Corruzione sui fondi Ue, le intercettazioni: "Quel funzionario è un santo in paradiso"

Gli imprenditori Giovanni e Francesco Di Liberto, arrestati oggi nell'ambito del blitz della guardia di finanza, sapevano di poter contare su Filippo Cangialosi, attualmente in servizio al dipartimento Agricoltura della Regione: è uno dei retroscena emersi nella vicenda

Gli imprenditori Giovanni e Francesco Di Liberto, arrestati oggi nell'ambito del blitz della guardia di finanza di Palermo che ha portato all'esecuzione di 24 misure cautelari, svelando una vera e propria organizzazione in grado di appropriarsi illecitamente dei fondi pubblici grazie alla complicità di funzionari pubblici infedeli, sapevano di poter contare su Filippo Cangialosi, ex funzionario istruttore dell'Ipa di Palermo, attualmente in servizio al dipartimento Agricoltura della Regione siciliana. Un "santo in Paradiso" lo definivano non sapendo di essere intercettati. Era proprio grazie a lui che i loro progetti potevano contare su una corsia preferenziale negli uffici dell'Ispettorato. Per lui è stata disposta la custodia cautelare in carcere.

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"Cangialosi, abusando del ruolo e della funzione, forniva informazioni in merito alle pratiche di finanziamento presentate e, soprattutto, in merito a programmati controlli da parte della pubblica amministrazione", scrive il gip nell'ordinanza, sottolineando anche il suo ruolo di socio occulto dello studio tecnico Puccio di Marineo. Lo stesso che aveva assistito dal punto di vista tecnico i fratelli Di Liberto nella predisposizione della documentazione, secondo l'accusa risultata falsa, necessaria per ottenere i finanziamenti pubblici. Non sapendo di essere intercettati i due imprenditori l'8 giugno del 2017 conversano in auto e discutono proprio delle questioni legate a una pratica di finanziamento.

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Francesco Di Liberto, in particolare, spiegava che senza l'intervento dì Cangialosi, i tecnici dello studio Puccio da soli non sarebbero stati in grado di portare 'avanti un progetto'. "Se non avessero un santo in Paradiso... ma appena l'avrò a tiro, a chistu (a questo, ndr) a Filippo (Cangialosi, ndr)... l'aiu a battiari (lo devo battezzare, ndr), glielo devo dire... gli devo dire: c'è uno studio che non vale una minchia". "In effetti, le attività di indagine consentivano di verificare come l'apporto di Cangialosi - annota il gip nell'ordinanza - fosse stato determinante per il buon esito delle pratiche di fìnanziamento pubblico delle società dei fratelli Di Liberto".

L'indagato non solo aveva fornito "indispensabili informazioni (tra cui quella relativa all'avvio di un'attività ispettiva da parte della Guardia di finanza), ma si era ingerito nella attività dei colleghi dell'Ipa di Palermo che, materialmente, si stavano occupando dell'istruttoria e dei controlli volti a verificare la corretta realizzazione dei programma di investimento", si legge nell'ordinanza.

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Fonte: Adnkronos

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