncia”.

Abuso d'ufficio e concorso esterno

Altri i temi caldi affrontati nel corso dell’audizione in Commissione antimafia, dall’abolizione dell’abuso d'ufficio a quello del concorso esterno. "Al di là dei vincoli europei, si crea un vulnus a un sistema. Le nostre perplessità sull'abolizione dell'abuso d'ufficio sono molto forti. Lo strumento del concorso esterno in associazione mafiosa, siccome è oggettivamente delicato, può essere oggetto di una riflessione. Ad esempio, al giorno d'oggi c'è una giurisprudenza molto consolidata per alcune condotte che potrebbe essere normata con una modifica legislativa. Ma sul lato del 416 bis, nel senso di individuare ulteriori forme tipizzate di condotta che non è più di concorso esterno ma di vera e propria consumazione del reato come previsto dalla norma. In ogni caso mi pare difficile immaginare di non ricorrere più a uno strumento che esiste dal 1930. Non solo si è rivelato uno strumento utile - continua De Lucia - quindi noi possiamo rivisitare l'area di applicazione ma solo individuando delle fattispecie ulteriormente tipizzate dal punto di vista della legge penale. Immaginare altre forme di riesame del concorso esterno o abolizione dell'istituto tout court mi pare davvero davvero difficile”.

"Messina Denaro? Mai stato il capo di Cosa nostra"

Parte dell’audizione è stata dedicata all’inchiesta che, a gennaio scorso, ha portato alla cattura di Matteo Messina Denaro. Su di lui De Lucia ha detto: “Non è mai stato il capo di Cosa nostra, non lo abbiamo mai detto. Perché non lo è di fatto, non ha mai governato l'organizzazione. Ma le regole di Cosa nostra vogliono che sia la Commissione di Palermo a nominarlo. Messina Denaro è stato il capo della provincia di Trapani - dice - e su Palermo ha svolto una funzione carismatica, essendo l'ultimo stragista libero. Un soggetto mitizzato". Sull’argomento è entrato anche il collega Paolo Guido: "Dopo la sua cattura è stato arrestato il suo medico di base accusato di avere gestito l'aspetto sanitario del boss. Il medico è risultato iscritto alla massoneria. E' un dato che ha dei profili inquietanti, ma altro è il coinvolgimento di tutto il contesto massonico. La provincia trapanese da sempre ha legami con la massoneria non certo per una questione di condivisone dei valori ma determinato dal fatto che quando queste associazioni si sono tradotte in centri di affari questo ha finito per essere luogo in cui Cosa nostra ha messo mani e piedi”.

Giustizia e collaborazione tra paesi

Sul fronte della collaborazione tra i paesi nelle indagini antimafia e sui migranti "a volte è difficile - ha proseguito De Lucia - avere risposte dal Regno Unito e dall'altro lato del Mediterraneo. A parte la Libia, che è nella situazione che sappiamo e dove c'è un trafficante di uomini nei cui confronti abbiamo ottenuto un mandato di cattura e che risulta latitante perché protetto dalle milizie, saremmo, ad esempio, interessati ad avere risposte dalla Tunisia per quanto riguarda le indagini collegate a Matteo Messina Denaro, ma per ora abbiamo avuto solo risposte formali. Abbiamo invece una collaborazione importante con la Svizzera in diverse inchieste. In questo senso è davvero cambiato l'approccio rispetto al passato”.

"Regime duro e 41 bis? Non è una tortura"

Nel corso dell’incontro si è parlato anche di carcere duro: “Il 41 bis - ha dichiarato il procuratore De Lucia - non va inteso come un provvedimento eterno ma che deve tenere conto sia del ravvedimento del sottoposto al carcere duro ma soprattutto della situazione esterna e non parlo di Cosa nostra. Questo regime si applica prevalentemente a condannati all'ergastolo che non hanno prospettive di tornare in libertà. Fermo restando l'assoluta validità del regime, va tarato Vanno assicurati spazi congrui ma il regime 41 bis per come viene raffigurato come forma di tortura è veramente lontano dalla realtà. Sono in una condizione carceraria peggiore soggetti ristretti in 5 o sei di etnie diverse in un carcere ordinario. Noi oggi se proponiamo il 41 bis per un soggetto siamo in grado di vederlo ristretto al carcere duro senza lunghe attese”. (Fonte: Adnkronos)

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