Cronaca

LETTORI. Terrasini, il giardino della legalità perso tra erbacce e rovi

"Dopo l'inaugurazione in pompa magna di quello che doveva essere il simbolo della legalità, adesso il terreno è abbandonato a se stesso. Come verrà interpretato dai giovani questo messaggio?"

Il giardino della legalità pieno di erbacce

“Abbiamo voluto dare ai nostri ragazzi un messaggio di legalità forte e visibile alle nuove generazioni”. Le parole sono quelle del sindaco di Terrasini Massimo Cucinella, eletto in una lista civica, un passato in Forza Italia, ex capogruppo del partito berlusconiano in consiglio comunale.

Era il 24 maggio scorso, l’occasione era l’inaugurazione del “Giardino della Legalità” nell’ambito delle celebrazioni per il ventennale della strage di Capaci. Un’area della Villa a Mare di Terrasini dove gli alunni delle scuole – come riportano le cronache di allora – hanno piantumato esemplari di alberi carichi di significato simbolico per la storia della nostra isola come l’Arancio il Melograno, il Mandorlo, l’Ulivo, il Fico, il Nespolo.

La promozione della cultura della legalità. Sull’onda delle stragi del 1992-93 (Capaci e via D'Amelio, e poi gli attentati di Milano Firenze Roma) quando cominciò a essere forte la percezione di una minaccia al sistema democratico, lo Stato, tra i suoi interventi di contrasto alla criminalità organizzata, pensò di dare impulso alla promozione della cultura della legalità. E lo fece non solo attraverso moniti lanciati qua e là, ma attraverso veri e propri atti formali.

Come la Circolare n. 302 del Ministero della Pubblica Istruzione che nell’ottobre del 1993 introdusse l'Educazione alla Legalità, tesa a valorizzare la promozione della cultura democratica quale mezzo di contrasto a fenomeni antidemocratici come quello mafioso. E l’amministrazione comunale di Terrasini, grazie anche al patrocinio del Dipartimento della Gioventù della Presidenza del Consiglio dei Ministri che ha finanziato l’iniziativa, ha risposto positivamente spianando il terreno (è proprio il caso di dire) alla promozione della cultura della legalità coinvolgendo i ragazzi delle scuole in una iniziativa dal valore assai simbolico.

“La scuola ha mantenuto un ruolo sinergico con l’amministrazione attraverso il mantenimento di un dibattito sulla legalità che è rimasto al centro dell’attività didattica finalizzata alla realizzazione del progetto”, diceva invece l’assessore alla Pubblica Istruzione. Non è stato mantenuto invece quel giardino che, dopo l’inaugurazione in pompa magna, le parole di circostanza e la cinica propaganda, dopo appena tre mesi, è stato abbandonato a se stesso. Solo erbacce e rovi in quello che doveva essere un simbolo della legalità.

Simboli, appunto. Ma che per i giovani hanno un valore non indifferente. Chissà, vedendolo in quello stato, cosa penseranno quei ragazzi del loro giardino. Chissà come interpreteranno quel “messaggio di legalità forte e visibile alle nuove generazioni” di cui parlava il sindaco. Una cosa è certa: quando si parla di legalità facendo breccia nei cuori e nelle menti dei giovani, peccare di superficialità e approssimazione è da criminali.
 

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