Truffa sui fondi europei per agricoltura e turismo: 24 arresti tra dipendenti pubblici e imprenditori

Bufera sull'Ispettorato provinciale e sul dipartimento regionale all'Agricoltura. Ai domiciliari anche l'ex sindaco di San Cipirello Vincenzo Geluso, oggi nell'ufficio di gabinetto dell'assessore Bandiera. Tra le figure di rilievo quelle dei fratelli Francesco e Giovanni Salvatore Di Liberto

L'incontro fra i due indagati in un ufficio regionale

Una truffa realizzata da una “consorteria criminale” per ottenere finanziamenti pubblici nel campo dell’agricoltura relativi al Programma di sviluppo rurale Sicilia per gli anni 2007/2013 e 2014/2020 che ruotano intorno all’Ipa, l’ispettorato provinciale dell’Agricoltura della Regione. Dirigenti e funzionari pubblici, imprenditori e intermediari, tecnici e prestanome e anche un ex sindaco che - stando a quanto ricostruito dalla guardia di finanza - avrebbero fatto carte false per mettere le mani su milioni di euro di fondi europei. Sequestrate in via preventiva 14 imprese, tre delle quali con sede in Ungheria, Austria e Romania per un valore di circa 24 milioni di euro. Sotto sequestro disponibilità finanziarie, beni mobili e immobili per un valore complessivo di 12,5 milioni di euro, ovvero pari all’ammontare dei contributi pubblici che sarebbero stati percepiti indebitamente. Bloccata per tempo l’erogazione di 3,5 milioni sotto forma di contributi indebiti.

"Nelle mani mi dovevo mettere 10 mila euro" | VIDEO

Le misure cautelari

Con l’operazione del Nucleo di polizia economico finanziaria di Palermo denominata “Gulasch-Amici” i militari hanno eseguito un’ordinanza del gip di Palermo che ha disposto 24 misure cautelari. A finire in carcere nella notte i fratelli Francesco e Giovanni Salvatore Di Liberto, di 44 e 41 anni, l’ex funzionario dell’Ipa ora in servizio al dipartimento regionale dell’agricoltura Filippo Cangialosi (54) e l’amministratore unico della Meatech GmbH Paolo Giarrusso (54). Ai domiciliari l’ex sindaco di San Cipirello Vincenzo Geluso (49 anni), ora componente dell’Ufficio di gabinetto dell’assessore regionale all’Agricoltura Edy Bandiera, Antonino Cosimo D’Amico (56), già ispettore capo dell’Ipa di Palermo e attualmente dirigente del dipartimento regionale all’Agricoltura e Ciro Maurizio Di Liberto (47) tecnico progettista della Di Liberto srl (fratello di Giovanni Salvatore e Francesco).

La lista continua con Nunzia Salvina Pipitone (37), prestanome nonché moglie di Giovanni Salvatore Di Liberto, Roberto Percival (61), intermediario all’estero dei fratelli Di Liberto, Marco Iuculano (49), rappresentante legale della Lpb soc. coop, Giovanni Calì (62), attuale rappresentate legale della General Tec soc. coop., Giuseppe Guttadauro (51), avvocato e imprenditore agricolo, Alessandro Mocciari Li Destri (47), imprenditore agricolo, Giuseppe Taravella (60), già legale rappresentante del Consorzio agrario di Palermo scarl e poi in servizio presso l’Ispettorato dell’agricoltura di Palermo e gli ingegneri di Marineo Riccardo Puccio (42) e Francesco Sclafani (71). Obbligo di dimora nel comune di residenza e di presentazione alla polizia giudiziaria per Lillì Napoli (60) e Maria Luisa Virga (52), dirigenti dell’Ipa di Palermo, Gaetano Ales (53), funzionario dello stesso ente, Salvatore Picardo (58), responsabile dell’area 4 tecnica - Suap del comune di San Cipirello, Ciro Spinella (65), agronomo di Marineo, Girolamo Lo Cascio (49), già rappresentante legale della General Tec soc. coop., Alessandro Russo (41), tecnico progettista della Di Liberto srl e Maria Concetta Catalano (62), dirigente dell’Ufficio intercomunale dell’agricoltura “Basse Madonie”.

Le accuse

Le accuse per tutti loro sono, a vario tipo, quelle di associazione per delinquere, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, falsità materiale e ideologica in atto pubblico, rivelazione di segreto d’ufficio, soppressione e occultamento di atti pubblici.

Il cuore delle indagini

“Le indagini dei finanzieri del Gruppo tutela spesa pubblica - si legge in una nota - sono concentrate sull’iter di concessione di finanziamenti pubblici in agricoltura nell’ambito dei Piano sviluppo rurale (Psr) Sicilia 2007/2013 e 2014/2020 che ruotano intorno all’Ipa della Regione Siciliana, l'ente deputato alla valutazione dell’ammissibilità delle istanze presentate per ottenere le pubbliche provvidenze, di origine europea e nazionale”. Da qui il lavoro degli investigatori si è diviso in due, per fare luce su alcuni casi sospetti di percezione indebita di rilevanti finanziamenti pubblici e chiarire il ruolo dei funzionari pubblici deputati al controllo dei requisiti e all’attribuzione dei punteggi per l’ammissione al contributo delle domande di finanziamento. “Nell’ambito del primo filone investigativo - prosegue la nota - sono state approfondite le domande di finanziamento a valere sulle misure 121 e 123 del Psr Sicilia 2007/2013 per un valore di circa 10 milioni di euro percepiti nel periodo 2012-2018 da due società riconducibili direttamente o indirettamente ai fratelli Di Liberto di Belmonte Mezzagno”. Una era proprio la Di Liberto srl, impegnata con un finanziamento da 6 milioni di euro nell’ammodernamento dell’azienda agricola e per la realizzazione di un mattatoio a Ciminna, l’altra invece era la Lpb Soc. Coop, destinataria di 4 milioni di euro per la realizzazione di un complesso agroindustriale a Monreale.

Costi gonfiati e fatture false

Grazie a intercettazioni telefoniche, appostamenti e pedinamenti i finanzieri avrebbero accertato l’esistenza di una “consorteria criminale ideata, promossa e diretta dai fratelli Di Liberto, finalizzata all’ottenimento illecito di rilevanti finanziamenti pubblici concessi dalla Regione e alla perpetrazione di reati di falso, con la connivenza di alcuni professionisti e di Filippo Cangialosi, funzionario istruttore presso l’Ipa di Palermo. I fratelli Di Liberto, anche mediante fatture false, sono riusciti a incassare indebitamente non solo le erogazioni afferenti alle già citate domande di finanziamento, ma nel mese di dicembre 2019 anche la prima tranche di una terza domanda di finanziamento, presentata sempre a nome della Di Liberto srl a valere sulla misura 4.2 del Psr Sicilia 2014/2020 per un ammontare di circa 2,5 milioni di euro”. Le indagini avrebbero ricostruito i raggiri consistiti nell’aver documentato costi superiori a quelli effettivamente sostenuti attraverso false fatturazioni da parte di società italiane ed estere, utilizzato documentazione falsa di natura bancaria amministrativo-contabile e falsificato certificati dell’Asp di Palermo.

Una mano lava l'altra

Il secondo filone investigativo avrebbe consentito di accertare l’esistenza di un sistema clientelare che avrebbe favorito illegittimamente alcune domande di finanziamento che coinvolgerebbe pubblici ufficiali in servizio presso l’Ispettorato provinciale dell’agricoltura di Palermo. "I riscontri effettuati dalle fiamme gialle hanno consentito di accertare l’esistenza di molteplici cointeressenze tra i soggetti privati proponenti le domande di finanziamento e i dirigenti o funzionari dell’Ipa di Palermo, finalizzate all’illecito ottenimento di rilevanti finanziamenti pubblici concessi dalla Regione attraverso l’alterazione o addirittura la sostituzione dei documenti posti a supporto delle richieste”. In un caso sarebbe stato Taravella, funzionario dell’ente e già legale rappresentante del Consorzio agrario di Palermo scarl, a corrompere Cangialosi. E lo avrebbe fatto per evitare le sanzioni in relazione a quanto percepito indebitamente per alcune pratiche sul fondo Psr Sicilia 2007/2013 per le quali Cangialosi avrebbe attestato falsamente di aver svolto controlli concludendo la procedura, manco a dirlo, con esito positivo. “Quale corrispettivo per la propria infedeltà - si legge nella nota - Cangialosi otteneva da Taravella, in virtù del proprio ruolo, una corsia preferenziale per alcune domande di finanziamento presentate da soggetti di suo interesse”. Insomma come si suol dire: una mano lava l’altra.

Documenti falsi creati all'occorrenza e poi distrutti

In un altro caso il pubblico ufficiale a farsi corrompere sarebbe stato Antonino Cosimo D’Amico, all’epoca a capo dell’Ipa di Palermo. E a corromperlo tramite l’intercessione di Mocciaro Li Destri sarebbe stato Giuseppe Guttadauro per alcune domande d’aiuto sulla misura 4.1 del Prs Sicilia 2014/2020 per un totale di oltre 3,5 milioni di euro. “In particolare D’Amico - spiegano gli investigatori - è intervenuto sui membri delle commissioni di controllo affinché condizionassero in senso favorevole le valutazioni sulle istanze presentate dal Guttadauro producendo false attestazioni e distruggendo documenti compromettenti per poi sostituirli con documenti regolari. In cambio della sua opera criminosa, D’Amico otteneva la promessa da Guttadauro che il suo nominativo sarebbe stato preso in considerazione per il conferimento dell’incarico di capo di gabinetto dell’assessore regionale all’Agricoltura”. I membri della commissione Lillì Napoli e Maria Concetta Catalano rispondono dei delitti di falso e tentata truffa per il conseguimento di pubbliche erogazioni.

Le fiamme gialle, sotto il coordinamento della Procura, hanno passato sotto la lente una domanda di finanziamento da 159 mila euro, presentata nell’ambito della Misura 7.5 del Psr Sicilia 2014/2020 dal comune di San Cipirello per il progetto di riqualificazione dell’area a parcheggio su corso Trento e la realizzazione di un centro di informazione turistica. D’Amico, Cangialosi, Napoli, Ales, Picardo e l’ex sindaco Geluso - accusati a vario titolo di rivelazione di segreti d’ufficio, falso ideologico e materiale in atto pubblico, soppressione occultamento e distruzione di atto pubblico - avrebbero combinato un pasticcio: “In particolare - concludono dalla finanza - gli indagati alteravano atti pubblici veri allegati alla pratica di finanziamento già assunta in carico dall’Ipa di Palermo apponendovi delle date che non erano state indicate in sede di deposito, formando nuovi documenti essenziali mancanti che venivano inseriti nella pratica come se fossero presenti al momento del deposito”. Alla fine però “l’opera non è stata realizzata perché non risultava inserita dal comune nel programma triennale delle opere pubbliche”.

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Le aziende sequestrate

Ecco l’elenco completo: Di Liberto srl con sede in Belmonte Mezzagno, Lpb soc. coop. con sede in Marsala (Trapani), Sud allevamenti soc. coop. agricola con sede a Belmonte, Zoo coop società cooperativa arl con sede a Mezzojuso, Margi società cooperativa arl con sede in Ciminna, Ot Market Unipersonale srl con sede a Bolognetta, Società agricola mediterranea allevamenti arl con sede in Belmonte, Gr trasporti srl con sede a Belmonte, General tec soc. coop. con sede a Belmonte Mezzagno, ditta individuale Agrigroup di Belmonte, Meatech Gmbh con sede in Austria, Meatech Company Kft con sede in Ungheria, Sc Dilro livestock con sede in Romania.

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